Il brigantaggio visto dalla fiction


Dopo il post sul brigantaggio visto dal sud di qualche giorno fa, voglio insistere sull’argomento con una recensione di Rocco Biondi sulla recente fiction Rai incentrata sulla figura del brigante Carmine Crocco ,”Il generale dei briganti”:

Come c’era da aspettarsi il film televisivo “Il generale dei briganti”, andato in onda su Raiuno il 12 e 13 febbraio 2012, ha tradito le aspettative dei meridionali che vanno in cerca della loro storia, delle loro origini e delle motivazioni del loro essere attuale. E forse non poteva essere diversamente, tenuto conto di chi ha fatto il film e delle finalità che si prefiggeva. A fare il film non sono stati meridionali e la vera finalità è stata quella di fare spettacolo a buon mercato.
A dire il vero miei amici reali che non sono addentro alla vera storia del brigantaggio, ma vorrebbero conoscerla, l’impressione che hanno tratta dal film è stata positiva. Il brigantaggio non viene maltrattato. Anzi gli vien data una connotazione positiva e mitica. Crocco è un eroe positivo che lotta per le sue idee e per l’onore della sua famiglia.
Altri amici, ancora più digiuni della vera storia del brigantaggio, hanno veramente creduto che Crocco e i briganti abbiano lottato per l’unità d’Italia. Ovviamente niente di più lontano dal vero. (clicca per leggere tutto)
 
Condivido la recensione, sono un po’ più critico sulla buonafede di chi mistifica i fatti storici, si poteva fare una fiction di fantasia senza citare fatti e nomi storici. Educare le nuove generazioni con la menzogna è grave.
 
Intanto il diavoletto ci racconta che a circa sei km da Ceglie Messapica, direzione sud, si trova questa Chiesetta che fu fatta edificare i primi anni dell’800 da un certo Mac Donald. Stiamo parlando della masseria Cuoco. Il Sergente Romano passò da lì un giorno e … vedi un po’ cosa successe.

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senza nulla a pretendere
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8 risposte a Il brigantaggio visto dalla fiction

  1. Scusatemi per quello che credo d’aver capito.
    Crocco e Ninco Nanco non hanno lottato per la terra e per l’amnistia?
    E non hanno trovato né questa né quella.
    Questo è morto ammazzato (meglio per lui, piuttosto che dieci ergastoli) e quello è morto di vecchiaia in un carcere di massima sicurezza.
    Tanto ho capito dalla fiction che ho visto due volte perché mi addormento facilmente!
    Mi è sfuggita la mistificazione che avete denunciato nel post.
    Si capiva abbastanza chiaramente che, vuoi l’incolto e ferino Ninco Nanco vuoi il più “civile” Carmine Crocco (col proprio angelo custode materno), non hanno mai creduto totalmente alle promesse dei mazziniani e dei garibaldini, anche se a momenti l’amicizia (per Ninco Nanco) e il peso degli affetti per Carmine Crocco hanno avuto la meglio sulla diffidenza nei confronti della politica savoiarda.
    C’è forse qualcosa che mi sfugge? L’argomento mi piace….
    Pietro Santo

    • smemorato ha detto:

      Il mio giudizio negativo si riferisce alla fiction storica che spesso, troppo spesso si giova di invenzioni, di personaggi di contorno mai esistiti. Mi può andar bene la giustificazione degli addetti ai lavori che, ritengono necessarie queste aggiunte, per creare gli intrecci necessari allo sviluppo di uno specifico filmico destinato alla grande platea televisiva. Bene, sarebbe elegante dichiarare nettamente questo scopo. Troppo facile giovarsi di una figura controversa come quella di Carmine Crocco per descrivere un fenomeno che, nell’ambito delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, è giunto buon ultimo, addirittura fuori tempo massimo. Crocco ha avuto una biografia complicata. Si può affermare che è stato un fedele suddito borbonico, sottolineando la sua appartenenza all’esercito di soldato di Ferdinando II, dimenticando il fatto che fu arruolato contro la sua volontà e che finì la sua carriera militare con una condanna per aver ucciso un commilitone. E’ stato garibaldino, ma forse gli interessava più la promessa di amnistia. Se si desidera un paladino del legittimismo, eccolo alla conquista di Venosa a difesa delle bandiere borboniche. Forse è meglio considerarlo criminale comune, eccolo rappresentato nel pieno della sua attività di rapina ed estorsione. Avrei gradito che la fiction avesse avuto una postilla che ne precisasse l’intento di uncuriosire il grande pubblico su un argomento negletto. Qualcosa insomma che accontentasse quei quattro gatti che non si placano con i semplici romanzi. Magari si sarebbe potuto chiarire che i briganti, non i banditi, furono usati prima e buttati dopo come un fazzoletto di carta con cui ci si è puliti il naso schifandose subito dopo. Dalla fiction traspare che l’incolto e il civile non sono incantati e incatenati dalle chiacchiere di chi li ha strumentalizzati, ma in fondo noi spettatori non abbiamo subito lo stesso tentativo d’incantamento? Siamo stati tutti in grado di resistere? Tutti quelli in cui si è accesa la luce della curiosità sul brigantaggio grazie alla fiction, saranno in grado di approfondire con mezzi propri?

