fenomeno o norma?


A Ceglie Messapica ancora tumori polmonari tra le donne. A quando l’analisi dei casi?
Epidemiologia una chimera!
A Ceglie Messapica ancora tumori polmonari tra le donne. A quando l’analisi dei casi?

A Ceglie Messapica c’è uno strano fenomeno epidemiologico e, se vogliamo, statistico: nel ventennio 1981-2001 si sono registrati 28 decessi nelle donne per tumore di trachea, bronchi e polmone, con un rapporto standardizzato di mortalità pari a 222,2, cioè 2,2 volte l’atteso.

In altri termini, stando alla media regionale – un riferimento che pur comprende il dato critico di Brindisi Taranto e di alcuni comuni della provincia di Lecce – ci si sarebbero aspettati 13 casi nello stesso periodo. Invece sono stati più del doppio!

L’amministrazione Federico cerca di approfondire, convoca un tavolo tecnico e nel gennaio 2010 organizza un convegno dove rappresentanti dell’ARPA, della ASL ed altri tecnici della salute e dell’ambiente dicono la loro.

Durante il convegno la dott.ssa Barletta del Dipartimento di Prevenzione della ASL di Brindisi riferiva di una raccolta di 18 casi di decessi per tumore di trachea, bronchi e polmone, sempre tra le donne, nella stessa città dal 2000 al 2009. Diciotto casi nell’ultimo decennio sono ancor più di quelli contatti in ciascuno dei decenni precedenti.

Nel corso lo stesso incontro, un dirigente ARPA riporta alcuni dati dell’inventario delle emissioni in atmosfera da cui emerge un alto contributo della città di Ceglie (oltre il 50%) alle emissioni provinciali, per il macrosettore “processi produttivi” in corrispondenza dei Composti Organici Volatili (COV). Ora tra i COV ci sono anche gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), un sicuro cancerogeno per i polmoni.

Nonostante convegni e comunicati non si esegue da parte delle autorità nessun approfondimento dello strano fenomeno. Tanto più che le cause di una tale epidemia, se individuate ed ancora attive, potrebbero essere rimosse mettendo al riparo altre persone da un così grave rischio per la salute. Cosa si sarebbe potuto fare, e si può ancora fare per capire? Analizzare ciascuno dei casi occorsi e studiare le attività produttive presenti nel tempo nella zona.

Cambia la guida dell’amministrazione comunale, si fanno convegni per lo più rassicuranti, ma l’analisi non parte! Disinteresse, timore?

Il fenomeno non sembra estinto e le Autorità, locali, regionali e nazionali lo sanno perché i medici hanno continuato a segnalare: dal 2009 ad oggi almeno altre 6 donne si sono ammalate dello stesso tumore, in età compresa tra i 33 e 66 anni, non fumatrici, con tipi istologici non caratteristici dei fumatori. Cosa si aspetta ancora? E cosa si attende da parte della Procura della Repubblica ad avviare indagini preliminari per capire se dietro queste morti inspiegabili ci siano responsabilità penali?

Stefano Palmisano

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11 risposte a fenomeno o norma?

  1. Pietro Santo ha detto:

    Sarebbe interessante sapere se quegli IPA sono riferibili ad attività domestiche oppure ad attività professionali…
    Non sono un medico, ma da lavoratore attento alle problematiche della salute ho maturato delle intuizioni istintive…

  2. smemorato ha detto:

    In effetti molti prodotti di uso domestico contengono Composti Organici Volatili (COV), ma una statistica anomala può essere dovuta a prodotti di uso comune in tutte le case come i deodoranti, spray, prodotti per la pulizia, pitture, pesticidi, colle, cosmetici, stampanti, fotocopiatrici (queste ultime sicuramente utilizzate più negli uffici)? C’è da dire che anche le emissioni industriali (Taranto, Brindisi) e dei veicoli a motore contengono queste sostanze a base di idrocarburi.

