Una via per la principessa Colonna?


LA PRINCIPESSA ANNA COLONNA


Giovanni Antonio Orsini-del Balzo
Con la tragica morte di GIOVANNI ANTONIO ORSINI DEL BALZO, Principe di Taranto, avvenuta in Altamura nel novembre 1463, terminava la lunga guerra di successione che aveva devastato buona parte del Regno di Napoli. La sua morte fu salutata “vita e risurrezione dei sudditi…i legati di tutte le città e di tutti i borghi, che il principe aveva posseduto in numero di trecento, fecero con grande piacere atto di dedizione al re” (Silvio Enea Piccolomini). In Terra d’Otranto, a giorni alterni, le varie delegazioni di Sindaci incontrarono il Re Ferrante per chiedere grazie, sgravi fiscali, esenzioni, ed, in particolare, che alle loro rispettive università fosse stato concesso il privilegio della demanialità: “che esprimeva l’aspirazione a essere inserite nel demanio regio, in rapporto diretto ed esclusivo con il sovrano, senza la mediazione del signore feudale”. La delegazione dell’università di Ceglie del Gualdo incontrò il Re Ferrante nel castello di Nardò il 10 dicembre del 1463 e, oltre varie richieste, a differenza di tutte le altre città del dominio del Principe di Taranto, chiese al sovrano che l’università restasse infeudata alla consorte dell’Orsini, ANNA COLONNA: «Item, petono li detti uomini et Università ch’essendo stati vassalli et in governo dati per la benedetta memoria dello Principe di Taranto prossimo passato alla Principessa sua consorte, la quale ne ha governato come vassalli per anni trenta cinque e più, si debba degnar Vostra Maiestà per misericordia e grazia lasciarne in suo governo… >leggi tutto

Don Gianfranco GALLONE conclude questo suo ultimo “pezzo” di storia di Ceglie Messapica con una domanda: “Sarebbe opportuno intitolare una strada della nostra città ad Anna Colonna?”. Visitate il suo blog e, se volete, esprimete il vostro parere.

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23 risposte a Una via per la principessa Colonna?

  1. dg ha detto:

    Caro Giacomo,
    grazie per la citazione. Buona giornata.
    dg

  2. ceglie ha detto:

    Un caro saluto a Giacomo e alla sua casa. Per la via rispondo da dg. ciao 😉

  3. ceglie ha detto:

    Caro Giacomo, non ci sono riuscita a lasciare il mio parere sul blog di “dg” i cambiamenti mi confondono. Ho provato altre volte ma non ci riesco
    “Una delle più antiche famiglie patrizie romane. Ben venga una via a loro nome. Anche se non mi piacciono certi nobili. Un caro saluto franca Ceglie”.

  4. Di solito ricordiamo tanti “nobili” titolati per le loro tare. Questa signora vedova senza figli è ricordata per la sua enorme mole. Qualcuno dice che col suo corpo riempisse una stanza intera.
    La richiesta dei sudditi, di restare sotto la sua “signoria”, aveva due “funzionalità”. Intanto evitare di pagare altre e più esose tasse, che sarebbero scattate nel caso di ritorno del feudo alla Corona, per la mancanza di eredi di Giovanni Antonio Orsini.
    Anche la Corona aveva interesse che la grande ricchezza “in contanti” di cui la principessa disponeva non prendesse il volo e se ne dipartisse verso lo Stato Pontificio! Tanto che il Re accettò di buon grado di confermare la suddetta nelle sue prerogative e lasciò che se ne andasse si da Taranto, ma ad abitare nel leccese. restando quindi nel Salento.
    Non è manco passata da Ceglie.
    Pietro Santo

    • smemorato ha detto:

      Pietro, sei simpatico oltre che puntuale come un orologio svizzero. Avevo già in mente questo tuo commento, quando ieri sera, ho deciso di citare e rilanciare il testo di don Gianfranco. Credo che se elencassimo i personaggi, il cui nome fregia la toponomastica del nostro amato luogo natale e che non hanno neanche sfiorato Ceglie ricaveremmo un lungo elenco. I “signori” non sono simpatici, ma hanno lasciato (ahinoi) più tracce dei nostri antenati dalla schiena curvata dalla fatica e dalla servitù. Personalmente proporrei via dei ualani e corso zappaterrə o piazza meshtrə də rimonnə; non ho, però, nulla da opporre a che sia dedicata una via a una cicciona senza figli che ha indirettamente e, magari senza neanche volerlo, permesso che i fuochi cegliesi sopravvivessero a se stessi e facessero arrivare a noi il loro sangue. Ragionamento da suddito? Può essere… il dna è quello!

