volano poche uova marce


«In questo Paese c’è poco spirito costruttivo, ma anzichè lamentarsi e protestare bisogna lavorare insieme. Forse ne avremmo tutti qualche beneficio». «Spesso nelle famiglie farsi una casa è considerata una priorità rispetto al dare un adeguato capitale umano ai figli». «Qualche volta risulta anche da ricerche empiriche che magari anche per difficoltà finanziarie si sacrifica l’educazione dei figli pur di arrivare prima alla casa. La casa è un valore importante ma bisogna considerare le priorità. Le case si possono lasciare ai figli ma conta di più una struttura di conoscenza e flessibilità mentale, una adattabilità al cambiamento che solo la formazione può dare».

Avrà voluto dire: invece di comprarvi la casa, iscrivete i figli alle care scuole private, oppure vi siete voluti comprare la casa? Adesso non lamentatevi e pagate l’IMU. Boh!

Intervenuta alla prima conferenza regionale sulla scuola tenutasi oggi a Torino, il ministro Elsa Fornero, accompagnata da Francesco Profumo, è stata oggetto di una pesante contestazione da parte di studenti, centri sociali, Cobas e sindacati di base. Le frasi virgolettate sono volate come uova marce, come le uova indirizzate a lei dai manifestanti.

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15 risposte a volano poche uova marce

  1. Pietro Santo ha detto:

    Quando gli italiani manderanno all’inferno quella che ha tutte le sembianze di un uomo uscito male e non ha neppure una delle qualità che tiene anche l’ultima delle donne, i diavoli ce la risputeranno fuori.
    Ha ragione a reclamare che non le venga attribuito il genere, ma ci mette in estremo imbarazzo, siamo costretti a ricorrere al latino e prendere in prestito il “neutro” che è notoriamente il “genere” delle”cose”.
    Ecco cos’è questo Ministro: una cosa orrenda!
    Pertanto non offendiamo le donne attribuendole il “femminile” e nemmeno gli uomini dandole il “maschile”.
    Si tratta di un mostro, in latino “monstrum”!

    Pietro Palmisano

  2. smemorato ha detto:

    Ricevuto via mail:
    DEMOCRAZIA: LA SOLUZIONE VIENE DALL’ANTIPOLITICA
    Tutti i sondaggi ci dicono che alle prossime elezioni politiche più della metà , cioè la maggioranza assoluta degli italiani, o non voterà, oppure voterà movimenti cosiddetti antipolitici come quello di Beppe Grillo. Questo fatto, per un Paese che si suppone intenda restare democratico, vorrà pur dire qualcosa? Non penso sia a lungo sostenibile la tesi che si possa restare nella democrazia solo se ci si rassegna alla violenza di una cittadinanza democratica praticabile solo dentro il recinto minoritario dell’attuale sistema partitico che – chissà perché – si sente in diritto di “monopolizzare la democrazia”. Se più della metà degli italiani rifiutano i partiti significa che la soluzione della democrazia non passa più dai partiti. Questo assunto, ovvio nella sua banalità, può essere contrastato – più o meno consapevolmente – solo per finalità antidemocratiche.

    In un paese occidentale avanzato come il nostro, la democrazia è un valore in sé e non un semplice metodo di governo. La democrazia oggi non serve a “selezionare i migliori”, ma a mantenere aperta nella società la possibilità che ognuno possa contribuire nella cosa pubblica, a prescindere dal suo status sociale o economico. Sostenere che l’istanza maggioritaria che chiamiamo antipolitica non abbia a che fare con la democrazia è una posizione molto rischiosa che conduce- quella sì – a esiti antidemocratici. Questi esiti li abbiamo già riscontrati in un apparato partitico che tende a perpetuarsi uguale a se stesso, ma soprattutto attraverso l’anello “forte” della politica attuale : i mass media.

    Per loro natura, i media non possono tendere alla democrazia, poiché vivono “un altro mondo”, cioè quello della “rappresentazione”. Dentro questo mondo (di cui i media sono deus ex machina) l’obiettivo della democrazia è privo di senso (poiché riguarda la vita “vera” dei cittadini), mentre invece assume senso l’obiettivo di un sensazionalismo (la cosiddetta“notiziabilità”) che sappia attrarre lettori e telespettatori. Ogni fatto rappresentato, quindi, deve essere sempre una patologia (l’uomo che morde il cane) e mai una fisiologia (il cane che morde l’uomo). Far bene il mestiere dei media, quindi, oggi significa rappresentare la realtà che attira più utenti: questa realtà non è necessariamente “falsa”, ma certamente non appartiene alle normali fisiologie sociali di cui si dovrebbe occupare la politica. Media e politica hanno, quindi, obiettivi molto diversi tra loro e aver inglobato queste due realtà in un’unica entità politico-mediatica ha portato a sacrificare l’obiettivo del più debole (cioè della politica).

