La moneta della discordia


In occasione del decimo anniversario dell’introduzione dell’euro, Giovanni Moro mira con il suo libro ad approfondire l’intreccio che intercorre tra la
moneta unica e la cittadinanza europea, intreccio da cui dipende il destino, anche economico, dell’Europa. Egli non si definisce un tifoso dell’euro, ma precisa che cosa è l’euro veramente e che cosa esso rappresenta. Introdurre un nuova moneta non è stata una operazione riguardante solo i governi e le banche, si è trattato di un cambiamento che ha investito ed investe tutti i cittadini. L’euro ha portato con sé nuove identità, relazioni, valori materiali e immateriali, simboli, modelli culturali e stili di vita, diritti e poteri, ha legato i cittadini europei in un unico destino, rafforzando la dimensione comunitaria.

Qualcuno (l’ex premier Silvio Berlusconi) mentre stava per rimettere il mandato ha dichiarato che l’euro “non ha convinto nessuno, come moneta”. Giovanni Moro non la pensa allo stesso modo: “Non è vero. I cittadini, ad esempio, li ha convinti: lo usano da 10 anni. Se non lo volessero più, sarebbe già sparito. L’euro è la seconda moneta, dopo il dollaro, sui mercati internazionali. I dati dicono che in Italia ha abbattuto i tassi di interesse e l’inflazione, ha favorito gli scambi commerciali e favorito le economie di Paesi che da soli non avrebbero retto al mercato globale. Persino la Germania, da sola, non ce l’avrebbe fatta”.

Però qualche problema c’è. I sondaggi mostrano che molte persone sono convinte che l’euro abbia portato più svantaggi che vantaggi. L’Autore precisa che: “Dopo l’introduzione dell’Euro c’è stato un aumento dell’inflazione percepita, che è diversa da quella reale perché si basa su un paniere legato a spese più immediate e tende a “cancellare” la memoria dei prezzi che sono diminuiti (ad esempio, per l’elettronica). L’inflazione percepita è importante, perché se si pensa che tutto sia aumentato si tende a consumare di meno. Anche per questo rinfocolare certi sentimenti popolari è negativo per il Paese e per i cittadini. L’euro è una moneta legata a un esperimento politico. Ma ci sta costringendo a superare alcune asimmetrie, come il fatto che l’Europa abbia il controllo della politica finanziaria, ma non di quella economica o fiscale. L’euro, ora che siamo sull’orlo dell’abisso, ci sta spingendo ad aumentare i fondi europei per gestire e prevenire le crisi, e a dare più poteri all’Ue sulla politica economica dei singoli Paesi”.

“Al di là del fatto che non è previsto un meccanismo per l’uscita dall’euro, se tornassimo alla lira, sarebbe un evento dalle conseguenze catastrofiche. Il valore della “nuova lira” crollerebbe subito, i patrimoni costruiti si svaluterebbero, con conseguenti fallimenti a catena di imprese e riduzione a carta straccia dei risparmi costruiti dalle famiglie. La UBS ha fatto il calcolo di quanto costerebbe, ai cittadini europei, l’uscita della Grecia dall’euro: 10 volte di più di quanto stiano costando ora i piani per tenerla nell’euro. Basti pensare che le banche dei principali Paesi europei hanno titoli greci per un valore di centinaia di miliardi di euro, e in caso di una uscita di Atene dall’eurozona fallirebbero”.

“L’altra faccia della moneta – spiega Moro – è costituita dagli aspetti culturali, sociali, politici, di economia quotidiana e di pratiche di cittadinanza. Ma nel dibattito pubblico, in Italia e in Europa, sull’euro e la crisi si tralasciano questi elementi perchè prevalgono gli elementi macroeconomici e di finanza globale. L’euro ha dato forma alla cittadinanza europea, ha creato un senso di appartenenza, di coesione. Ha dato materialità all’essere cittadini europei di quasi mezzo miliardo di persone. L’euro è l’unica lingua comune in un’unione che di lingue ne ha 22, è lo strumento comune che ci permette la libertà di movimento in Europa senza spese di cambio. L’identità dei cittadini europei oggi è fortemente legata alla libertà di movimento: basti pensare che nel 2010 il il 49% dei cittadini dell’eurozona è stato in un altro Paese dell’eurozona. Ecco perchè l’euro è il luogo in cui va a manifestarsi tale identità comune.”

