Tabrindisi o Brintaranto? No Lebrinta!


In dado è tratto, il riordino delle province voluto dal Governo Monti è un dato di fatto. Non resta che fare i conti con la realtà della nostra nuova Provincia. Tabrindisi o Brintaranto? Apriamo un dibattito! Ma teniamo conto che c’è già chi si sta dando tanto da fare: «Perché è tempo di andare oltre gli interessi di bottega». Con questo obiettivo, il sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, ha convocato i colleghi, compresi quelli dei Comuni che hanno già deliberato per essere accorpati a Lecce o alla città metropolitana di Bari. «Non è ammissibile questo frastagliamento bisogna puntare su un’unica provincia del Grande Salento formata da Lecce, Taranto e Brindisi, credo che sia doveroso presentarsi uniti». Pur con la consapevolezza che non tutti accetteranno l’invito a sottoscrivere un documento per chiedere al ministro Patroni Griffi la costituzione di una grande Provincia, Consales si aspetta che, almeno i sette Comuni che hanno manifestato l’intenzione di essere accorpati a Lecce rispondano con coerenza. In questa logica non rientra Fasano che, invece, prima attraverso una consultazione popolare, poi con un provvedimento dell’assise cittadina, ha chiesto di rientrare nel territorio della città metropolitana. A tutti gli altri, però, il sindaco di Brindisi è pronto a chiedere il supporto per ottenere un ente che racchiuda il Grande Salento. Così che le province di Brindisi e Taranto verrebbero cancellate e dovrebbero fondersi con quella di Lecce.

«Chi sente le proprie tradizioni vicine a quelle leccesi sarà accontentato – ha precisato Consales – in fondo si tratta proprio di essere tutti uniti nella volontà di andare con Lecce e Taranto. Non c’è incoerenza rispetto a quanto già deliberato». Ma il primo cittadino chiarisce anche l’apparente cambio di rotta rispetto all’iniziale richiesta, avanzata proprio al ministro per la Funzione pubblica. La provincia Taranto-Brindisi, infatti, costituiva una realtà su cui puntare solo nell’eventualità che si potesse conservare lo status di capoluogo per entrambe le città. Archiviata questa ipotesi, Consales ha deciso di chiamare attorno a sé i colleghi brindisini e di convogliare sforzi ed idee sul Grande Salento. Accanto a lui anche il senatore del Pd Salvatore Tomaselli, pronto a sostenerne la battaglia a Roma. «Non mi arrendo all’idea che la nostra provincia debba subire passivamente un vero e proprio processo di disgregazione – ha scritto il senatore in una nota – per questo ritengo assolutamente prioritario ricostituire l’unità di azione e di iniziativa dell’intera nostra provincia».

Un grande lavorio di menti politiche, pronte a tutto per non perdere posti di sottopotere o prepotere, scegliete voi! Il presidente della provincia di Brindisi Massimo Ferrarese, il sindaco di Brindisi Mimmo Consales e il primo cittadino di Taranto Ippazio Stefano, questa settimana si sono incontrati, si sono confrontati e hanno annunciato il loro rivoluzionario progetto che porteranno come proposta all’attenzione del governo. Trovare alla provincia un nome diverso dai due capoluoghi, tipo “dei due mari” o “dell’altro Salento” – io propenderei per Lebrinta -, e dividere le competenze tra i due capoluoghi che però distano tra loro ben 70 chilometri ma che avrebbero una sorta di pari dignità. Peccato che Brindisi dista da Lecce appena 40 chilometri.

Inoltre i grandi soloni avrebbero l’antidoto per salvare almeno gli attuali capoluoghi, con il nuovo strumento della pari dignità. Un escamotage che permetterebbe a Brindisi e Taranto, destinate a sparire, di mantenere in vita le strutture degli attuali capoluoghi che si dividerebbero i compiti, vanificando una consistente parte di quella riduzione della spesa sulla quale punta il governo ed aggravando la vita ai cittadini residenti nel nuovo territorio. Bene, nella regione dove è nata la BAT, probabilmente la prima provincia al mondo a tre teste, ovvero con tre capoluoghi (Barletta, Trani e Andria) che si dividono le funzioni che spetterebbero a un solo comune, adesso arrivano i capoluoghi con pari dignità Taranto e Brindisi e Lecce. L’idea però, sembra tutta in salita visto che il governo ha già fatto sapere che per il riordino valgono i numeri dell’approvazione del decreto.

