Lo sterminio degli Italiani di Crimea


L’Associazione Regionale Pugliesi di Milano riprende ancora una volta l’iniziativa a favore degli Italiani, per lo più Pugliesi, di Crimea, a un anno circa da quella precedente  organizzata a Milano, dal 3 al 5 dicembre 2010, “Lo sterminio degli Italiani di Crimea: una tragedia attuale” che prevedeva l’allestimento di una mostra fotografica sulla nascita, sviluppo e deportazione della nostra comunità, una cerimonia civile con apposizione di corona floreale al cippo eretto al Parco della Memoria per ricordare le vittime dei gulag e un convegno di studio e testimonianza allo Spazio Oberdan. Infatti con il patrocinio della Vice Presidenza e Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano promuove alla Sala Affreschi di Palazzo Isimbardi,  il 21 gennaio 2012 alle ore 16,00 una cerimonia in memoria di questi nostri connazionali, dimenticati dalle Autorità sovietiche, ucraine e anche italiane, deportati il 29 gennaio 1942 nonché in solidarietà con i sopravvissuti e i discendenti, privati anche del riconoscimento dello status di deportati, al contrario di quanto ottenuto dalle altre popolazioni (la tedesca, la tatara, la greca, l’armena e la bulgara).

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8 risposte a Lo sterminio degli Italiani di Crimea

  1. carolemico ha detto:

    Ciao, certo che questa piattaaforma e quella che ospita il mio blog non vanno proprio d’accordo, lentezza esasperante per aprire e spesso vedo apparire il blog tutto smembrato.
    Certo che i russi hanno fatto quello che hanno fatto, quando li con loro c’era un politico italiano (grandissimo porco) che diceva loro prendete questo, quello e quell’altro (non lo dico io l’hanno detto i media).

  2. ceglieterrestre ha detto:

    In ogni guerra si muore, per me le guerre sono solo gestite dai potenti e gli innocenti poi li chiamano eroi. Odio le guerre e tutti i guerrafondai

  3. pino santoro ha detto:

    La rimozione dei ricordi scomodi lascia spazio ad altri errori nel percorso dell’uomo. Le persone vengono sostituite da numeri, di conseguenza la pietà lascia il posto all’indifferenza e la storia si ripete sempre uguale a se stessa. Quando l’umanità viene sacrificata ad un IO ingordo non ha mai pace.

  4. smemorato ha detto:

    Leggendo “L’Orda” di Gian Antonio Stella s’impara che gli italiani, “quando gli albanesi eravamo noi”, hanno subito di tutto; il pregiudizio, il razzismo e l’interesse economico cancellano il sentimento umano dalla faccia degli individui.

  5. pliniosenior ha detto:

    Io non conoscevo questa tragedia, analoga a tante altre della seconda guerra mondiale. Forse il motivo dell’intervenuta rimozione (di cui parla Pino Santoro) sta nel rifiuto di identificarsi con la guerra fascista. Ma il fascismo fa parte purtroppo della nostra storia, come pure appartengono a essa i deportati di Crimea che credo non fossero soldati volontari. Certamente ci fu anche del cinismo, come quando Togliatti (cui allude Carolemico) disse che le sofferenze dei nostri soldati sarebbero state il miglior antidoto contro il fascismo.

    • smemorato ha detto:

      Ho sempre cercato di frequentare “le chiese” usando le mie capacità di discernimento, cerco cioè di non cadere nelle trappole della “parte” (almeno ci provo).

  6. carolemico ha detto:

    Ciao. Ma io dico pero che quella gente prima di essere soldati sia che essi fossero fascisti o comunisti o che altro, erano uomini e come tali dovevano essere trattati, non è giusto trattare cosi nemmeno le bestie.

  7. smemorato ha detto:

    Si è svolta sabato , 21 gennaio 2012, nella Sala Affreschi di Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, la cerimonia in commemorazione della deportazione degli Italiani di Crimea, subìta il 29 gennaio 1942: “Italiani di Crimea, una tragedia attuale”. Sono oramai trascorsi 70 anni da quel tragico 29 gennaio del 1942, quando per volere di Stalin oltre duemila italiani da tempo residenti in Crimea furono arrestati e deportati in Kazakhstan. Erano i figli e i nipoti degli emigrati, soprattutto dalla Puglia, che in due ondate, negli anni ’30 e ’70 dell’Ottocento, si erano trasferiti in Crimea, ormai ben integrati nella società locale. Al termine di un viaggio della durata di due mesi per le vie di mare e di terra nei vagoni piombati, durante il quale morì la metà dei prigionieri, i deportati sopravvissuti furono rinchiusi nei campi di lavoro e abbandonati a se stessi. Pochissimi sopravvissero agli stenti e solo alcuni fortunati poterono ritornare in Crimea durante il regime di Krushev. Nel frattempo tutte le loro proprietà, compresa la terra acquistata nel cimitero, erano state confiscate. A distanza di 70 anni da quei fatti, le Autorità Ucraine non hanno ancora riconosciuto la deportazione della comunità italiana, né sul piano storico né su quello giuridico, a differenza di quanto avvenuto per le altre comunità nazionali coinvolte (tartara, tedesca, greca, armena, bulgara). Mentre le Istituzioni Italiane non sono finora riuscite a far riconoscere lo status di comunità deportata e a concedere, per quanto di loro competenza, la cittadinanza ai sopravvissuti e ai discendenti dei deportati, una comunità oramai ridotta a 300 componenti. Questi argomenti storici e soprattutto le implicazioni sociali che si riflettono negativamente sulla comunità italiana superstite sono stati al centro del contributo scritto del Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano, Novo Umberto Maerna, assente per impegni istituzionali sopraggiunti e non programmati, e degli interventi del Presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, Dino Abbascià, a cui sono seguite le riflessioni amare, ma risolute nell’esprimere solidarietà e impegno a favore della comunità di Crimea, di Giulio Vignoli dell’Università di Genova, di Francesca Gori presidente di Memorial Italia, di Tito Manlio Altomare, giornalista Rai, di Francesco Pergolo, figlio di profughi e parente di deportati e fucilati, e del sindaco di Bisceglie Francesco Spina. Molte le testimonianze e le prove di affetto espresse dai numerosi rappresentanti delle Associazioni intervenute e in particolare, toccante, quella di don Canetta, che per quasi vent’anni ha svolto la sua missione di fede e di cultura in Kazakhstan. Fra le adesioni e gli attestati di riconoscimento delle Autorità Italiane, fra cui quelle del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio, significativa è stata la missiva inviata dal Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, in cui si ribadisce l’impegno per la nostra comunità, anche con la conferma dell’istituzione di borse di studio in Italia a favore delle giovani generazioni. Ma l’emozione ha pervaso i presenti quando sono state lette alcune testimonianze dei deportati nei campi di lavoro sovietici, accompagnate dal video tratto dal documentario “Puglia oltre il Mediterraneo” di Tito Manlio Altomare. Ma ancor più quando una telefonata con la Crimea ha riportato in sala la viva voce, veramente e profondamente commossa, di Giulia Giacchetta Boico, presidente dell’Associazione “Il Cerchio” degli italiani di Crimea. In conclusione è stata scoperta la riproduzione della stele commemorativa bilingue, con il bassorilievo opera dello scultore Antonio Sodo, che verrà installata sulla banchina del porto o in altro luogo significativo della città di Kerč, la città dove risiedeva la più grande comunità italiana in Crimea e da dove prese avvio la deportazione.

    Una delegazione dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano parteciperà alla cerimonia che si svolgerà a Kerč il 29 gennaio prossimo.

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