  5. Sei troppo buono. Non ti sei rammaricato per i “fuochi” spenti prima di nascere e per quei sudditi appesi per le palle.
    Il tuo non è ragionamento da suddito, anche se invochi il dna.
    Il tuo nome non è di suddito è di “tassato”.
    Comunque non ho opposto riserve. Pensavo solamente ad alta voce. Come ora: non è meglio Via Anna Colonna che via Almirante (che alcuni vorrebbero ricordare e a Ceglie e a Brindisi)? Oppure Piazza Orsini del Balzo piuttosto che Piazza Craxi o Piazza Pomicino!
    Di lei non ci hanno tramandato nulla di buono, ma nemmeno di male. Avevi ragione.
    Pietro Santo

    P.S.-Per le “tracce” lasciate dai nostri “ualani” antenati ti basti riguardare la foto dei “muri”: miliardi di pietre messe in ordine in tutto il territorio, una sopra e a fianco all’altra, senza fine, una lunga catena di dna secolare. Ti sembra poco?

    • smemorato ha detto:

      P.S. al tuo P.S.:
      Non è poco, anzi… sono le nostre piramidi. Al momento ci accontentiamo di ricordarli come ricordiamo gli schiavi egiziani, molti preferiscono i faraoni.

      • Non solo preferiscono ricordare fantasmi di putrescenti mummie ma sono anche pronti a inventarsi e a supportare provette fatte all’uopo con contorsionismi pseudoscientifici.
        A proposito di piramidi: hai mai pensato che una piramide è magicamente e perfettamente iscritta in un trullo?
        Hai mai pensato a quante piramidi ci sono nascoste in uno dei nostri complessi a tre, quattro e cinque coni?
        Meraviglioso e sensazionale. Hai mai pensato a come possa compiacersi il Padre di tali uomini?
        Pietro Santo

      • smemorato ha detto:

        Pietro, non condivido quanto hai scritto, non credo che ci siano state invenzioni, ne provette fatte all’uopo con contorsionismi pseudoscientifici. Per quanto mi riguarda occorre rispetto sia delle opinioni che delle ricerche degli altri, sopratutto moderando i giudizi più aspri. Se cominciamo ad alzare i toni, rendiamo scarsamente utile questo spazio virtuale, avvitandoci in antipatiche diatribe. Per quanto riguarda le forme essenziali e basiche del trullo esse sono sicuramente patrimonio umano e mediterraneo.

  6. dna secolare
    leggi
    dna millenario

  7. dg ha detto:

