il nostro Paese più o meno…



Per uscire dalla crisi si deve cambiare.
Nel tempo la società s’incrosta di sovrastrutture e di vincoli che ne impediscono l’evoluzione e producono “la crisi di sistema”. Spesso la speculazione sfrutta questo stato per fare soldi; ecco perché le crisi sembra siano causate da essa, ma non è così; la crisi è causata da chi si oppone al cambiamento, dalle lobby del potere: capitalisti, politici, sindacati, ecc… il potere ha sempre una filosofia conservatrice e reazionaria.

La crisi è causata dall’asfissia della società e, per tornare a vivere bene, si deve rimuovere quello che toglie il respiro. Non è tanto la crescita, ma l’equità quella che conta: non avere un potere concentrato nelle mani di pochi; la crescita è opportuna perché permette i cambiamenti senza i conflitti sociali.

Si deve cambiare.
Deve cambiare il modo di concepire la società, deve cambiare il modo di fare la politica, deve cambiare il modo di fare azienda, deve cambiare quasi tutto.

Eliminare i consumi inutili imposti dalla pubblicità è un passo che possiamo fare da soli, questo induce immediatamente le imprese a cambiare il loro modo di organizzarsi. Quello che risulta difficile è cambiare le incrostazioni legate ai politici ed ai sindacalisti: quelli non mollano perché sanno che dietro a loro c’è il vuoto, si aggrappano alle strutture dei partiti da loro create e non hanno la testa per cambiare il loro modo di agire.

Non possiamo però dimenticare che, in democrazia, periodicamente il potere torna ai cittadini attraverso le elezioni e i referendum. I cittadini allora hanno il dovere di valutare attentamente cosa fanno. Per tornare ad avere una società soddisfacente, ci si deve rimboccare le maniche. Si deve studiare le proposte referendarie e andare a firmare quelle che scardinano il potere che oggi opprime (ce n’è una adesso, non pubblicizzata, per la riduzione dei compensi ai politici). Si devono studiare i curricula dei candidati alle elezioni, eliminando a priori quelli che occupano perennemente il riquadro televisivo e discutono degli accordi fra di loro. Si deve tornare ad essere interessati alla politica, quella vera, non quella delle chiacchiere che per mezzo secolo ci hanno propinato e, infine, ci si deve scomodare ed andare a votare: avere il coraggio di scegliere.

Non possiamo più far finta di niente; quando la politica torna nelle nostre mani, dobbiamo usarle e fare la croce su quello che riteniamo il meglio o il meno peggio: astenersi vuol dire firmare la propria condanna. (fonte)

Informazioni su smemorato

senza nulla a pretendere
Questa voce è stata pubblicata in politica, video e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a il nostro Paese più o meno…

  1. Pietro ha detto:

    Quasi d’accordo, eccetto due piccoli punti:
    il sindacato nel “tutt’erbe un fascio”?
    andare a votare e mettere una croce su quello che decidono i partiti?
    Dov’è il cambiamento?
    Pietro

    • gianni_G ha detto:

      ho avuto rapporti stretti col sindacato e purtroppo devo dire che ha gli stessi difetti della politica, di cui è emanazione: autoereferenzialità e cooptazione, che portano inevitabilmente all’arroccamento sul potere.
      Gelmini

      • Pietro ha detto:

        Il sindacato come emanazione della politica mi sorprende davvero.
        Il sindacato collaterale (così dicevano i compagni della CGIL), a cui ho aderito quando facevo il metalmeccanico incazzato, fino alla definitiva ripulsa, ormai inevitabile per la berluscazzione o incancrenimento degli ultimi vent’anni, aveva un ventaglio di rappresentanza politica nei quadri direttivi che, escludendo destra e fascisti, comprendeva dai democristiani fino ai border line della estrema sinistra. Quando mi sono candidato alle politiche nel ’72 ho dovuto dimettermi non solo dal direttivo provinciale ma anche dal C.d.F..
        In fabbrica, sul posto di lavoro, dai compagni più anziani ho appreso la democrazia e la lotta di classe, per la salute e per il lavoro di tutti, nell’inferno di Taranto.
        Hai ragione, molti compagni di allora sono passati addirittura nei C.D.A. di importanti aziende pubbliche e private, alcuni sindacati fanno accordi “ad excludendum”, in cui gli esclusi non sono sindacalisti ma sopratutto lavoratori, alcuni hanno fatto carriera nella politica fognaria. Evito di fare riferimento al sindacato prostituto che ha fatto la rovina economica e morale della regione Lazio, portando nella melma anche gli illustri giornalisti che ne hanno sponsorizzato la dirigente autonominata.
        Ora sono pensionato e milito nella CGIL. Credo che la vendetta (si, proprio vendetta) e la riscossa di tutti quelli che soffrono possa venire ancora solamente dal sindacato.
        Magari dai metalmeccanici inculati e cannibalizzati dall’amico della fornero.
        Magari col vessillo dello Statuto dei Lavoratori.
        Pietro

  2. smemorato ha detto:

    Personalmente sono iscritto alla CGIL da oltre trent’anni e credo nella rappresentanza sindacale. Peccato che i nostri governi (di tutti i colori) non l’abbiano ancora normata degnamente: temono la democrazia!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...