su al sud


La forza del sangue, la dolcezza della terra mancante, l’umanità delle radici strappate, tutto si rapprende in una realtà duplicata sotto nuovi cieli.

La Torino di oggi confina con il Brasile e l’India e la Cina, l’ho visto coi miei occhi quando mi è successo di guardare lo skyline della città dall’ultimo piano della palazzina direzionale della Fiat al Lingotto. Ma poi, la mattina che mi sono spinto fino in piazza Foroni, ho constatato una volta di più come si ostini a contenere da decenni pezzi di Sud, in questo caso Cerignola.

E come dentro questa Cerignola subalpina ci si possa imbattere, da qualche lustro a questa parte, anche in un pezzo d’Africa. Piazza Foroni, che per i suoi abitanti è piazza Cerignola, è in realtà un concentrato di Torino: com’era, com’è e come sarà. E piazza Cerignola parla. Parla della città che a cavallo tra Ottocento e Novecento da capitale diventava industriale: la si scorge nelle linee rigorose degli edifici, quelli di una Barriera operaia in cui le case presentano ancora tinte omogenee e in linea con la tradizione. Piazza Cerignola parla anche attraverso i colorati, profumati e soprattutto animati i banchi del mercato, in cui ci c’imbatte in capannelli di uomini dall’accento inconfondibile fermi a chiacchierare come nelle piazze dei luoghi di origine, tra olive e fave, burrata e lampascioni, per tacere delle onnipresenti cime di rapa e dei celeberrimi taralli smerciati dal tarallificio Il Covo. E parlano, con gli occhi, anche i clienti del Covo.

Che ci vanno per la bontà dei taralli, certo: semplici o piccanti, vengono prodotti dai fornai con gesti antichi e sempre uguali. Ma anche per tornare bambini. Perché poi, per strada o a casa, addentare e assaporare quei taralli corrisponde a viaggiare nel tempo e nello spazio, e ritrovarsi di nuovo a Cerignola, il luogo delle radici. È un attimo. Com’è un attimo il futuro, che s’intravede dietro l’angolo con via Santhià dietro le vetrine del Gastronomo Da Amare, versione 2.0 delle vecchie pescherie, primo tassello della piazza Cerignola che verrà. Le radici infatti, si sa, diventano rami. E visto che tutta piazza Cerignola parla, da queste parti al posto delle gemme spunteranno i pesci parlanti.

Giuseppe Culicchia

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senza nulla a pretendere
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3 risposte a su al sud

  1. Angelo Palma ha detto:

    Consentimi, per favore, una segnalazione che non ha attinenza con il post.
    Il Credito Emiliano si rifiuta di pagare gli assegni tratti sulla propria filiale. Tempo fa sul Sole 24 Ore comparve un articolo che invitava i cittadini a segnalare questi abusi. Il rifiuto della banca riguarda il pagamento anche di assegni di piccolo taglio, poche centinaia di euro, e si manifesta malgrado si esibiscano documenti di riconoscimento e spiegazioni sulla provenienza del titolo.
    La motivazione addotta è la tracciabilità (come se la distinta non assolvesse allo scopo), quella vera è rappresentata invece dal desiderio della filiale di acquisire un correntista.
    Poiché si tratta di una posizione praticamente isolata, inviterei tutti coloro che si trovano nelle mie stesse condizioni a rifiutare assegni di quella banca.

  2. Angelo Palma ha detto:

    Io ho un conto corrente, ma presso la filiale della Banca Apulia di Brindisi con la quale ho conservato buoni rapporti dai tempi dell’Enichem e prima che passassi ad altra società. Da un po’ di tempo, con frequenza mensile, sono costretto ad andare presso la filiale più vicina, Ostuni o Francavilla, per effettuare il versamento degli assegni in questione. Devo aggiungere che fino a settembre scorso il Credito Emiliano mi aveva sempre pagato. La stessa Banca Apulia mi ha confermato la tesi dell’abuso, esposta nell’articolo menzionato del Sole 24 Ore, a proposito dell’assurdo rifiuto di Credem. Ribadisco che gli assegni, di cui parliamo, sono tratti sulla stessa filale alla quale mi rivolgo per l’incasso. Grazie per la collaborazione.

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