“La moneta si fonda sulla fiducia, è un meccanismo magico. Ma richiede anche un impegno diretto degli stessi cittadini, tutti dobbiamo essere guardiani della moneta.”

La moneta della discordia
Giovani Moro con Lucia Mazzuca e Roberto Ranucci
The Cooper Files, Banda Larga, 2011

Giovanni Moro, figlio di Aldo Moro, sociologo politico e docente all’Università di Macerata. E’ presidente di Fondaca, organismo che si occupa di temi connessi alla cittadinanza.

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20 risposte a La moneta della discordia

  1. carolemico ha detto:

    Ciao, sarà come sia, ma sta di fatto che come me molti altri milioni di italiani quasi tutti i giorni maledicono l’euro, chi l’ho ha pensato e chi l’ha messo in giro. Un piccolo esempio, quando ancora andavamo avanti con la Santa Lira, io come stipendio prendevo quasi 3 milioni e mezzo (sembrano tanti vero?), mi sentivo non dico ricco, ma agiato si, io, con moglie e tre figli vivevamo abbastanza bene, a fine mese ci restava anche qualcosa, ora in pensione con 1500 euro al mese (si ho scritto 1500, unico reddito), non dico che mi sento un poveraccio ma poco ci manca, e mi ritengo ancora fortunato (ho avuto in eredità da mio padre una casa) perchè non ho da pagare l’affitto. Prima con 50 mila lire uscivi dal supermercato col carello della spesa pieno, oggi per comprare la stessa roba non bastano 100 euro (che dovrebbero corrispondere alle vecchie 200 mila lire), e ci sono altre migliaia di esempi.
    Morale una volta uno (non io) prima di andare a letto diceva le preghiere della sera, ora prima di andare a dormire maledice l’euro e chi la inventato.
    Dice, andare a visitare la zona euro, si, bello, ma con quali soldi?, come ti muovi poco poco ti bruci, altro che visitare la zona euro. Se le cose continuano ad andare cosi, sara un problema anche andare a visitare i paesi limitrofi, altro che zona euro. Solo uscire l’auto dal garage oramai è un lusso (anche qui, prima avevo una 1600 ora sono dovuto retrocedere su una 1000).
    Insomma per farla breve, viva la LIRA.

    • smemorato ha detto:

      Il tuo ragionamento fila, manca però la controprova. Se avessimo conservato la lira, come gli inglesi hanno conservato la sterlina e tu avessi a disposizione 3.000.000 di lire in luogo di 1.500 € di pensione il tuo potere d’acquisto sarebbe … più potente? Io credo di no, io credo che il precipizio al bordo del quale siamo piazzati oggi, ci avrebbe suoi ospiti da parecchi anni. In questi dieci anni abbiamo scampato ad un paio di crisi economiche, una delle quali, provocata dalla crisi dell’Argentina e dallo scandalo Parmalat, sarebbe bastata da sola a spazzare via la nostra liretta. Probabilmente l’esportazione dei nostri prodotti a buon ritmo sarebbe stata l’unica cosa che avremmo potuto ancora fare a costo di continue svalutazioni della lira. Poi la globalizzazione ci avrebbe strozzato, altro che delocalizzazioni, chiusura e basta dei poli produttivi. Saremmo affondati da soli, ora persino la grande Germania, persino gli USA che sono all’origine dei guai che ci affliggono, non hanno convenienza a che noi si affondi, forse sono ancora meglio 1.500 € di 3.000.000 di lire. Gli inglesi erano e si credono ancora una grande potenza economica e militare, ma credi che se la passino meglio di noi con la loro sterlina? E si sono digeriti pure la Signora Tatcher che ha affamato le classi medio basse inglesi ben prima dell’avvento dell’euro.

