che sia una festa


Da oggi, sabato 25 agosto, a domenica 9 settembre a Reggio Emilia si terrà la 5° Festa Democratica Nazionale. La scelta di Reggio Emilia, la città del tricolore, dei ponti di Santiago Calatrava e terra legata a figure come quella di Nilde Jotti e di don Giuseppe Dossetti, è sinonimo di nobiltà della politica e cuore storico della democrazia italiana.
La Festa sarà un’occasione per parlare e confrontarsi sulla politica italiana, ai dibattiti prenderanno parte molti rappresentati del Governo, tra gli altri anche i ministri Anna Maria Cancellieri, Francesco Profumo, Corrado Passera, Filippo Patroni Griffi, Andrea Riccardi, Mario Catania, Corrado Clini e Renato Balduzzi.

Quella di Reggio Emilia sarà “una festa che sta con i piedi per terra”, come ha detto nel corso della conferenza stampa Lino Paganelli, responsabile delle Feste del Pd, per sottolineare il carattere di una kermesse pensata per incontrare i cittadini e i simpatizzanti con i loro problemi concreti e per esprimere vicinanza a chi, come gli amministratori pubblici, “combatte in prima linea la criminalità organizzata”. E sarà anche una festa low cost, “sobria e in linea con le difficoltà che sta attraversando il Paese. Da Reggio – ha detto il Tesoriere del PD, Antonio Misiani – vogliamo ringraziare le migliaia di volontari senza i quali nessuna festa del Partito Democratico sarebbe possibile. Sono un esempio di cittadinanza attiva importantissima proprio in questa fase in cui la politica cerca un nuovo dialogo con la gente”.

Tutto bello, tutte buone intenzioni, si spera che dalla festa venga qualche idea concreta, almeno qualche seria intenzione che ponga fine alla “festa” che stanno continuando a farci da oramai troppi anni. E’ ora d’invertire la tendenza: basta crisi, basta con l’allargamento della forbice economica fra ricchi furbi e poveri fessi. Che sia quindi veramente una festa ‘dalla parte dell’Italia’ e non una festa sfocata come l’immagine qua sopra!

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8 risposte a che sia una festa

    • smemorato ha detto:

      Rispondo con Roberto Benigni: «Il prossimo anno la Festa democratica con Casini e Vendola si chiamerà Festa problematica».

      • taras ha detto:

        «Non abbiamo bisogno di furbizie elettorali. Dobbiamo essere seri con gli elettori: dobbiamo presentarci con un programma chiaro e quello di Bersani è incompatibile con quello di Casini, per il quale dopo Monti c’è Monti. Il Grande Centro e la Cosa Bianca sono falliti, e Casini risponde agganciando Monti come una sublime compensazione. Bersani dice cose differenti, come il ripristino della politica, il primato del lavoro, la rinegoziazione con Bruxelles, perché non siamo di fronte alle tavole della legge, non c’è Mosè a Bruxelles».
        Nichi Vendola

  1. Pietro Santo ha detto:

    Comici, gente di spettacolo e di cultura, vengono “usati” da sempre per imbonire il popolo, ma quando cercano di dar voce al sentire comune sono puntualmente ignorati, se non presi a calci.
    Purtroppo accade anche al divino Roberto quando si rivolge agli uomini di potere del pidimenoelle. Nonostante i riconoscimenti internazionali sarà pure lui trattato come un grillo!

  2. alter_ego ha detto:

    A Benigni che alla festa del Pd gli faceva bonariamente il verso («Lui ti tende la mano, è fatto così. A me ha detto: come stai vecchio cadavere putrefatto salma piduista?»), Grillo ha risposto senza un sorriso ma con la solita, banale e – questa sì – tipicamente fascista litania del «chi paga?». In effetti Benigni si fa pagare i suoi spettacoli dagli spettatori, esattamente come Grillo. Coltivare idee di sinistra, o comunque idee, non costituisce ancora una ragione per lavorare gratis.

    In questa disputa politica surreale di fine estate, Benigni si muove con la leggerezza di un cartone animato che ha studiato abbastanza per diffidare dei fanatici ma in fondo anche per compatirli. Grillo invece ha smarrito la levità corrosiva degli esordi, sostituendola con una maschera soffocante di livore. Il suo brontolio cupo e monocorde gli permetterà di raccogliere voti fra le macerie di un’Italia disperata, ma gli ha sottratto quell’energia positiva che sola consente di rimettere insieme le persone e le cose. Di ricostruire. Se Benigni è Pinocchio, e ne condivide le ingenuità e le furbizie, i fallimenti e le rimonte, Grillo non è il Grillo Parlante ma un Gabibbo barbuto che si è spogliato dell’autoironia per indossare i paramenti del vescovo della Rete. Sprezzante, assertivo, inutilmente volgare, unico illuminato in un mondo di anime perse e oscuri complotti. Ciò detto, lo considero innocente. Da una vita recita testi non suoi. Il dramma è che da troppo tempo a scriverglieli non sono più Antonio Ricci e Michele Serra, ma Casaleggio, il guru di Cinque Stelle. Uno che basta guardarlo in foto una volta per averne paura per sempre.

    Massimo Gramellini (La Stampa odierna)

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