L’illusione della crescita infinita


La nostra crisi è crisi ricorrente, che pare non terminare e che mostra le debolezze e le contraddizioni del nostro sistema economico. L’economia del nostro tempo, come sostengono molti economisti e sociologi, è destinata a non crescere! Eppure, la classe dirigente del globo si intestardisce sulla crescita. Siamo proprio sicuri che questa sia la via maestra o forse è tempo di pensare ad altri modelli? Apriamo una riflessione, anzitutto sulla cultura dei consumi. Si dice: se non ripartono i consumi non riparte l’economia. Ma incentivare i consumi significa incentivare la cultura dello spreco, dell’esagerazione, diffondere l’inquinamento, accrescere i rifiuti, peggiorare le relazioni sociali, influenzare il clima e l’equilibrio biologico,  in poche parole rendere insostenibile la comunità sociale e l’ambiente. I nostri tempi esigono una rivoluzione sostenibile, un passaggio indispensabile per garantire all’umanità lunga vita, serenità, pace e giustizia. A questi livelli di crescita esponenziale il sistema non regge, rischiamo il collasso e molti segnali si palesano sempre di più. Il consumismo è un grande pericolo. Lo diceva lo scrittore, regista, poeta Pier Paolo Pasolini già negli anni Sessanta in piena industrializzazione quando si toccò l’apice dell’abbandono delle campagne. Oggi, pensare che il valore delle persone si misuri nell’accumulazione di beni di marca o all’ultimo grido, appare cosa effimera; se crediamo di colmare i nostri vuoti relazionali ed emotivi con prodotti alla moda, forse aumenterà il PIL ma non certo la felicità. (clicca per leggere tutto)

Alla vigilia delle elezioni francesi, avevamo già trattato l’argomento su queste pagine.  In tempi di contrapposizioni fra rigore per il rientro dal debito e rilancio dell’agognata crescita, introduciamo come terzo (ma non meno importante) incomodo, l’aspirazione naturale alla felicità di ogni individuo. Sarebbe bello che se ne tenesse conto in un momento in cui l’infelicità ha guadagnato il centro della scena umana. Attendiamo che i nuovi equilibri europei ci diano un segno in questo senso. We must stay tuned!   

Il 14 marzo a Fiano Romano si svolgerà la 'Giornata dell'altra economia'

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10 risposte a L’illusione della crescita infinita

  1. pliniosenior ha detto:

    La crescita del Pil e in generale la ricchezza non rendono automaticamente felici, ma nella nostra attuale società senza di essi si è sicuramente infelici.
    Per come è congegnato il nostro sistema, la crescita è il solo modo per uscire dalla crisi. Non lo è la decrescita che pure è in atto ma rende infelici.
    Se il problema fosse soltanto il debito pubblico, per abbatterlo si può ricorrere, come nel passato, all’inflazione con la quale peraltro conviviamo.
    Pensare a nuovi modelli di sviluppo è affascinante. L’importante è che siano attuabili. Ma forse è tutto il sistema che andrebbe cambiato, non soltanto lo sviluppo, un sistema nel quale si lavori tutti con stipendi più bassi e uno stile di vita sobrio, in linea con il post. Per esempio, in Romania era così. Lo dicono alcune rumene venute in Italia come badanti. Esse sostengono che stavano meglio ai tempi del comunismo, ma quello non è il modello ideale.

    • smemorato ha detto:

      Io credo che, quando ci si trova davanti una crisi così duratura che fa saltare gli schemi conosciuti, si debba cercare nuove strade. Di sicuro occorre agire in modo da non consumare definitivamente le risorse non rinnovabili senza aver posto in atto alternative. Gaia ritrova sempre il suo equilibrio senza guardare in faccia ne dinosauri ne umani: occorre tenerlo presente.

