articolo 18


L’articolo 18 «è una norma di civiltà» e soprattutto «una norma deterrente». E per questo motivo non deve essere messa in discussione. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ha ribadito dagli studi di Che tempo che fa il no del suo sindacato a qualsiasi ipotesi di modifica del testo che regola l’obbligo di reintegro per i lavoratori licenziati senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti. Chi sostiene che  l’art 18  è un ostacolo al mondo del lavoro esprime un giudizio ingiusto, si tratta di un falso problema. Sappiamo tutti che vigono varie tipologie di contratto di lavoro: a tempo indeterminato, part-time, a tempo determinato, a progetto, ecc… ciò che è strano e che costano di più quelli a tempo indeterminato di quelli a tempo determinato, pare quindi giusta la posizione espressa dal ministro Fornero favorevole ad invertire le cose: i contratti precari devono costare di più di quelli a tempo indeterminato. Questo logicamente dovrà incentivare le aziende a stabilizzare i lavoratori o quanto meno sarà un risarcimento alla precarietà. In settimana si discuterà molto di questi ed altri argomenti tecnici che determinano largamente l’equilibrio sociale italiano. Vedremo se veramente interessa fare riforme o solo abbassare ulteriormente il reddito dei lavoratori.

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3 risposte a articolo 18

  1. ceglieterrestre ha detto:

    Caro Giacomo quanno vedo le scatolette co le scritte me ricordo de pija le pasticche. Un caro saluto anche alla tua casa ciao. 😉

  2. smemorato ha detto:

    Un promemoria non fa mai male, parola di smemorato 😉

  3. smemorato ha detto:

    Mi ritrovo sempre più spesso a tessere controvoglia l’elogio dell’ipocrisia dei vecchi democristiani, che parlavano ore senza dire nulla. Lo facevano apposta: per non offendere nessuno. Quando accusa i sindacati di proteggere i ladri e gli assenteisti cronici, Emma Marcegaglia si esibisce in un classico lamento da bar. I sindacati difendono i mascalzoni e penalizzano i volenterosi. Gli imprenditori portano i soldi in Svizzera invece di investirli in azienda. I manager non vengono pagati per quanto producono ma per quanto tagliano. I ragazzi piangono miseria però si rifiutano di fare i mestieri umili, e via sermoneggiando.

    Ora, i luoghi comuni da bar sono tali proprio perché contengono un fondo di verità. Ma hanno questo di terribile: pronunciati fuori dal loro contesto naturale (l’aperitivo con oliva) si tramutano in una generalizzazione che avvelena la convivenza e fa scattare la rappresaglia. Lo si è visto anche ieri: Marcegaglia non aveva ancora finito di sputare fiele sul sindacato protettore di ladri con cui in teoria sta trattando la riforma del mercato del lavoro che già Di Pietro le suggeriva di «guardare a casa sua», allusione non troppo elegante ai procedimenti giudiziari che hanno coinvolto la famiglia dell’imprenditrice. Quando le vacche sono grasse questi scambi di cortesie aiutano a ingannare la noia. Ma nei momenti di bestiame pelle e ossa trasmettono solo sgomento. Come se chi occupa ruoli di responsabilità non si rendesse conto che in ascolto c’è un’umanità sgomenta che chiede di essere spronata, non provocata.

    Buonanotte!
    Massimo Gramellini – La Stampa

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