    Molte notizie che si trovano sul web su Anna Colonna non corrispondono al vero. La Prof. Massaro, che non è cegliese, con i suoi studi sta tentando di ridare l’obiettiva immagine di una donna sfortunata, sposata ad un uomo sanguinario, che per ragioni politiche fu catapultata nel Salento dalla sua Gennazzano. La storia non possiamo e non dobbiamo giudicarla con il parametro odierno. Essa è costituita da fatti e come tali li dobbiamo valutare, in base ai documenti sopravvissuti sino a noi. Non è vero che la richiesta di demanialità era sinonimo di altri carichi fiscali, anzi, era l’anelito verso la libertà che la stessa università di Ceglie rincorse, in seguito, affannossamente, con interminabili esposti presso la Sommaria di Napoli, per tutto il ‘500, per sgavarsi dalle esose pressioni fiscali dei Sanseverino. Ma lo sforzo fu invano e con i susseguenti feudatari (Lubrano e Sisto y Britto) la situazione divenne peggiore. L’università recuperò alcune delle sue libertà nella seconda parte del ‘700, ma oramai i tempi erano maturi perché la feudalità andasse definivamente abolita (legge eversione della feudalità 1806). Però la situazione dei “vassalli” non mutò mai…altri li angariarono con le loro tassazioni (Borbone, Savoia, etc, etc).
    Forse i tempi d’oro (dico forse) furono quelli di Federico II il quale aveva stabilito alcune minime libertà municipali ed individuali, che si mantennero in vita per alcuni secoli, non ostante che i vari baroni, i quali si alternarono nei vari feudi del Regno di Napoli, tentarono di mutare e cancellare.
    Ne ricordo solo una:
    La casa dove era fissato il permanente domicilio della famiglia (fuoco) non poteva e non doveva essere mai tassata e così fu sino all’Unità d’Italia. Ai posteri l’ardua sentenza!
    Riguardo l’intitolazione della via ad Anna Colonna condivido il pensiero di Giacomo, tante vie sono dedicate a persone che mai passarono da Ceglie e che nulla ebbero a che fare con Ceglie. Ricordare questa persona legata a Ceglie per un tratto della nostra soria, servirà a tramandare ai posteri questo ricordo e null’altro.
    Desiderro rammentare che la principessa è già perpetuata nel ricordo popolare cegliese! Il suo nome è legato alle gustose pere che mangiamo nel mese di luglio: le pere “ianne d’angenie”. Angenio era la volgarizzazzione italiana del cognome d’Enghien. Non si conoscono esponenti femminili col nome Anna nell’albero genealogico degli Enghien. L’unica donna che si ricorda fu Maria d’Enghien, Contessa di Lecce, moglie di Raimondello Orsini del Balzo, Principe di Taranto, e madre di Giovanni Antonio Orsini del Balzo. Fu Regina di Napoli per aver sposato dopo la vedovanza il re Ladislao. Morì nel 1446 e la nuora Anna Colonna prese il suo posto nel castello di Lecce da dove continuò a governare Ceglie attraverso i suoi castellani, appartenenti alla Famiglia NISI. La sua bontà verso i cegliesi fu simile alla dolcezza delle pere che maturano nel mese di luglio, tanto da portare ancora il suo nome! Accetto spiegazioni che dimostrino il contrario, perché io possa fare ammenda dell’errata interpetazione. Grazie
    dg

  8. Anonimo ha detto:

    Giacomo e Pietro Santo avete detto delle cose sagge. Per quanto provocatoria, condivido l’idea di intestare una strada a tanta gente umile e senza storia che ha lavorato nei campi e nei laboratori artigiani e ha contribuito (…) togliendosi il pane di bocca.

  9. ……………………………………………..
    Ah! Janna, Jann’
    com’ tien’ le per’ quann’?
    Ci li tien’ bunariedd’
    mi n’a dda nu panariedd’!
    ………………………………………….

  10. smemorato ha detto:

    Amici, è sempre interessante e costruttivo interagire con voi. Ricordi e canzoni, storie e stornelli che ci tengono uniti come le pietre dei muri a secco. Grazie!

  11. Chiedo scusa al padrone di casa!
    Chiedo scusa al padrone di casa, perché non voglio dispiacere a chi mi da ospitalità.
    Gli chiedo scusa perché non sarebbe giusto e gentile contrariarlo nel suo desiderio di essere terzo e comunque amico di tutti.
    Non cerco giustificazioni, perché sono stato duro di proposito. Nel linguaggio calcistico direi che ho provocato il rigore, andando a gamba tesa, perché ho avuto una gomitata. Ma la gomitata in questione poteva colpire anche altri giocatori, che però non hanno accusato il colpo.
    In una lunga partita un piccolo fallo non si nota, è umano, ma se assegna un vantaggio ad uno dei “contendenti”, la partita si gioca male.
    Per essere puntuali quando si fa un lungo discorso bisogna pesare tutto. Questa puntualità è una forma di rispetto che io pretendo quando mi si invita a parlare. Non aggiungo che la “competenza” è come il coraggio di Don Abbondio. Se io sono puntuale come un orologio svizzero, tu sei Pietro Micca.
    Se vuoi ti spiego tutto per filo e per segno, senza supponenza, amichevolmente, umilmente.
    Ciao. Fai buona Domenica senza azionare il timer.
    Pietro Santo tuo