      • pliniosenior ha detto:

        Intanto la pensione, per quanto alta, è inferiore allo stipendio. Il minor potere di acquisto dell’euro rispetto alla lira è la conseguenza del mancato controllo dei prezzi nel 2002 e negli anni successivi quando industrie manifatturiere, commercianti e autonomi aumentarono i prezzi introducendo un fittizio rapporto di cambio di un euro per 1.000 Lire.

      • pliniosenior ha detto:

        Ognuno ricordi chi c’era al governo allora e individui le responsabilità. E’ stata probabilmente una scelta legata a interessi elettorali se si considera il prevalente orientamento politico dei beneficiari di quel cambio fittizio. Mi pare Panorama scrisse che il cambio corretto sarebbe dovuto essere di un euro per 1.500 lire e si mise a mezza strada tra le 1.000 lire adottate e le circa 2.000 lire ufficiali.

  2. Non ho mai fatto la ola per l’Euro, anzi ho da subito, dal primo momento della sua nascita, covato un cupo risentimento proprio a causa del cambio e degli arrotondamenti arbitrari applicati dai commercianti nel primo anno di vita della moneta nuova. Cambio e arrotondamenti ed equivalenze che hanno portato in quel fatidico primo anno al quasi raddoppio reale del prezzo dei beni di prima necessità e di alcuni servizi. Perfino l’automobile non è sfuggita a questo andazzo, raddoppiando di colpo il suo prezzo in un mercato divenuto continentale.
    Proprio qui c’è stato un primo piccolo recupero: l’Euro, nonostante tutti i suoi difetti ha fatto da biglietto d’ingresso in un grandissimo supermercato privo di dazi di privilegi e di protezionismi, In questo modo il piccolo Euro è tornato a valere, a volte, anche più delle vecchie 2000 lire ed il minuscolo centesimo molto più della dimenticata e non più coniata unità “LIRA”.
    Non faccio ancora salti di gioia e, però, non rimpiango i molto ingombranti oltre due milioni di lire che guadagnavamo io e mia moglie. Non li rimpiango e non farò nulla per riaverli.
    Una lotta dura invece voglio fare contro la speculazione di sempre, contro gli eterni e cangianti padroni dei capitali, contro i parassiti che azzerano il nostro sudore con un semplice schiocco del medio e del pollice, contro quei politici loro servi e traditori di chi li manda.
    I prezzi dei mezzi energetici sono perfino triplicati, grazie a questi scilipotipanizzidalemicasini che bivaccano irremovibili in Parlamento.
    E a quell’amico suggerisco di cambiare litania la sera per addormentarsi. Molto meglio la seguente
    maledetti montietremonti
    maledetto berlusconi
    maledetti bossimaroni
    maledetta polverini
    maledetti dalemianiveltronianiecasinisti
    maledetti quei coglioni di operai che han lasciato i dirigenti sindacali
    alla mercè di privilegi ed inganni padronali!
    maledetto berlusconi
    con le sue televisioni
    e maledetti gli imbecilli spettatori
    e i magnaccia mercenari conduttori!
    Gli venga a tutti un accidenti o almeno un forte mal di denti.
    Pietro Santo

  3. small ha detto:

    Per chiarezza ricordiamo che i tassi di cambio tra le prime undici divise nazionali aderenti all’euro furono determinati dal Consiglio europeo in base ai loro valori sul mercato al 31 dicembre 1998 in modo che un ECU (European Currency Unit, Unità di valuta europea) fosse pari a un euro. Essi non furono stabiliti in una data precedente a causa della composizione particolare dell’ECU, il quale era un’unità di conto che dipendeva da un paniere di valute comprendenti anche quelle che, come la sterlina britannica, non avrebbero fatto parte dell’euro. Si trattava di tassi di cambio determinati dal mercato. Fu introdotto per la prima volta nel 1999 (come unità di conto virtuale); la sua introduzione sotto forma di denaro contante avvenne per la prima volta nel 2002, in dodici degli allora quindici stati dell’Unione. Negli anni successivi la valuta è stata progressivamente adottata da altri stati membri, portando all’attuale situazione in cui diciassette dei ventisette stati UE (la cosiddetta Zona euro) riconoscono l’euro come propria valuta legale. All’Italia come al Belgio fu permesso di adottare subito l’euro anche in presenza di un rapporto debito/PIL largamente superiore al 60% (era uno dei parametri per entrare nell’euro). Fra i paesi che avevano chiesto l’adesione alla moneta unica sin dal suo esordio, la Grecia era l’unica che non rispettava nessuno dei criteri stabiliti; fu comunque ammessa due anni dopo, il 1º gennaio 2001, e l’introduzione fisica della nuova valuta nel paese avvenne contemporaneamente rispetto agli altri undici paesi, il 1º gennaio 2002.

