italians


Bossi insiste: Berlusconi ha paura è una mezza calzetta

«Berlusconi è un po’ una mezza calzetta, ha paura. C’è tutto un paese che vuole strozzare Monti, ma Silvio ha paura di mandarlo via». Umberto Bossi

***

Io sono italiano, ma l’Italia è mansionata da infami, ladri e barbari; gli enti e gli uffici mi hanno riempito di dolori e io ho affrontato la sorte menandomi all’avventura in quest’aperta campagna pure essendo grande invalido con un infortunio subito per difendere la mia Patria… La Patria! …Andai dal prefetto, non mi volevano ricevere, allora mi buttai a terra e mi coprii della bandiera tricolore e rotolandomi nel corridoio gridavo: – Mamma mia che puzza!, che marciume!, non si resiste …Rifacciamo la costituente, ricostituiamoci in piena regola da italiani, da estirpare i vari ceppi e farne carbone…. Il Maresciallo mi disse: “Così vai in galera” ed io risposi: – Chi se ne frega, più scuro della mezzanotte non puo’ essere quando io sto lottando l’oscurità dell’una e un quarto … Ora siamo nel secolo dei nobili ignoranti, pieni di beni e di vaste comodità usurpate ad un popolo balocco e scemo, ed io mi voglio distinguere innalzando la mia bandiera a lutto, essendo la bella Italia ricaduta nuovamente sotto il regime burocratico… Basta rubare, sarebbe ora di marciare sulla via dell’onore. Per me sarà meglio di ieri“.

Rocco Scotellaro

(…) italiani. Questa parola è diventata parte di un lessico dell’ostilità, mentre in apparenza è parola di unione, se non addirittura di fratellanza, secondo le parole dell’inno nazionale. Sempre più spesso la si pronuncia in contesti che le attribuiscono un sottinteso polemico: in un caso, per così dire, per eccesso e in un altro per difetto di “italianità”. C’è un partito che dal suo capo è stato definito “partito degli italiani”, con un’espressione che contiene un ossimoro: partito è per definizione una parte; italiani dovrebbe significare il tutto. Lo stesso soggetto, che è anche Presidente del Consiglio, non esita ad autoqualificarsi rappresentante degli italiani, nel loro insieme. Queste sono usurpazioni tollerate, anzi nemmeno percepite, come non significassero nulla. (…)

Gustavo Zagrebelsky
“Sulla lingua del tempo presente”
Giulio Einaudi Editore – Torino 2010

Sicuramente ho poca fantasia, ma ritorno sul tema della nostra nazionalità perchè lo trovo di un’attualità disarmante. Siamo in questi mesi sottoposti ad un’attenzione spasmodica da parte di tutto il mondo, in poco tempo sono avvenuti e si stanno verificando eventi veloci e strabilianti, talmente straordinari, per i ritmi a cui siamo abituati, che quasi non riusciamo a crederci.  Le reazioni sono scomposte e frenate da uno stato semi catalettico tipico del pugile che è stato appena suonato ben bene e non sa più come difendersi, è disorientato. Il contadino di Rocco Scotellaro aveva più lucidità e sapeva cosa chiedere e sopratutto cosa fare, noi siamo ancora in balia del partito degli italiani e in attesa del suo ritorno che pare ineluttabile.

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6 risposte a italians

  1. Quei due sono meno che compagni di merende, ridicoli componenti di una banda bassotti che tiene in pugno il paese. Vero quel che dice uno dei due bassotti: sono due mezze calzette che comandano un migliaio di eletti mercenari.
    Noi, gli italiani, abbiamo perso le palle. Se mai le abbiamo avute

    Pietro Santo

  2. carolemico ha detto:

    L’italiano, parecchi, manco li cani, parecchi di questi si ricordano della bandiera italiana solo quando la nazionale di calcio gioca con una squadra straniera.
    Negli Stati Uiniti, quando sentono l’inno nazionale si alzano in piedi, si levano persino il berretto e alcuni cantano addirittura l’inno. Loro sono orgogliosi di essere americani. In italia invece se sentono l’inno nazionale alla radio o in televisione si affrettano a cambiare canale, la metà della popolazione non lo conosce nemmeno l’inno nazionale. Dall’america copiamo solo le stupidaggini, ma le cose serie mai.
    Mi sembra che fù Mazzini a dire, abbiamo fatto l’Italia ora dobbiamo fare gli italiani, sono passati più di cento cinquantanni ma degli italiani come popolo unito e orgoglioso di essere italiano no ve ancora nessuna traccia.
    Roba da mettere la faccia nel Water e mentre tiri lo sciaquone cantare non son degno di te.
    Viva l’Italia.