    • Angelo Palma ha detto:

      Caro Pietro Santo,
      scusami, ma questa sera vorrei proprio un po’ scherzare e ti faccio una domanda.
      Quando Giacomo ha parlato di Via Ualani e Corso Zappaterrə, come mai a te è non venuto in mente di proporre Via Rəviézzə? Eppure è un mandorlo molto diffuso a Ceglie!
      Sono convinto che la domanda ti farà sorridere. Naturalmente a me risulta che “la cosa” riguarda la tua famiglia di origine.
      Arrivederci.

    • smemorato ha detto:

      Pietro Micca è troppo per me, mi accontento, per l’occasione, d’assomigliare a uno sputacchiante Jader Jacobelli. Buona domenica!
      Giacomo
      p.s.: ai timer e ai fischietti preferisco, fuor di retorica le parole che mi permetto di citare.

      “Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
      e come sono contento
      di essere qui in questo momento,
      vedi, vedi, vedi, vedi,
      vedi caro amico cosa si deve inventare
      per poterci ridere sopra,
      per continuare a sperare.

      E se quest’anno poi passasse in un istante,
      vedi amico mio
      come diventa importante
      che in questo istante ci sia anch’io.

      L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
      io mi sto preparando è questa la novità.”

  12. Caro Angelo
    accetto volentieri lo scherzetto, così possiamo anche fare dei punti fermi.
    Noi, io e la buonanima di mio fratello, siamo “Riviezzi” per parte di mamma, mio fratello era “Il Riviezzo”. Chi conosce l’italiano sa pure la differenza tra “Riviezzi” e “Il Riviezzo”.
    Passiamo al mandorlo. C’è chi dice che si chiama così il tipo di mandorlo dal cognome del francavillese, Ribezzo, che lo selezionò nel nostro territorio, ma non ce ne frega meno di niente. Per noi il mandorlo “du riviezz” si chiama così come il pettirosso, riviezz. Dico a nuora perché suocera intenda… Riviezz e Ribezzo si trasformano l’uno nell’altro rispettando le regole linguistiche millenarie che conosciamo, chi le conosce.
    Insomma Angelo, fammi capire: tu vuoi ricordare tutta la mia famiglia, Via dei Riviezz, mio fratello, Via D’U Riviezz, oppure il cultivar, Via Amen’l du riviezz? Qualunque soluzione mi farebbe molto felice. Non dimenticare il biscotto cegliese!
    A proposito: ringrazio il web che mi mette in comunicazione con tanti amici.
    Colgo l’occasione: mio padre non aveva un soprannome, ma prese quello del suo patrigno, nonno Pietro Palma, quindi “ticchj”. Che ne dici?
    Ciao
    Pietro Santo

    • Angelo Palma ha detto:

      Adesso ho capito. Non hai fatto la proposta nell’imbarazzo della scelta.
      Quel Pietro Palma, patrigno di tuo padre, è per caso mio parente? Se lo è, apparterrebbe alla schiera dei cugini di mio padre. Per esempio un fratello di Angiolino, quel tale che aveva la ferramenta in Piazza, sotto l’orologio, oppure un fratello del più famoso Padre Pantaleone Palma.

  13. Sta diventando un guazzabuglio. Io mi riposo un giro.
    Pietro Santo

  14. Caro Angelo
    (apro parentesi: sul “primo letto e secondo letto”, ci sarebbero da scrivere pagine di struggente romanticismo, sui figli, sui nipoti, sugli affetti, su tutto, chiudo parentesi):
    caro Angelo è una domanda intrigante, ma non ho conoscenza e non ho avuto opportunità di indagare se nonno Pietro Palma fosse cugino di Jangiulinu Palma, il padre di “Bebbé” Palma della ferramenta sotto l’orologio. Però, per soddisfare la tua curiosità, credo, per averlo “sentito” e per la presenza di alcuni nomi degli zii, sopratutto Palma di primo letto, Rocco Giuseppe Antonio, che fossero parenti di altri Palma notevoli a Ceglie.
    Ciao
    Pietro Santo

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