Tornando a parlare seriamente io propongo e sostengo la nuova Provincia Messapia con capoluogo l’unica località onomatopeica: Ceglie Messapica!

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11 risposte a Tabrindisi o Brintaranto? No Lebrinta!

  1. Pietro ha detto:

    …e li chiamavano professori!!!
    Questo “riordino” disordinato del territorio mi fa pensare alla spartizione, fatta dagli imperialisti e colonialisti, di alcuni territori delle ex colonie in Africa e in Asia (ed anche in America), nella prima metà del secolo scorso, con la riga e con la squadra: tratti di penna sulla carta geografica.
    Anche da noi dei tratti di penna sulla carta geografica, senza guardare alla storia, alla vita di tutti i giorni, alle usanze, all’economia, al lavoro, alle vie di comunicazione, alle lingue, agli affetti.
    Basta un tratto di penna di questi coglioni di professori, come per le pensioni, i contratti, il lavoro, la scuola e tutte le porcate che hanno fatto in meno di un anno.
    E la coccodrilla Fornero dice al malato di sla che la vita da ministro è difficile: le venisse a lei un colpo di sla, magari starebbe meglio e staremmo meglio anche noi.
    Pietro

    • smemorato ha detto:

      I professori sono, come definì silvio gli elettori di sinistra (stasera ho già scritto altrove un parolaccia e non voglio scendere ulteriormente), ma i politici locali sono dei gran tomi. Si affannano tutti intorno al tavolo sparecchiato, cercando di non pagare il conto del pranzo appena terminato. Invece di rendersi conto che l’Italia deve evolversi in Repubblica Federale se vuole salvare Storia, culo ed economia. Sia chiaro non sto parlando del federalismo di Bossi e del suo trota, di Maroni e dei suoi marroni, parlo di un federalismo solidale prodromico di un federalismo tout court basato sulle Regioni previste dalla nostra Costituzione. Basta provincie, solo Regioni e Comuni/Aree metropolitane. Tagliare veramente i costi della politica, vuol dire sopportare i sacrifici dei pubblici dipendenti che comunque vanno accompagnati verso una nuova occupazione.

  2. carolemico ha detto:

    Ciao. Però mica brutta come idea.
    Io invece proporrei come capoluogo di povincia la nostra frazione AJeni. Heheheheh

    • Pietro ha detto:

      Capisci perché io continuo a preferire Taranto e la maggior parte dei miei concittadini non ne vuol sapere?
      Ecco la risposta:
      a Taranto ci sono i Giudici che lavorano in tribunale per il Popolo
      a Brindisi “Giudice” è solo un cognome!

  3. Pingback: …ma, vatinnə a Leccə! | Un Paese più… dipende da noi!

  4. smemorato ha detto:

    In effetti è un cognome molto diffuso a Brindisi. I giudici di Taranto vanno appoggiati senza se e senza ma, i posti di lavoro possono essere tranquillamente salvati e la proprietà può addirittura produrne altri per provvedere a quanto già previsto dalle leggi regionale e nazionali sull’inquinamento industriale. Basta con le insinuazioni su chi oggi guida la Regione Puglia: ha fatto il suo domere di amministratore oggi e di oppositore ieri!

  5. smemorato ha detto:

    Pietro non mi riferivo a te, lo sai.

    C’è stato un intervento recente della magistratura tarantina contro i vertici dell’Ilva. Associazione a delinquere finalizzata a commettere più delitti contro la pubblica incolumità nonchè delitti contro la pubblica amministrazione. Corruzione in atti giudiziari, concussione: finiscono in carcere l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, e l’ex responsabile delle relazioni esterne Girolamo Archinà. Fabio Riva, già vicepresidente e amministratore delegato dell’Ilva, è latitante.

    Nuova misura cautelare agli arresti domiciliari per il patron Emilio Riva, per il consulente Lorenzo Liberti, per l’ex assessore provinciale all’ambiente del Pd, Michele Conserva e per un rappresentante della Promed Engineering di Taranto.

    Gli uomini della Finanza dovranno eseguire il sequestro preventivo dei prodotti finiti e/o semilavorati destinati alla vendita ovvero al trasferimento in altri stabilimenti del gruppo.

    La tesi della magistratura di Taranto è che nonostante il sequestro degli impianti del 24 luglio scorso, l’Ilva continua a produrre acciaio inquinando. Dunque, l’acciaio è il prodotto dei reati contestati. In mattinata si riunisce il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. La preoccupazione è che la situazione dell’ordine pubblico possa degenerare.

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