    I media, però, non nascono per una funzione “politica”. Essi divengono “politici” proprio perché il ceto politico, quando risulta incapace di interpretare la realtà sociale, crea un “vuoto politico” che viene riempito dai media. Paradossalmente, in Italia i media divengono “politica” non per obiettivi di potere politico (salvo nel caso berlusconiano), ma perché hanno scoperto nel “teatrino politico” un genere facilmente manipolabile e, soprattutto, a costo zero. Non è tuttavia impossibile “neutralizzare” i media rispetto alla politica. Occorrerebbe che il ceto politico decidesse di bypassarli, abbandonando il mondo “rappresentato” per tornare nel mondo “vissuto”. Sfortunatamente per i partiti, però , in questo tragitto essi oggi incontrano una “antipolitica” maggioritaria che ha assunto tutta la legittimazione democratica per chiedere il ”superamento dei partiti”. L’impasse della politica italiana sta tutto qui.

    Insomma, se per i partiti la lotta all’antipolitica è una comprensibile “tattica di sopravvivenza”, per i cittadini che hanno a cuore la democrazia apprezzare la voce maggioritaria dell’antipolitica significa “liberare il campo” per permettere a nuovi soggetti e, soprattutto, a nuove idee di divenire “politica”. Potrà apparire provocatorio, ma è razionalmente innegabile che la salvaguardia della democrazia coincida oggi molto più con le domande antipolitiche che con quelle di tutti i partiti. La vulgata sostiene che l’antipolitica non abbia progetto, ma questa obiezione è stolta quanto quella di chiedere agli autisti dei bulldozer che demoliscono un edificio di conoscere perfettamente ciò che architetti e ingegneri costruiranno dopo. La democrazia è l’interpretazione di una domanda maggioritaria e oggi in Italia questa domanda chiede di ripristinare lo spazio di cittadinanza democratica liberandolo dall’occupazione partitica. Quello che verrà dopo sarà una questione del dopo e ci sfiderà ad identificare nuove forme di organizzazione politica che sappiano subentrare alla tradizionale forma del partito novecentesco e nuovi paradigmi concettuali che riflettano più coerentemente le trasformazioni sociali. Ciò che sappiamo in questo momento è che se si continua a rifiutare la domanda politica della maggioranza degli italiani, il Paese abbandona la vita vera della democrazia per immergersi sempre più nella narcotica illusione di una politica affidata alla rappresentazione mediatica che lascia il cittadino nella marginalità di una vita decisa altrove.
    Alessandro Aleotti direttore@milania.it

    UGO MAGRI, FEDERICO GEREMICCA – La Stampa
    Soffia il vento dell’anti-politica, alimentato da inchieste giudiziarie ancora lontane dalla conclusione. Alcuni movimenti lo assecondano, la maggior parte dei partiti è in movimento. E se è pur vero che ancora non si sa verso dove, è altrettanto vero che tra qualche mese, quando si tornerà a votare, il quadro di riferimento non sarà più lo stesso. Sullo sfondo, legge elettorale e riforme dell’architettura costituzionale, una corsa contro il tempo. Ne abbiamo discusso con il presidente della Camera e leader Fli Gianfranco Fini e con Massimo D’Alema, autorevole esponente del Pd.
    «Il bipolarismo tutto muscoli è già in archivio – dice il primo – daremo vita a un progetto a vocazione maggioritaria, ma che parta dalle riforme». Elezioni? «Spero si voti nella prossima primavera. Sarebbe grave interrompere ora l’azione di governo».
    Secondo l’ex premier, invece, il rimedio contro l’antipolitica «non è liquidare i partiti, ma ridare loro trasparenza e la capacità di decisione». «In crisi – sostiene D’Alema – è andato il modello dei leader populisti. Non è il ’92, oggi sono travolti i non-partiti».