  2. Pingback: Nuovi modelli di sviluppo o meglio ancora un sistema politico ed economico diverso | Kailinon – Caelia – Ceglie Messapica

  3. pliniosenior ha detto:

    Scusatemi, correggo un errore nella frase ipotetica che diventa: “Se il problema fosse …, si potrebbe ricorrere …”

  4. smemorato ha detto:

    ultim’ora

    Il governo è pronto a investire grazie ai fondi comunitari per lo sviluppo del Sud 220 milioni per i giovani con interventi mirati all’inclusione sociale (lotta alla dispersione scolastica e no profit per i giovani del Sud) e alla crescita (finanziamenti per l’autoimpiego, iniziative per l’apprendistato e progetti di scambio tra ricercatori). La fase due del Piano del Governo di Azione-Coesione sposta fondi sottoutilizzati o allocati su interventi inefficaci o ormai obsoleti, gestiti dalle amministrazioni centrali dello Stato, per una valore complessivo di 2,3 miliardi. Di questi, 730 milioni andranno a cura dell’infanzia (400 milioni) e degli anziani non autosufficienti (330 milioni). Altro intervento di “peso” è quello per la promozione e lo sviluppo delle imprese e della ricerca (740,7 milioni). Sono invece circa 900 milioni di euro gli investimenti previsti dal governo per stimolare la competitività e l’innovazione delle imprese.

    • Pietro Santo ha detto:

      Mi dispiace deludere gli amici, ma quegli annunciati 2,3 mld alla fine non sono se non una pioggerellina che bagna appena la chioma del nostro corpo sociale, senza mai arrivare alla zolla!
      Con buona pace dei ragazzi che a sedici anni non sono ancora preparati per il passaggio da un grado all’altro della scuola media, degli anziani “dimenticati” soli nelle loro misere case, dei milioni di bambini che non sanno cosa sia un “nido” o la scuola materna, mentre l’innovazione nelle imprese che non pagano i dipendenti si misura sull’ultimo “fuoristrada” o l’ultimo modello di barca nel porticciolo.
      Intanto imprenditori e padri di famiglia disperati continuano a impiccarsi.

      • smemorato ha detto:

        In effetti se la tanto decantata crescita dipende da questa pioggerellina di maggio, il deserto è dietro l’angolo.

        Quello che non ho sono i tuoi denti d’oro
        quello che non ho è un pranzo di lavoro
        quello che non ho è questa prateria
        per correre più forte della malinconia.

  5. smemorato ha detto:

    Un breve e illuminante report di Roberto Meregalli dei “Beati i costruttori di pace” a proposito del Summit Rio+20, la Conferenza dell’ONU sullo sviluppo sostenibile vent’anni dopo lo storico Vertice della Terra tenutosi a Rio nel 1992. Risultato: nulla di fatto.

    Vent’anni di slogan verdi, sostenibilità e green economy: eppure stiamo continuando a spremere il pianeta, aumentando l’estrazione di risorse, le emissioni in atmosfera, la crescita incontrollata delle città, la perdita di aree verdi.

    “Our life style is not up for negotiation”, il nostro stile di vita non è negoziabile, dichiarò nel 1992 William Reilly, capo dell’agenzia USA per l’ambiente. Lo stesso anno, Alex Langer scriveva: “La semplicità di vita è il vero obiettivo proclamato dal Vertice della Terra: così rivoluzionario da non poter essere iscritto in un trattato”. Ha vinto Reilly, sembrerebbe. La tossicità si è estesa dall’ecosistema all’economia fondata su prodotti finanziari e spread, e agenzie di rating (che nessuno ha eletto) impegnate a indicarci strade di non ritorno. Esiste una via d’uscita?

    Il messaggio di Alex Langer era: dobbiamo agire in modo responsabile, avendo consapevolezza delle conseguenze che ogni nostra azione produce sul pianeta, su noi stessi e le generazioni future.

    • Pietro Santo ha detto:

      Parole sensate!
      In realtà anche una operazione finanziaria può amplificare il buco nell’ozono!
      Scusami per il lungo silenzio: cerco di riposare…
      ——-
      Se capiti, sono dalle parti del Moro… potresti venirmi a trovare.
      Felice Estate!
      Pietro

      • smemorato ha detto:

        Pietro carissimo, giusto riposare! Ti ringrazio per l’invito, se capito sarà uno dei primi posti da onorare. Passa una buona estate con tutta la tua famiglia.

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