  4. pliniosenior ha detto:

    Nei miei commenti ho usato impropriamente dei termini e pertanto il mio ragionamento va chiarito anche se forse si è capito lo stesso. Intanto quando scrivo “scelta legata a interessi elettorali” mi riferivo alla scelta di non controllare i prezzi e non al cambio. Inoltre sono cose diverse il conferirmento di denaro o di merce. Pertanto un rapporto di cambio 1 euro per mille lire sarebbe stato molto favorevole, mentre il commerciante che nel 2002 vendette merce del valore di 1.000 lire a 1 euro frodò il compratore.

  5. ceglieterrestre ha detto:

    Rega’ era mejo er bazzarro. Me sconfifferava sbarattà ‘n pollanca co ‘n fiaco d’ ojo, oppuro co’ ‘na forma ce cacio. ciao 😉

  6. ceglieterrestre ha detto:

    Scusa se ce so ‘n paro de sbaji, ma la fame m’ annebbia er ciarvello.
    ” ‘na pollanca co ‘n fiasco d’ojo, oppuro co ‘na forma de cacio”

    • smemorato ha detto:

      Tu scherzi, ma quando una moneta comincia a non funzionare, il baratto è dietro l’angolo… 😉
      E’ certo che il cambio di governo che avvenne in Italia all’epoca del cambio della moneta non fu una fortuna (almeno sulla carta); non abbiamo oggi la possibilità di giudicare se il governo che volle l’Euro in Italia sottoponendoci, peraltro, a una cura da cavallo per rientrare nei parametri (tranne uno come giustamente ha ricordato small), sarebbe stato in
      grado di salvaguardarlo dalla speculazione di tutti coloro (grosso modo) che oggi lottano contro le “privatizzazioni”. Bertinotti batti un colpo…

  7. carolemico ha detto:

    Ciao a tutti, volevo ricordare a Pietro Santo, che nel suo elenco dovrebbe aggiungere anche Prodi e in una certa misura anche Dalema, la colpa dell’introduzione dell’euro e anche loro.

    Certo Franca, mi sa tanto che se le cose continuano cosi andrà a finire che torneremo veramente al baratto.
    Forse, si stava meglio quando si stava peggio. Diceva mio nonno (buonanima) una volta su un tomolo (1 tomolo = 8.000 metri quadri) di terra ci mangaivano 10 persone, oggi su 10 tomoli di terra non ci mangia nemmeno una persona.

  8. ceglieterrestre ha detto:

    Io già lo faccio, quanno l’euri so finiti principio a barattà. ) ‘N caro saluto 😉

  9. smemorato ha detto:

    L’euro doveva evitare conflitti infraeuropei, dopo le due guerre del ’900, ma alla prova dei fatti e lasciato solo senza una politica veramente unitaria alle spalle, viene ora scosso pesantemente dalla crisi venuta dagli USA. Probabilmente oggi sono proprio gli USA che salvando se stessi potranno salvare l’euro.

  10. smemorato ha detto:

    Theory of a Deadcountry

    E’ una giornata uggiosa in una piccola cittadina, piove e le strade sono deserte.
    I tempi sono grami, tutti hanno debiti e vivono spartanamente.
    Un giorno arriva un turista tedesco e si ferma in un piccolo alberghetto.
    Dice al proprietario che vorrebbe vedere le camere e che forse si ferma per il pernottamento e mette sul bancone della ricezione una banconota da 100 euro come cauzione.
    Il proprietario gli consegna alcune chiavi per la visione delle camere.

