dal ricordo la spinta…


Mio nonno Rocco, buonanina, aveva come ngiurijə (soprannome) qualcosa di militaresco che, lui raccontava, gli fu utile quando da Albenga, dopo l’otto settembre, con l’esercito allo sbando, decise di tornare a Ceglie con il mezzo più sicuro al mondo… e l’unico in quel momento disponibile: a piedi! Non stò qui ad elencare le peripezie del viaggio che ad ogni racconto, specie se questo veniva replicato dopo un buona bevuta, aumentavano di numero e qualità… per farla breve quando arrivò a Martina Franca, quindi quasi a casa, come in ogni sceneggiatura che si rispetti, fu fermato dai regi carabinieri che gli intimarono l’alt e gli chiesero i documenti che naturalmente non aveva: era nei guai! In quel mentre passava di li un conoscente del nonno che, riconosciutolo, gli si rivolse: “vuè capità! Come sciamə?” il carabiniere sentito che si trattava di un superiore, addirittura un capitano, lo lasciò andare, senza controllare null’altro, salutando impettito: “comandi Sig. Capitano!”, beh avrete capito tutti che il soprannome di famiglia era “capitanə”!

Nota: l’origine del soprannome risale al mio bisnonno Leonardo detto Antonio che usava comandare la sua squadra di vacche podoliche con impeto militaresco, da cui il soprannome “Capitanə” … si ma di mucche!

I nostri contadini lo sapevano già da secoli

FAO: il programma Save & Grow per produrre di più con meno risorse

Un film già visto? Certo, a molti lettori di TuttoGreen queste cose non sembreranno affatto nuove: si tratta infatti di misure e accorgimenti che l’agricoltura biologica e l’agricoltura biodinamica adottano già da decenni. Ma è la prima volta che un organismo di rilevanza internazionale come la FAO fa il punto su criteri e metodi della sostenibilità agricola, esortando tutti ad adottarli. Che sia arrivato il tempo per una “contro-rivoluzione verde”? L’analisi della FAO è chiara: o invertiamo la rotta anche in agricoltura, o il pianeta non sarà più in grado di sostenerci.

Ho usato un mio ricordo, forse non appropriato, per ricollegarmi al post dell’amico Pino e condividerlo con i cegliesi nel mondo. La decresita, i notri avi, l’applicavano per forza, noi la dovremo applicare per convinzione.

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senza nulla a pretendere
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6 risposte a dal ricordo la spinta…

  1. pino santoro ha detto:

    Credo che buona parte del danno è fatto, nelle nostre zone forse un pò meno perché ne conosco diversi (oltre me) che preferiscono conservare le sementi autoctone, prelevandole dalla propria produzione, per l’anno succesivo invece di comprarle. Gira molto materiale ibridato che, non essendo autoctono, rende molto ma ha bisogno di concimi chimici e pesticidi, che riducono in poco tempo la fertilità naturale del terreno e lo rendono sempre più dipendente dalla chimica. Due anni fa ho comprato due balle preparate per produrre funghi cardoncelli. Ne hanno portato una discreta quantità ma provando a lasciare qualche fungo per produrre spore per una successiva produzione mi sono accorto che erano sterili. In pratica ogni anno bisogna essere soggetti a queste aziende per continuare la produzione. Così sta accadendo per diverse sementi; se vuoi seminare devi acquistare dalle multinazionali. In Africa e in Sudamerica ne sanno qualcosa i contadini ormai dipendenti da queste sanguisughe.

    • smemorato ha detto:

      Grazie Pino, come sempre con un semplice esempio si rendono chiari i concetti più complicati. Il vero problema è che in pochi secoli di illuminismo abbiamo creato dei mostri in tutte le attività umane. Lungi da me essere oscurantista, ma perchè le nuove conoscenze devono per forza essere applicate in negativo?

  2. Approfitto di questa nuova apertura per chiedere un favore urgente a qualche amico residente in Sicilia o che si reca settimanalmente o in questo periodo in Sicilia. Chiedo di recapitarmi, naturalmente a mie spese, delle marze, cioè rametti con gemme, per innesto su terebinto di PISTACCHIO. Chi è del settore sa cosa chiedo.
    Se c’è qualcuno disponibile al caso mio mi risponda subito in questo posto.
    Grazie
    Pietro Santo

  3. Cazzangul ha detto:

    Ahahah ho riso di cuore davanti al racconto del tuo “ngiurij”… Un abbraccio!
    Rosanna alias Cazzangul 🙂

  4. pino santoro ha detto:

    Sempre più spesso la ricerca e la scienza sono al servizio di chi le finanzia. È ovvio che il risultato sia un’arma in mano a pochi che dopo aver convinto intere categorie della qualità di un prodotto le rendono inesorabilmente dipendenti. Sono le aberrazioni dell’ingordigia umana. Ora non si ottengono più schiavi dichiarando le guerre ma brevettando gli alimenti che la natura ha messo a disposizione di tutti o privatizzando l’acqua.

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