eppur si muove


La gravità della crisi impone «un cambiamento nella politica economica del Governo» che, dopo il rigore della manovra di dicembre, «è chiamato ora a mettere in atto politiche che favoriscano la crescita, il lavoro, l’equità sociale e fiscale». Un pressing firmato Cgil, Cisl e Uil, che hanno riunito le segreterie unitarie per la prima volta dopo più di tre anni (da maggio 2008), e hanno condiviso il documento base su cui chiedono un confronto ampio. Con prime proposte dettagliate su riforma del lavoro, pensioni, liberalizzazioni. Insistendo per una riforma fiscale. E senza lasciare spazi al nodo dell’articolo 18. (leggi tutto se vuoi)

Che sia questo l’incipit per un cambiamento che faccia giustizia e che non permetta che si continui a: “vedere cortei con striscioni e sentire i politici che se ne dissociano.” Ho voluto usare le parole dell’amico Pietro Santo che ha una passione civile vivace ed espessioni incisive, per condividere questa notizia di speranza per un cambiamento e per una giusta difesa di diritti conquistati con sudore e sacrificio. Se l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, occorre semplicemente dimostrarlo con i fatti che attendiamo dal governo. Fatti non parole, ne abbiamo sentite troppe di parole!

immagine descritta in didascalia

Informazioni su smemorato

senza nulla a pretendere
Questa voce è stata pubblicata in economia, politica e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a eppur si muove

  1. pliniosenior ha detto:

    Le sole liberalizzazioni non penso rilanceranno l’economia. Occorrerebbe qualche idea nuova. Se non fossimo imbrigliati da certi schemi e regole a livello europeo e soprattutto dal debito pubblico, si potrebbe ripensare all’intervento dello stato nell’economia senza, però, gli errori del passato.

    • smemorato ha detto:

      Occorre creare lavoro, distogliendo i capitali dalla finanza speculativa a favore di interventi produttivi, il premier Monti ha fatto, nel suo discorso di fine anno, un accenno a provvedimenti per invogliare questo storno, ma al momento, salvo sviste, non si è ancora concretizzato nulla. Hai ragione sul fatto che la nostra vera disgrazia è il debito pubblico, enorme, ma anche eccessivamente enfatizzato dai “mercati” poco spontanei.

      • pliniosenior ha detto:

        Sono d’accordo sullo storno di cui scrivi, ma il mio dubbio è sulla capacità, volontà e convenienza delle imprese italiane a investire in patria.

  2. Personalmente non ho dubbi sulla capacità, volontà e convenienza di cui sopra. Io ho dei seri dubbi sulla identificazione delle imprese e sopratutto sulla loro italianità.
    “Impresa” è termine molto complesso e non è riferibile a quei parassiti dello Stato e della collettività che hanno dimenticato le loro origini eroiche per diventare gruppi finanziari, capaci ormai soltanto di “speculazione” e una lunga serie di nequizie al soldo delle finanze internazionali.
    Questo per me è la fiat del negriero magnaccia marchionno. E per me è morto. Nella sua scia (immagine attuale anche per chi non va per mare) si muovono i grossi gruppi industriali (?) che fanno capo alla signora Emma che parla bene e razzola male.
    Impresa italiana, nel pieno senso del sostantivo e dell’attributo che l’accompagna, si può considerare ormai soltanto chi mette a frutto il lavoro personale, della famiglia e dei collaboratori che si vivono del lavoro aziendale.
    Qui da noi io considero impresa quello che fa le mozzarelle, di mucca o di bufala, e le manda sulle tavole di tutta Italia. Oppure quel contadino siciliano che seleziona fichedindia e le distribuisce anche lui fin dove è possibile. O quei villani che curano un pistacchio eccezionale, o un pomodoro saporitissimo. Questa è l’impresa italiana. Se vogliamo possiamo aggiungere la pasta fresca, il vino e l’olio e le fiche maritate e il pane di Altamura.
    Quelli invece che smontano il “telaio” e l’intero calzaturificio, o le presse e le catene di assemblaggio degli elettrodomestici, questi non sono imprese ma semplici caporali. Venduti e traditori, aggiungerei, perché il mercato si globalizza in questo modo e non girano più le “qualità” caratteristiche nazionali, locali, ma il frutto delle decisioni dei signori delle finanze.
    Facciamo vivere l’impresa italiana almeno moralmente!
    Pietro Santo

    • smemorato ha detto:

      Ferdinando Innocenti nell’immediato dopoguerra diceva: “La nostra è un’azienda che non può avere lavoro, ma deve creare il lavoro.” Sto parlando del produttore della Lambretta che non aveva disdegnato, come moltissimi imprenditori italiani a collaborare con il regime fascista, quindi non si tratta di un verginello, ma la sua frase ha un senso di ricostruzione e di impresa che dovrebbe essere legge anche oggi che siamo nel pieno di una guerra economica; se vuole uscirne, chi è imprenditore e non approfittatore, imiti Innocenti.

  3. ceglieterrestre ha detto:

    Finché le banche nun se levano la cintura de castità er peggio deve arrivà. Bon lavoro cao Giacomo

  4. small ha detto:

    non si può sempre intraprendere usando i soldi degli altri

  5. Grazie per “l’amico”, caro Smemorato, ma sono ogni giorno più incazzato.
    Prova a dare uno sguardo sui quotidiani locali, per esempio qui a Brindisi. Per le prossime amministrative è come per la maggioranza che sostiene Monti, ci sono tutti. Fuori stanno quelli votati all’opposizione perpetua (anche questa redditizia se la si sa amministrare e dosare) oppure votati…al potere ma in prima persona, mezza sinistra. Allora nel listone trovi proprio tutti, al gran completo, PD, UDC, ex-forzaitalia, ex.craxiani impenitenti, ex-pri, ex-pli, lista in nome degli invalidi (solo in nome), compresi un nutrito gruppo di incappucciati delle costruzioni che comunque non è mai tutto dentro o fuori, ma piuttosto sopra a tutti, come un mastice che tutto tiene.
    Mi chiedo se posso ancora dirmi amico di qualcuno di questi e passare davanti allo specchio senza che mi venga voglia di lavarmi la faccia col mio stesso sputo. Se ti dicessi i nomi di questi galantuomini, anche tu che sei a mille chilometri, incominceresti a ridere e a piangere a dirotto!
    Proprio come a Roma.
    Qui mancano quei cialtroni vomitevoli dei leghisti per fortuna! Ma sarà una fortuna?
    Pietro Santo

    • smemorato ha detto:

      Lo so la malattia è grave, ma se non crediamo alla medicina dell’onestà intima e quotidiana applicata a noi stessi, non abbiamo veramente speranza; mi sono illuso che continuare a praticare l’onestà anche quella autolesionista possa servire. Per ora mi procura solo isolamento smemorante, ma chissà…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...