    • Pietro Santo ha detto:

      Chiedo scusa per la poca chiarezza.
      Intendevo suggerire che nella statistica stilata dall’ASL non si fa alcun riferimento all’eventuale attività lavorativa delle povere donne colpite dai tumori ai polmoni.
      L’Arpa è spesso reticente.
      Manca un attore importante: l’INAIL, ma questo quando si tratta di malattie professionali è sempre ASSENTE, quando si tratti di IGIENE E SICUREZZA DEL LAVORO è da sempre ASSENTE.

      • smemorato ha detto:

        Ecco ora ho capito (smemorato e gnugnu) 🙂 e sono perfettamente d’accordo. L’assenza è un’attività spesso conveniente, ma doppiamente dannosa se applicata da enti preposti al welfare (a che parola sconveniente oltre che staniera!).

  3. Pietro Santo ha detto:

    Infatti anche il nome e la finalità di quel ministero stanno cambiando. Tra qualche mese il ministro “monstrum” (ricordi il “dibattito” sul “genere” neutro?) si chiamerà ministra per i licenziamenti e per la disoccupazione, per il ripristino dell’istituto della schiavitù.
    Tra l’altro verrà accorpato anche il dicastero delle pari opportunità, perché schiavi è bene che diventiamo tutti, uomini e donne, alti e bassi, bianchi e neri (questi hanno già il curriculum idoneo).

    • smemorato ha detto:

      Avendo la delega alle pari opportunità, si spera che per contrapasso le vengano offerte le medesime che “madame de crocodile” offre alle sue congeneri e ai loro consorti, figli e fratelli.

  4. maurizio ha detto:

    secondo me bisogna cercare qualcosa di diverso dagli altri comuni, un’attività che ha bruciato o brucia…..

  5. alter_ego ha detto:

    Il conto alla rovescia è partito. I custodi giudiziari hanno dato l’ordine di avviare le procedure di spegnimento degli altoforni 1 e 5 e di tutte le batterie delle cokerie (ad esclusione della 7 e della 8), e la chiusura dell’acciaieria 1. Per l’Ilva di Taranto, dunque, è arrivato il momento della verità.

    Stamani il presidente Bruno Ferrante consegnerà ai custodi giudiziari il programma di opere per risanare gli impianti (secondo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, l’Ilva investirà 400 milioni di euro). E ai sindacati dovrà dire soprattutto quale sarà il piano di gestione del personale, dal momento che l’autorità giudiziaria sta procedendo al blocco della produzione.

    A rendere ancora più teso il clima, ci mancava pure il giallo sui dati dei morti. Secondo uno studio dell’Istituto superiore della Sanità che sarà presentato oggi a Roma a Taranto, nel quinquennio 2003-2008, in continuità con il periodo precedente, i morti in generale e in particolare quelli per tumore sono il 10-15% in più rispetto a quelli attesi (il 30% se ci riferiamo ai tumori ai polmoni). Precisa il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini: «E’ tutto da dimostrare che i morti siano provocati dalle emissioni dell’Ilva. Insomma, esistono margini di incertezza sul rapporto causa ed effetto della mortalità per tumori». Una incertezza che per i periti del gip che hanno partecipato all’incidente probatorio non esiste. Nel senso che l’inchiesta in corso contesta agli indagati il disastro ambientale e non l’omicidio dei cittadini.

    Secondo indiscrezioni, il piano dell’Ilva prevederebbe la copertura parziale dei parchi minerari, un’area che riguarda 70 ettari di superficie (e le montagne di minerali sono alte fino a 15 metri circa). Scadeva ieri l’ultimatum dei custodi giudiziari ai responsabili delle aree cokerie, altiforni, agglomerato e acciaierie poste sotto sequestro dal gip Todisco, alla fine di luglio. I dirigenti Ilva dovevano individuare entro ieri «gli interventi strutturali per l’adeguamento degli impianti, indicando una stima dei costi di realizzazione, dei tempi di effettuazione degli stessi e dei risultati attesi anche sulla base di esperienze operative di settore».