  3. pliniosenior ha detto:

    Forse non abbiamo molta stima di noi stessi come nazione. Ciò è dovuto in parte alla nostra storia, ma anche nella storia degli altri ci sono molte cose negative. Adesso ci si è messo anche un settimanale tedesco che ha scritto: “gli italiani non sono una razza”. Grossa gaffe parlare di razza da parte dei tedeschi nel giorno della memoria!. Per fortuna che non ci ha definiti semplice espressione geografica. Comunque abbiamo effettivamente dei difetti che dovremmo correggere.
    Per quanto riguarda la possibilità di ricadere tra le braccia di Berlusconi, tutto dipende da noi e dalle capacità di alcuni partiti di offrire un’alternativa credibile.

  4. Ha ragione l’amico di San Michele: come aveva detto il “nobile” D’Azeglio, prima ancora di Porta Pia, “gli italiani sono ancora da fare”.
    Nel centocinquantenario io non mi faccio “fare” italiano, se non diciamo cos’è “italiano”, e preferisco restare cafone salentino, basta e avanza per un minimo di identità sociale. Come inno nazionale può bastare qualche “pizzica” o “taranta” oppure una marcia brigantesca della NCCP.
    Italiano? Cos’è essere italiano, forse fare il ministro tecnico dopo una strada tutta in pianura dalle elementari alla cattedra all’Università, tenere “quattro paghe per il lesso” come tanti manzoniani, citati più di un secolo addietro da Carducci e ancora terribilmente attuali in ogni anfratto della nostra comunità, sistemare i propri figli tutti manager milionari e poi far leggi per tenere i figli altrui alla mercè dei negrieri come l’amico marchionne o nel peggiore dei casi appesi alla speranza di fare il poliziotto per bastonare “sporchi manifestanti operai e studenti” o il soldato per “portare la pace e la libertà” a quei poveri fanatici del quarto e quinto mondo?
    Oppure italiano è fare il furbo, non pagare le tasse per pagarsi il suv e rovinare i marciapiedi delle città, non fare mai una fila come gli altri comuni mortali e vivere gioiosamente la propria consapevolezza di far parte di una “etnia” superiore?
    Può mai essere italiano pagare le tasse, fare il proprio lavoro come un impegno sociale, fare il proprio dovere sempre e comunque, rispettare le leggi per la loro divina trascendenza, amare la propria terra tappandosi il naso al fetore che ne emana?
    Italiano è credere alle favole che stanno raccontandoci sul debito pubblico, sul progresso attraverso il nucleare, sull’infallibilità della politica, sulla convenienza della globalità?
    Mi piacerebbe sapere qualcosa di più sui “caratteri” distintivi dell’italianità e sull’opportunità di sentirsi “italiani” più che “umani”.

    Pietro Santo

  5. smemorato ha detto:

    Io sono un cafone salentino, anzi delle ultime propaggini della Murgia brindisina, prestato proprio alla regione, il Piemonte, che molti conterranei considerano conquistatrice e usurpatrice. Un tragico destino? No, il semplice risultato di uno sfrido storico. Mi sento italiano perchè parlando la lingua di Dante e Manzoni, posso anche godere della lingua di Pietro Gatti e di quella di Piero Farassino. Non dimentico da dove vengo (smemorato si ma con giudizio!), ma non incolpo il Piemonte per aver dato lavoro e pane a mio padre prima e a me dopo. Siamo ancora arroccati intorno a un campanile? Può essere, ma ognuno di noi sa che non possiamo rinunciare all’Italia, nuovi italiani arrivano e sono arrivati in questi anni dal mondo, pensiamo a renderli liberi sul nostro suolo, impareremo insieme ad amare e rispettare l’Italia. Senza retorica e con realismo.

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