    • Pietro Santo ha detto:

      Caro Demonio
      è tutto così mostruoso, quanto accade oggi alla nostra comunità nazionale!
      Operai e imprenditori, disoccupati e pensionati, affamati, derubati e “spinti” al suicidio da una classe politica barbara e senza faccia umana.
      Un gruppo di sedicenti “professori” assoldati per eseguire il macello, freddi e spietati killer, criminali che resteranno impuniti!
      Bisogna difendersi.
      Rispondiamo a questi “professori” immorali che insultano i poveri.
      Organizziamo la nostra autodifesa non violenta.
      Spingiamo loro ad autoeliminarsi, usiamo le loro stesse armi: rispondiamo insulto su insulto! Non sarà reato rispondere alla mostruosa ministra:
      -Noi genitori egoisti e tu ministra stronza! Noi lavoratori viziati e tu ladra del nostro immeritato denaro!-
      E avanti con l’epiteto, visto che è l’unico linguaggio possibile, così risparmiamo le uova.
      E sopratutto invitiamo i nostri simili, i non politici o ministri, a tener duro. Quando proprio non ce la fanno non obbediscano all’invito dei killer di Stato, imparino a tendere la mano per chiedere e noi impariamo a tendere la mano per aiutare.
      La corda insaponiamola per chi la merita!
      Resistiamo! Resistiamo! Resistiamo!
      Pietro Santo

      • smemorato ha detto:

        Mi dai del diavolo, sapendo che sono smemorato 😉
        Un po’ di resistenza la facciamo qui con le nostre parole. A tal proposito mi piacciono queste: “invitiamo i nostri simili, i non politici o ministri, a tener duro. Quando proprio non ce la fanno non obbediscano all’invito dei killer di Stato, imparino a tendere la mano per chiedere e noi impariamo a tendere la mano per aiutare”.

    • Pietro Santo ha detto:

      Scusami,
      ho fatto un copia-incolla lasciando male l’indicazione della filiera.
      Grazie per l’apprezzamento.
      Per Tremonti, ho accontentato mia moglie ed abbiamo girato sul film, piuttosto che rottamare il televisore dalla finestra.
      Anche l’Annunziata sembra legata nel fascio del minculpop. Siamo proprio rovinati.
      Ti faccio notare che ciò che è possibile ai francesi, che i sindaci li processano ed i ministri li fanno dimettere per il grosso peculato ed anche per una piccola multa, come nei paesi civili di tutto il mondo, ciò che è possibile ai francesi non è possibile ai politici italiani, tutti attaccati al vil denaro ed alle poltrone ed alle impunità.
      Almeno facciamo funzionare la ghigliottina della cabina elettorale.
      Mandiamoli all’inferno col voto, iniziando dai municipi.
      Pietro Palmisano

      • smemorato ha detto:

        Proprio così questa corruzione endemica ed impunita ci distingue dai cugini d’oltralpe. Il nostro disamore e il loro attaccamento è direttamente proporzionale al livello di sporcizia e pulizia.

  3. ceglieterrestre ha detto:

    Follè ma sti commenti fiume mica ciò tutto sto tempo pe legge. 😉

    • smemorato ha detto:

      Capisco, ma non mi adeguo 😉

      • Pietro Santo ha detto:

        Riflettevo ultimamente sull’altra ingiustizia che colpisce i piccoli contribuenti, costretti a pagare tre, quattro e cinque volte, a prezzo di vera usura i tributi che per motivi certamente contingenti non hanno potuto pagare puntualmente, a volte anche per colpa stessa della P. A.. Al contrario, i grandi evasori sono trattati con guanti gialli e invece delle sanzioni gli vengono applicati cospicui sconti sugli stessi tributi.
        Si tratta di una palese disparità di trattamento, che come al solito colpisce duro i deboli e accarezza invece i forti ed i potenti.
        In conclusione credo che dopo lo scrutinio dell’8 maggio si dovranno aprire le ostilità, o, se preferisci, le trattative con le Pubbliche Amministrazioni per convincerle a tagliare una spesa molto inutile: gli sportelli “Equitalia”. Sicuramente si risparmierebbero gli stipendi di tanti parassiti ed i cittadini pagherebbero più facilmente e più volentieri i tributi.
        Che ne dici? Il prossimo 8 maggio facciamo partire la campagna per l’ABOLIZIONE (cancellazione) di Equitalia?
        Pietro Santo

  4. smemorato ha detto:

    Ha impressionato anche me questo metodo d’usura…

  5. cnm ha detto:

    Splendida e straziante la canzone “chissà dove va il tempo”, questo tempo, poi…

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