A che punto siamo! A che punto siamo? – SEL e contorni.


Ieri sera sono andato ad un incontro per la costituzione del comitato provinciale per il REFERENDUM per il ripristino dell’ART. 18.
Eravamo convenuti da tutte le direzioni e dalle periferie più emarginate della così detta “sinistra”. In posti separati e con posizioni differenziate c’erano i vari corrente di SEL (nel senso che ogni componente è una corrente), che nonostante tutte le buone intenzioni di Vendola danno per morto LO STATUTO e vedono il referendum come strumento unico di lotta politica per contrastare questo governo.
Cambiano di poco le posizioni dei formichi e delle formiche.
Seguono le posizioni di fuorusciti e rientrati di RC.
I più vecchi di RC sono radicali (voglio dire estremisti!) quasi quanto me e sognano di poter aggiungere a queste richieste di Referendum anche la proposta di abrogazione della recente legge pensionistica.
C’erano operai e sindacalisti chimici e metalmeccanici (tutti CGIL) ma oltre a non sapere neanche in quale legge sta l’art. 18 non sapevano neanche dire se erano all’incontro a titolo personale o come rappresentanti sindacali (“la Fiom non ci ha detto ancora nulla”).
Io mi sono incazzato parecchio senza gridare come faccio di solito, ma non sono riuscito a far dire a tutti i presenti il loro amore per l’art. 18 che tutti ormai ritengono defunto e per suo padre LO STATUTO, di cui pochi hanno sentito parlare.
Comunque, a parte togliermi la parola un paio di volte, non mi hanno fatto pernacchie. Fortuna.

Io ce la metterò tutta perché questi referendum si possano fare, ma bisogna anche promuovere discussioni e dibattiti sopratutto tra i più giovani che ormai le ritengono leggi inutili.
Non hanno torto, con padroni come marchionne e sindacalisti (?) come angeletti e bonanni per non citare altri meno famosi che si annidano nell’unico sindacato.
La ghigliottina ci vorrebbe.

Pietro Santo

***

Io ce la metterò tutta perché questi referendum si possano fare, ma bisogna anche promuovere discussioni e dibattiti sopratutto tra i più giovani che ormai le ritengono leggi inutili.
Non hanno torto, con padroni come marchionne e sindacalisti (?) come angeletti e bonanni per non citare altri meno famosi che si annidano nell’unico sindacato. Comincio, caro Pietro, con le parole amare ma piene di speranza e cocciutaggine cegliese (nel senso buono) della tua conclusione. Quelle parole sono anche mie perchè le condivido. Voglio ora aggiungerne altre mie. Il Sig. Marchionne è un bel tipo: si fa grande con i soldi degli altri, dicono che abbia salvato la Chrysler da sicuro fallimento, dimenticano che è Obama che ha messo i soldi nelle sue mani; di suo ci avrà messo la capacità manageriale di tagliatore di teste (esercizio facilissimo negli USA). In Italia ha già tagliato e vuol tagliarne altre di teste. Inoltre pretende di avere dal Governo lo stesso trattamento ricevuto da Barack, dimentica che i “nostri” sono alle prese con il raschiamento del barile, per finanziare il fondo salva-stati che, forse, potrà servire anche a noi italiani. Altissima economia politica! Io da bambino ero più bravo di Monti, mettevo i soldini nel salvadanaio, mica li davo alla mamma per chiederglieli quando ne avevo bisogno! Il Professore con scuse varie sta sepellendo quel che resta della nostra industria pesante in Sardegna dove non trovano più imprenditori disposti a prendersi le agevolazioni statali traccheggiando in punto produzione. A Taranto hanno improvvisamente scoperto l’inquinamento e in nome della salute (sacrosanta, ma difendibile anche in presenza di industrie, basta applicare le leggi invece di intrallazzare!). Infine a Torino nulla fa mister Mario per contrastare le idee del Sig. Marchionne che vorrebbe continuare a produrre automobili di basso livello, ma costose per venderle ad un mercato che invece chiede automobili di alto livello, ma a buon e giusto prezzo come già ampiamente reperibili sul mercato. Il maglionne è confuso, di bel buono, perchè vuol vendere le 500 negli USA dove le automobili di quelle dimensioni, non riescono neanche a parcheggiare, in mezzo agli abituali carrarmati. In italia invece vorrebbe vendere quei carrarmati (suv e jeep) a chi non ha più i soldi e la voglia di comprarseli, ma che vorrebbe la stessa qualità della Ford Europa o delle mille marche orientali che da anni “tiranneggiano” il nostro mercato interno. E il Governo dei tecnici cosa fà? Ha distrutto lo stato sociale ed è in procinto di distruggere definitivamente l’ottava potenza (ora forse non più, la classifica va aggiornata di giorno in giorno) industriale del mondo globalizzato e sdoganato (privo si dogane). Povero Vendola, forse fa bene a pensare di avere un figlio! Fossi in lui, però, farei di tutto, prima di averlo, per preparargli un mondo, uno stato italiano e poi europeo, più giusto e più vivibile, magari con l’aiuto di Bersani che sembra adoperarsi affinchè il governatore pugliese si candidi alle primarie del PD.