  2. Pietro Palmisano ha detto:

    A Potenza, nel Parco della Grancia raccontano una bellissima “La storia bandita”.
    Pietro Santo

    • smemorato ha detto:

      GRANCIA
      Il grande Cinespettacolo
      “La storia bandita”

      All’interno del parco della Grancia, nel cuore della Basilicata, da luglio a settembre, tutti i sabati e le domeniche, va in scena il grande Cinespettacolo La storia bandita.

      Si tratta dell’avventura del popolo lucano, raccontata in uno straordinario scenario naturale, tra le minacciose pareti montuose del parco e l’ombra del Castello di Brindisi di Montagna.

      La storia bandita, interpretata da 450 comparse, cavalieri, danzatori, narra le gesta dei lucani per la libertà nelle insorgenze del 1799 e del 1861. Tra le voci dei narratori ritroviamo quelle di Michele Placido e Lina Sastri.

      Numerosi sono gli effetti speciali utilizzati per rendere più avvincente e realistico lo spettacolo: 12 sorgenti di suono distribuite sull’intera scena, fuochi, schermo d’acqua per filmati ed immagini proiettate sulle rocce.

  3. “E intorno a noi il timore e la complicità di un popolo. Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo. Calpestati, come l’erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone. Non è parola vana ed astratta. È dire senza timore, è mio, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall’anima. È vivere di ciò che si ama. Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato, e così sempre sarà…”.
    (Carmine Crocco, dal Cinespettacolo “La Storia Bandita”, Parco della Grancia)

    • smemorato ha detto:

      Si, uomo resistente alle strumentazioni Carmine, non ha voluto padroni, ma immagino le sofferenze dell’essere fuori…

      “Sono giorni di fatica e di batticuore quelli del bandito. Quando latrano ì cani pastorini e squilla la tromba della guardia civica bisogna alzare il tacco. Una banda di sette uomini ha turni di guardia molto frequenti e leva il campo di fortuna in un batter d’occhio. Si getta erba bagnata e terriccio sui tizzoni dove si sono arrostite due patate, un passero, se va bene una gallina, e si fugge verso il cuore degli intrichi, tra le canne e gli acquitrini, a cavallo chi ne ha uno, a piedi gli altri, con la tromba, i comandi, le schioppettate nelle orecchie, la morte dietro la nuca. Nelle ore di riposo si disegnano per terra agguati, progetti di rapina, oppure si dorme, portati al sonno dalle cicale e dalla cornacchia, dal ronzio dei tafani che dissanguano le bestie.” (Raffaele Nigro – I fuochi del basento)

  4. Immagini le sofferenze dell’essere fuori, con “le schioppettate nelle orecchie e la morte dietro la nuca”, quando tutti ti scansano, anche il più devoto vicino di casa o di capanna? E non ti vogliono neanche vicino per paura di essere coinvolti?
    Dove abito io, a Brindisi (del Salento), nel quartiere Cappuccini, c’è gente che gira col suv, abita in case grandi con tre o cinque televisori, va in chiesa a mangiar comunioni, ma è uguale, copiata, come la gente che viveva duecento anni fa nelle campagne tra l’Agri e il Vulture, ex contadini cinici, egoisti, stuprati dagli stenti e poi, quel che li ha rovinati, urbanizzati. I figli lavorano in fabbrica, in ufficio, in farmacia, nell’esercito, nella marina, nell’Arma, e vanno in chiesa, ma considerano la “testimonianza” un grande disonore. Per costoro la solidarietà a chi è “fuori” (come tu dici) è un grosso problema.
    A tutti questi da cinque anni ho tolto il saluto e l’accesso a casa mia, dove non voglio “ladri e spie”.
    Ce n’è uno che non ha digerito e mi fa dispetti, sperando disperatamente in una discussione o litigio in campo aperto: ha sfregiato la mia auto, quella di mia figlia e quelle dei due maschi più grandi, strisciandole con una vecchia UNO sudamericana. Io nemmeno un’ombra!
    Giorni addietro, meno di ventiquattro ore dopo che mi aveva strisciato la mia, ho visto la vecchia UNO sul cavalcavia De Gasperi schiacciata tra due grosse monovolumi. Ho confessato a mia figlia che era in auto con me un grosso rimorso: “Ieri gli ho augurato tutto il male possibile!”

    I FATT’ BUEN’ CRISHT’

    Pietro Santo

    • smemorato ha detto:

      I FATT’ BUEN’ CRISHT’
      Pietro questa espressione della nostra lingua, cosolatoria eppure terribilmente giustizialista, ci stà bene a condire quanto hai raccontato e ci raccontiamo, intorno ai Cappuccini di Brindisi. Consolatorio può essere farti sapere che lontano dalla lande natali, qui dove abito, non si è da meno in quanto ad essere scansati da vicini e conoscenti solo per voler “star fuori” dalle convenienze di tutti i giorni. Guai a voler esser sinceri, meglio cortesi e distanti che sinceri e vicini. E’ terribile, ma siamo il Paese della convenienza, dove i nuovi briganti sono coloro che vogliono esercitare la buona fede, al contrario i ladri veri sono portati in palmo di mano. Buona domenica!
      Giacomo

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