    1. Quando il turista sale le scale, l’albergatore prende la banconota, corre dal suo vicino, il macellaio, e salda i suoi debiti.
    2. Il macellaio prende i 100 euro e corre dal contadino per pagare il suo debito.
    3. Il contadino prende i 100 euro e corre a pagare la fattura presso la Cooperativa agricola.
    4. Qui il responsabile prende i 100 euro e corre alla bettola e paga la fattura delle sue consumazioni.
    5. L’oste consegna la banconota ad una prostituta seduta al bancone del bar e salda così il suo debito per le prestazioni ricevute a credito.
    6. La prostituta corre con i 100 euro all’albergo e salda il conto per l’affitto della camera per lavorare.
    7. L’albergatore rimette i 100 euro sul bancone della ricezione.

    In quel momento il turista scende le scale, riprende i suoi soldi e se ne va dicendo che non gli piacciono le camere e lascia la città.

    – Nessuno ha prodotto qualcosa
    – Nessuno ha guadagnato qualcosa
    – Tutti hanno liquidato i propri debiti e guardano al futuro con maggiore ottimismo

    Ecco, ora conoscete con chiarezza il funzionamento del pacchetto di salvataggio UE!

  11. Sarebbe bastato avere un biglietto da cento euro molto tempo prima per evitare l’indebitamento generale.
    Sarebbe bastato per avere quel biglietto non lasciarlo uscire fuori dai confini del paese.
    Sarebbe bastato togliere il monopolio del credito e del controllo del denaro alle banche, magari demolendole.
    Sarebbe bastato chiudere in galera usurai e speculatori, politici corrotti e professori sgorrotti.
    Sarebbe bastato così poco, una incazzatura generale senza freni.
    Se necessario anche qualche ghigliottinata!
    Pietro Santo

    • smemorato ha detto:

      Sarebbe bastato che la McKinsey avesse allevato economisti come Keynes obsoleto, ma lungimirante e vero, invece di pescecani miopi ed economi falsi come un dollaro falso. Avremmo continuato ad usare il participio passato del verbo derivare senza paura di perdere le mutande. Quanti amministratori dei nostri soldi pubblici che non sapevano neanche cosa fosse il participio passato hanno pensato di conoscere l’alta finanza lasciando i buchi ai posteri che per ripiamarli devono pagare un parcheggio in centro fino a 3 € all’ora… e restare in una corsia di pronto soccorso ore interminabili e crudeli.

  12. Caro Smemorato
    non mi piace farti arrabbiare.
    Quei pescecani che tu dici non sono soltanto miopi, sono anche ingordi e disonesti, come i pubblici amministratori che hanno comprato i loro participi passati pensando che fossero uova da covare per avere poi le galline.
    Questi ultimi, poi, sono due volte disonesti (mentre i primi fanno solo il proprio mestiere di ladri, potevano fare, per dire, il padrone di fininvest oppure il manager della fiat, oppure il professore all’università!) perché per farsi derubare del denaro loro affidato prendevano più soldi dei promotori finanziari (che notoriamente prendono dal 2 al 3 per mille massimo).
    Della stessa risma quelli di CL che prendono tangenti milionarie su “Oil for food”, anche questi ci fregano due volte perché prendono soldi da noi e dai nostri beneficiati e, per far vedere l’intelligenza dei figli di Dio, diventano pure petrolieri.
    E la nostra vita è condensata in quel paradossale paragone che proponi:
    costa più parcheggiare l’auto in centro che parcheggiare un malato qualsiasi in una corsia di pronto soccorso.
    Ed è per questo che i malati ce li dimentichiamo, mentre dell’auto ce ne ricordiamo prima che arrivi la multa?
    Tuo
    Pietro Santo

    • smemorato ha detto:

      Pietro carissimo, non riesco ad arrabbiarmi neanche dei tuoi commenti arrabbiati assai… perchè dovrei farlo per questa condivisione o “convergenza parallela” (me l’ha fatta ricordare Gramellini questa vuota espressione veterodemo)?
      Buona sera!!!
      Giacomo

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