Brindisi, la meglio gioventù, contro la mafia


Melissa Bassi, un fiore spezzato a soli 16 anni dalla furia omicida di un folle, ricordata dalle sue compagne di scuola con il piglio entusiata dei giovani, ha dato forza e personalità ad una fiumana di circa 4000 persone. Studenti, docenti, rappresentati di tutto il mondo dell’associazionismo e dei sindacati, figure simbolo della lotta alla mafia, gente comune, magistrati, politici (pochissimi) tutti uniti all’insegna di un unico slogan: «Mai più uomini soli».

La manifestazione ha chiuso il ciclo di tre settimane “Brindisi capitale dell’antimafia” organizzato dalla Scuola di formazione politica Antonino Caponnetto e dalle associazioni “Proteo Fare Sapere” e “Io Donna”, insieme a “Libera”. La Cgil di Brindisi e il Coni sempre di Brindisi hanno dato il loro sostegno.

Il riferimento è stato alle testimonianze più alte, in termini di sacrifici umani, nella lotta alla mafia: Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e appunto Melissa Bassi, figlia innocente morta mentre si recava a scuola. Ed è proprio la scuola il motore della ripartenza della legalità, una scuola che si spera sempre palestra di civiltà ed educatrice dei cittadini del futuro. Non poteva esserci conclusione migliore per tre settimane intense di mostre, dibattiti, pellicole proiettate, testimonianze illustri della giustizia e della legge, manifestazioni sportive a tutti i livelli ed in tutte le discipline, unite da un unico denominatore: «Brindisi capitale della cultura, della legalità e dell’antimafia». Una risposta cristallina, forte, tangibile di Brindisi e provincia, naturalmente, di tutti gli studenti delle scuole della Città capoluogo.

Alla testa del corteo ci sono Massimo Bassi il papà di Melissa, Nando Dalla Chiesa, Franco La Torre, il sindaco Mimmo Consales, il capo della Procura della Repubblica di Brindisi Marco Dinapoli. Il numero uno del Tribunale fin dal 19 maggio scorso, da quel giorno funesto che resterà scritto come una delle pagine nere che la storia di Brindisi possa ricordare, è stato vicino alla famiglia Bassi condividendone il dolore profondo da padre e da nonno. I ragazzi che indossavano la maglietta con lo slogan che ha fatto il giro d’Italia: «Io non ho paura».

Poi la parola è passata al palco dove Raffaella Argentieri, ex insegnante di lettere con 40 anni di onorata carriera e membro della scuola di formazione politica dedicata ad Antonino Caponnetto spiega il significato della giornata dedicata ai «quattro uomini soli» e a Melissa: «Uomini e donne, compresi gli agenti delle scorte – sottolinea l’ex professoressa dell’istituto per geometri – che hanno avuto il grande merito di non girarsi mai dall’altra parte facendo finta che niente intorno a loro stesse accadendo». E a queste parole si leva alto l’applauso dei ragazzi, la stragrande maggioranza dei partecipanti all’evento. Un particolare che non sfugge al presidente del consiglio comunale di Mesagne Ferdinando Orsini: «È un evento importante che infonde fiducia. Nella vita bisogna scegliere da che parte stare ed i ragazzi hanno scelto. Ci vorrebbero tuttavia più adulti a far sentire la propria voce». Ma se gli adulti erano in pochi rispetto ai ragazzi, la magra figura la fa ancora una volta la politica: presenti il senatore Salvatore Tomaselli, l’assessore provinciale alla Cultura Isabella Lettori, l’assessore comunale alla Programmazione economica Francesco Cannalire, il consigliere comunale Roberto Fusco. Gli altri, non sono stati visti da nessuno dei partecipanti alla manifestazione: il silenzio è mafia era la scritta sulla felpa di una compagna di Melissa!

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senza nulla a pretendere
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