E così facciamo fatica a percepire che l’antica ferita dell’emigrazione non si è mai chiusa. Una volta chi abitava nei paesi percepiva l’emigrazione perché chi era partito mandava i soldi. Ora si emigra per vivere a stento da qualche parte e se torni nessuno ci fa caso. L’autismo corale uccide i sogni dell’emigrante di ritrovare la sua comunità.

comunità provvisorie

metto qui un mio pezzo uscito sabato sul manifesto, all’interno di uno speciale dedicato al censimento.
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Il censimento prende le misure delle nazione. Sono numeri importanti, quasi sempre trascurati. Il censimento dei paesi di montagna ci dice che l’abito non corrisponde al corpo. Un paese che una volta portava la quarantadue adesso è sceso alla trentotto, ai limiti dell’anoressia demografica. Una nazione civile, una nazione che sa osservarsi ha il dovere di fermarsi e riflettere sui numeri che lo riguardano. E invece continuiamo a scrivere il libro nero dell’oblio di noi stessi. Gli unici numeri che sembrano interessare sono quelli dello spread. Oltre alla statistica, c’è un’altra disciplina fondamentale per una nazione, la geografia.  Gli italiani hanno dato le spalle al sapere umanistico più antico. Incrociando la statistica con la

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Una risposta a

  1. smemorato ha detto:

    Il racconto Padreterra di Pietro Annicchiarico è disponibile al seguente indirizzo: http://losguardodiiskah.wordpress.com/2009/03/06/padreterra-racconto-di-pietro-annicchiarico/
    mi piace abbinarlo a questo post per una certa assonanza.

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