io, un’occhiata a questo programma, la darei


(…) da tutto l’insieme dipende l’evoluzione del terribile, angoscioso problema della disoccupazione, ormai non più solo giovanile: l’Istat ci fa sapere che Brindisi sta al 31 per cento. E’ il problema dei problemi, che mortifica gli individui, mette in difficoltà le famiglie, taglia le gambe alla voglia di riscatto. Ma si affronta solo affrontando il resto, solo creandole condizioni per lo sviluppo possibile.
Tenendo ben presente che niente si salva, e a nessun futuro di ripresa ci si prepara, se non si abbandona una volta per sempre il vecchio modello: depredare le occasioni con la politica del subappalto, illudersi e illudere di fare sviluppo a spese del territorio. Il massacro del non è una vocazione del territorio, fare sviluppo a spese della salute non è una vocazione dell’uomo. O almeno, non dell’uomo vivo.

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7 risposte a io, un’occhiata a questo programma, la darei

  1. ceglieterrestre ha detto:

    Caro Giacomo, dal 2006 che sto cercando di non affogare. Per le nuove generazioni la vedo durissima! Sto ancora lavorando per aiutare i miei figli, che annaspano ogni giorno. Mi priverò anche della mia casa per aiutare mia figlia e mio nipote. Mi sento fortunata ad avere ancora qualcosa per aiutarli. Mi chiedo… ma chi non può tendere una mano, che fine faranno i nostri eredi? Un caro saluto

  2. …che fine faranno i nostri eredi?

    Una domanda angosciata e angosciosa, dopo la premessa che per aiutarli sei pronta a privarti anche della casa che è, penso, l’ultimo bene che ti resta dei tuoi tanti sacrifici!
    A tanta angoscia che non è solo la tua c’è una sola risposta: bisogna lottare per ripristinare un poco, almeno il minimo necessario, di democrazia.
    Perché, cara amica, in una società che vogliono liberista (lor signori!) non è pensabile che solo tu ed altri poveri cristi come te ci dobbiamo privare di ciò che abbiamo costruito col nostro lavoro e con i nostri sudori sacrosanti per poter sopravvivere!
    Pietro Palmisano

  3. smemorato ha detto:

    E’ terribile che per correggere i danni dell’economia dell’arraffa e fuggi si debba arraffare la vita in dirittura d’arrivo e quella in partenza, quasi che padri e figli fossero legati solo dagli affetti e campassero d’aria!

  4. Leggiti un poco questa: io pensavo di essere peggio…peccato!
    http://r-esistenza-settimanale.blogspot.com/rss.xml
    Pietro Palmisano

  5. Permettete:
    stanotte il pensiero delle riforme delle pensioni e del lavoro non mi dava pace.
    Rivedevo le facce supponenti e arroganti del Capo bottega della macelleria e della sua commessa più tracotante e truculenta, mi chiedevo dove hanno trovato tanti nervi saldi (a parte una lacrima studiata) e tanta crudeltà.
    Riflettevo sul mio passato scolastico e professionale, sui vari percorsi formativi abbandonati a metà strada davanti a contingenze e baroni, sui lavori più svariati accettati ed alcuni sposati, umili o specializzati, faticosi o pericolosi.
    Ho preso una decisione: mi devo correggere, perché sono stato troppo buono a desiderare “Fornero al cimitero”, facendo di una carnefice una povera martire.
    Mi sono corretto: la Fornero in fabbrica a lavorare, anche Monti e la Bonino.
    Tutti in fabbrica a provare se otto ore vi sembran poche per quarant’anni, venite a provare!
    Venite a provare e restateci in fabbrica fino a quando ne saranno usciti tutti gli altri!
    Chi vi pone sopra me e i miei simili? Quale Dio vi fece migliori? Avete forse scritto dei libri? Io ne ho scritti a uffa!
    Provate a guadagnare il pane col sudare della fronte, come un qualunque Adamo ed una qualsiasi Eva! In fabbrica, a lavorare! Marsch!
    Pietro Santo

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