    Secondo alcuni lanci delle agenzie di stampa, stamani il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, si recherà in procura a consegnare il piano al procuratore Franco Sebastio. Ferrante si appresterebbe a chiedere di poter utilizzare ai fini produttivi parte degli impianti. Ma, interpellato, Sebastio nega che possa essere lui il destinatario del piano, avendolo richiesto i custodi giudiziari. «Noi – scandisce il procuratore – siamo organo di esecuzione, non possiamo cambiare di una virgola il provvedimento del gip che il Riesame ha confermato, che nei suoi principi generali intima di far cessare l’inquinamento. Invito a rileggere i provvedimenti in questione. Il Riesame parla della possibilità di “riutilizzazione” degli impianti».

    In procura si ricorda con una certa presa di distanza che «nei giorni scorsi Ferrante si è presentato con tre foglietti senza firma nè intestazione, nei quali non si faceva assolutamente riferimento ai parchi minerari…». Insomma, se sono rose fioriranno. Se oggi l’azienda consegnerà un programma che va nella direzione giusta, si potrebbe aprire una fase di dialogo e ascolto reciproco tra l’accusa e gli indagati, anche se sono ormai avviate le procedure di spegnimento di alcune aree dell’acciaieria.

    • alter_ego ha detto:

      Terrificante realtà!

      La mortalità a Taranto per tutte le cause aumenta dell’8-27% (a seconda dei quartieri), i tumori maligni del 5-42%, le malattie cardiovascolari del 10-28%, e le malattie respiratorie dell’8-64%. Lo afferma uno studio, sulla rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia, con i dati della perizia epidemiologica per il gip del Tribunale di Taranto.

  6. smemorato ha detto:

    Un eccesso di neoplasie alla pleura nei maschi e di tumori alla laringe nelle donne residenti a Brindisi, una aumentata prevalenza di tumori polmonari tra le donne residenti nel comune di Ceglie Messapica e poi le malformazioni congenite nei neonati e l’aumento dei livelli di inquinanti nell’aria, nel centro di Brindisi, in determinate condizioni meteorologiche. E’ la sintesi delle problematiche di cui si è parlato oggi dinanzi alla V commissione Ambiente della Regione Puglia che procede con una serie di audizioni di esperti e ricercatori sulla “situazione ambientale a Brindisi e nel territorio provinciale”, secondo quanto riferisce l’epidemiologo dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Lecce, Emilio Gianicolo, ascoltato dai commissari.

    Una settimana fa è stato ascoltato il primario del reparto di Radioterapia del Perrino di Brindisi, Maurizio Portaluri, che è anche il responsabile dell’associazione Medicina democratica il quale aveva fornito dati per nulla rassicuranti, ribadendo, tra l’altro l’urgenza di rendere operativo il registro tumori oltre che di studi dettagliati, sulla falsariga di quelli a disposizione della magistratura di Taranto, sul caso Ilva. Sono stati sentiti oggi quattro ricercatori dei Cnr di Lecce e Taranto, un esperto dell’Università di Bari, e il sindaco di San Pietro Vernotico, Pasquale Rizzo.
    “Abbiamo presentato dieci studi – spiega Gianicolo – già pubblicati su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Emergono dati coerenti con studi che si riferiscono ad altre aree con forti pressioni ambientali e si manifesta l’interesse a svolgere nuove indagini”.

    Ai consiglieri della V commissione sono stati presentati dati precisi sulle percentuali di tumori nel territorio e di malformazioni neonatali, soprattutto di tipo cardiaco. E’ emerso inoltre che in presenza di venti che soffiano da Est e da Sud–Est, nel centro di Brindisi, si incrementano le concentrazioni di biossido di zolfo che – secondo gli esperti – proviene dal porto e dalla zona industriale e si osservano significativi effetti sulla salute della popolazione. (fonte GdM 3/10/12)

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