CORAGGIO, RESISTIAMO!

Giacomo

 
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11 risposte a A che punto siamo! A che punto siamo? – SEL e contorni.

  1. Pietro ha detto:

    Resistiamo, resistiamo!

  2. alter_ego ha detto:

    Anche la Polverini resiste!

    Le pressioni affinché non molli restano però fortissime. Ieri a scongiurare la Polverini di rimanere al suo posto è stato Silvio Berlusconi in persona 3. Oggi a usare le stesse argomentazioni del Cavaliere è il sinadaco di Roma Gianni Alemanno. “Non so se Berlusconi abbia impedito le dimissioni di Renata Polverini, ieri ho provato più volte a chiamarla ma non sono riuscito a parlarle, ma sicuramente sta valutando le dimissioni. Da questa sede io la invito a non dimettersi, a tenere duro e a fare pulizia”, ha detto il sindaco ospite questa mattina a Omnibus, su La7.

    Convinto che la scelta della presidente sia ormai inevitabile è Pierluigi Bersani. “La situazione politica suggerisce questo, penso proprio di sì”, spiega il segretario del Pd a Ilfattoquotidiano.it.

    • Pietro ha detto:

      Bersani è certamente l’alleato più “leale” del pdl nel momento attuale.

    • alter_ego ha detto:

      Eccome resiste, senza vergogna! La Governatrice del Lazio, a dispetto delle parole urlate, non ha assolutamente dato le annunciate dimissioni. Anzi, ha convocato la sua Giunta e proceduto a decisioni importanti come la nomina di dieci direttori generali, prorogando alcuni in scadenza e chiamando alcuni esterni, pescando, al solito, tra i sindacalisti dell’Ugl. Di più: riprende le fila della politica regionale, regola alcuni conti politici e sbatte fuori dalla Giunta gli assessori fedeli ad Antonio Tajani. Che pdl!

  3. Pietro ha detto:

    Alleato ora e dopo, non meno di tanti altri che pure io ho votato. Mi fosse venuto un crampo alla mano destra!

  4. Pietro ha detto:

    Invece è bella l’idea ridotta a una prestatrice di servizi a chiamata. Ti chiamo e fai il lavoro “sporco”. Bellissima.
    Fosse stato un uomo probabilmente avrebbe avuto fuori la lingua e sarebbe stato in ginocchio, la sostanza non cambia. Non è maschilista, è cattiva e ci sta.

    Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/vauro-fornero#ixzz271z7qOyi

    Si riferisce alla vignetta di Vauro. Si tratta di uno tra tanti commenti e l’ho riportato perché è quello che meglio “legge” il senso di “ministra-squillo”, per niente maschilista e meno ancora offensiva per un mostro di tal genere.
    Cosa ne pensate?
    Se la vignetta fosse stata riferita ad un ministro si genere diverso non sarebbe la stessa cosa?

  5. smemorato ha detto:

    Reblogged this on L'arguto ignorante and commented:

    Resistiamo? Resistiamo!

  6. alter_ego ha detto:

    Ecco l’economia drogata come continua a tartassare le nostre tasche: nell’ultima settimana i crescenti timori per le prospettive della crescita globale sembrano aver spinto gli investitori a realizzare parte dei guadagni accumulati durante l’estate, accompagnata dal clima di incertezza sugli sviluppi della crisi del debito e la mancanza di chiarezza sulle intenzioni di Madrid (dove montano le proteste contro le misure di austerità) circa il ricorso agli aiuti internazionali. Oggi
    il premier Rajoy ha dichiarato che una richiesta di aiuti per il Paese verrà presentata solo qualora il costo del finanziamento dovesse restare troppo elevato per molto tempo. Ombre sui mercati sono giunte ieri dalle parole del presidente della Fed di Filadelfia Charles Plosser secondo cui il recente pacchetto di stimolo negli Usa (QE3) non servirà a molto per rilanciare la crescita o contenere la disoccupazione, ma creerà anche rischi inflazionistici nel lungo termine. Che si deve fare? Cornuti e mazziati sempre? Direi che i fratelli spagnoli fanno bene a RESISTERE!

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