Una classe dirigente credibile, si crea e si rinnova se a un territorio (nel nostro caso il mezzogiorno d’Italia – uso questa antica espressione non a caso) viene concessa la possibilità di iniziare un percorso virtuoso. Purtroppo è dai tempi di Salvemini e Giustino Fortunato che si aspettano vere occasioni di crescita autonoma senza traini di chicchessia; le occasioni di crescita industriale che si conoscono sono state fallimentari e hanno seminato, seminano e semineranno morte tumorale, anche il località discoste come Ceglie Messapica. Nel frattempo la natura primigenia ha subito uno scempio irrecuperabile. Taranto e Brindisi dicono qualcosa a qualcuno? Il turismo è in mano ai magnati del nord se non addirittura stranieri, l’agricoltura ha conosciuto un recente sviluppo grazie allo sfruttamento di falde acquifere inquinate dal sale marino, quanto dureranno quelle ricche terre coltivate ad ortaggi?

CULTURA SALENTINA

«Ladri sono i galantuomini delle città, e primi i concittadini miei, e uccidendoli non fò loro che la giustizia che meritarono; se tutti i cafoni conoscessero il loro meglio non n’avrebbe a restare in vita puruno», così intorno al 1870 dichiarò al suo processo il brigante Donato Tortora. Una frase che nella sua violenza sottintende però una grande verità: l’indifferenza governativa di fronte all’indigenza delle masse popolari meridionali. Fu anche per questo stato di grande miseria il motivo della scelta popolare di unirsi in “brigate” per poi scagliarsi contro quei “ricchi proprietari” diventati ormai nell’immaginario collettivo l’alter ego del governo o, se non proprio, lo “stato” locale.

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4 risposte a

  1. smemorato ha detto:

    Una volta individuato il problema, occorre sempre trovare le soluzioni. Le migliori sono sempre quelle fatte in casa… sono sicuramente economiche. Occorre che le nuove generazioni abbiano la possibilità di riprendersi l’economia locale avvalendosi anche di una globalizzazione azzoppata.

  2. carolemico ha detto:

    Ciao, il brigantaggio è stata una truffa storica dei piemontesi, come si sa, chi scrive la storia sono sempre i vincitori, i cosiddetti briganti almeno all’inizio non erano altri che ex soldati dell’esercito borbonico ancora fedeli al loro re che continuavano a combattere contro i piemontesi invasori, poi come tutto, la cosa andò degenerando quando veri delinquenti si unirono alle bande originali, se i Borboni fossero riusciti a tornare al potere i briganti sarebbero diventati partigiani o addirittura eroi. Mi ricorda qualcosa di più vicino a noi, se i tedeschi e i fascisti avessero vinto la guerra, come sarebbero chiamati oggi i partigiani? invece che eroi.

  3. Pingback: Il brigantaggio visto dalla fiction | Il blog dei cegliesi nel mondo

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