è morto un Uomo


È morto il cardinale Carlo Maria Martini. Le condizioni del cardinale si erano aggravate ieri sera, egli era da tempo malato di morbo Parkinson.
Carlo Maria Martini è stato un propulsore dell’ecumenismo e del dialogo con le altre religioni, a cominciare dall’ebraismo. Un grande biblista e un uomo dalla profonda cultura, autore di molti libri e scritti, capace però di parlare alle folle e di attirare i giovani. Una figura aperta al cambiamento.  L’11 luglio 2002 il Pontefice accettò le sue dimissioni. Aveva un progetto: riprendere gli studi biblici vivendo prevalentemente a Gerusalemme, l’ha perseguito con umiltà. Nel suo libro “Verso Gerusalemme” scrisse: “Non parlerei di fedi buone e di fedi cattive, ma di fede; definendola, in senso lato, essa è quel dedicarsi dello spirito umano, della persona, a un valore immensamente, infinitamente più grande di lei, un valore che la trascende, un valore al quale ci si dedica con totalità e al quale ci si affida.”

Come cardinale elettore tornò a Roma per il conclave 2005 dal quale uscì papa Ratzinger, egli era uno dei papabili, non fu scelto, peccato! Sarebbe stato un grande papa anche se per pochi anni. L’11 giugno 2006 l’Università ebraica di Gerusalemme gli conferì la Laurea honoris causa in filosofia. Nel 2008 rientrò in Italia definitivamente, stabilendosi all’Aloisianum di Gallarate, per poter curare la malattia che lo aveva colpito. Pochi mesi fa, a marzo era uscito «Credere e conoscere», frutto di una conversazione avvenuta a più riprese con il chirurgo e senatore Pd Ignazio Marino: nel libro Carlo Maria Martini affrontava con coraggio una riflessione su alcuni dei temi più spinosi oggi per la Chiesa: inizio della vita umana, fecondazione artificiale e donazione degli embrioni, sessualità e omosessualità, celibato per i sacerdoti, fine vita ed eutanasia. A riprova di una vivacità intellettuale che lo ha accompagnato per tutta la sua vita, fino in fondo: ha rifiutato l’accanimento terapeutico che avrebbe potuto tenerlo ancora in vita per qualche tempo.

“Mi sono riappacificato col pensiero di dover morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle uscite di sicurezza. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio.„

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senza nulla a pretendere
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