…ma, vattinnə a Leccə!


Pubblico volentieri perchè, pur non condividendo in pieno il contenuto dell’appello del Consigliere Locorotondo, ne comprendo l’anelito difensivo dell’interesse pratico dei cittadini di Ceglie Messapica. Personalmente sono per l’abolizione completa di tutte le province e per il trasferimento delle competenze e del personale ai Comuni e alle Regioni. Posso considerare positivamente la costituzione delle Città Metropolitane in quanto le grandi aree urbane, di norma, hanno interessi diversi da quelli del resto del territorio che può perfettamente essere governato dall’ente Regione. I politici cegliesi, al limite farebbero bene a considerare l’idea di alcuni blogger cegliesi, cioè, la costituzione di un unico Comune, riunendo gli attuali comuni di Ceglie Messapica, Villa Castelli e San Michele Salentino.

Questa unione avrebbe un senso storico, economico e politico insieme. Non credo che occorra precisare meglio i termini di questa convenienza.

Il vaso è colmo, dopo l’approvazione della delibera consiliare di mercoledì scorso che ha sancito il passaggio della nostra città alla provincia di Lecce; è ormai dimostrato che questa amministrazione oltre a non produrre nessun atto amministrativo utile per la nostra città, sta causando danni che si perpetueranno per decenni sulla nostra comunità. Infatti pensare che Ceglie possa trarre dei vantaggi facendo parte della provincia di Lecce solo degli stolti lo possono immaginare in quanto geograficamente saremmo ultimo comune di questa cosiddetta provincia salentina lunga quasi duecento chilometri, staccati dalla Valle d’ Itria in quanto giustamente i comuni di Ostuni, Cisternino nonché anche il nostro comune più vicino Villa Castelli hanno deciso di aderire alla provincia di Taranto. Non oso pensare nel momento i cui vi saranno progetti da finanziare per lo sviluppo turistico con quali realtà saremmo accomunati forse con Veglie o Taviano; o quando qualche nostro istituto scolastico avrà bisogno di essere ampliato o ristrutturato o quando le nostre strade avranno bisogno di essere manutenute; per non parlare dei disagi dei cittadini Cegliesi che dovranno fare riferimento a Lecce per ogni tipo di necessità amministrativa,ricordando che allo stato attuale non vi sono neanche mezzi pubblici che collegano Ceglie con Lecce; al contrario di quanto avviene con Taranto già ottimamente collegata. Chi richiama come giustificazione la storia della antica provincia di Terra d’Otranto sa o dovrebbe sapere che essa non era una provincia come la intendiamo attualmente noi, ma una regione dell’epoca che all’interno di essa aveva diversi distretti tra i quali quello di Brindisi e di Taranto. Pertanto invito coloro i quali hanno votato questa delibera a rileggersi la storia e cercare di cambiare idea in quanto la verità è una sola ed è quella che da parte di qualche “personaggiucolo” politico cegliese l’unica possibilità di credere di contare qualcosa è quella di far passare la nostra città nella provincia di Lecce. A tutto ciò bisogna ribellarsi e se il Sindaco e la sua maggioranza non ritorneranno sui loro passi, revocando la delibera approvata lo scorso 7 novembre, il sottoscritto si farà promotore insieme a tutti i consiglieri ed ai cittadini che ne vorranno far parte di un comitato referendario che possa dare la possibilità ai cegliesi direttamente di decidere a quale provincia aderire.
Francesco Locorotondo
Consigliere Comunale, Comune di Ceglie Messapica

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8 risposte a …ma, vattinnə a Leccə!

  1. Pietro ha detto:

    La discussione (se ci fosse veramente, sarebbe già una bella novità!) sulla “provincia” ha tante facce, non le facce finte dei politici tutti, che sono in verità i vari aspetti del problema.
    Questo governo criminale lo affronta e lo risolve nel modo che gli è più congeniale, cioè in modo criminale come sta affrontando tutte le altre cosucce che ci riguardano.
    Il termine stesso di “Provincia” rimanda e fa pensare ad una organizzazione imperialistica e colonialistica del territorio e delle popolazioni dove si mandano rappresentanti del “potere centrale” a surrogare la libera organizzazione autonoma delle società locali: eliminare seriamente tali strutture posticce e ingombranti sarà un momento necessario di ricostruzione democratica.
    Nella pratica sono servite, le province, a creare o fortificare gruppi di potere bottegaio che uscivano dalle finestre di Comuni e Regioni e rientravano dal portone delle Province, col risultato della scalata postuma alle Istituzioni che diversamente sarebbero rimaste inaccessibili a questi gruppi spurii. Una bella nicchia energetica per bottegucce e mafiette varie.
    Lecce o Taranto: per me sono due belle città in cui mi sarebbe piaciuto vivere alternativamente a Ceglie per due mesi all’anno e andare e venire e girare per la nostra bella Puglia oppure nel piccolo e nel grande Salento e di qua fino a Matera e, perché no, fino ad Acerenza (l’antica Acheruntum), e poi a Napoli, a Marsala, a Trapani, a Palmi, a Benevento, in tutta la macroregione del Sud da molti di noi vagheggiata.
    Litigare sulla bontà di essere Tarantini o Leccesi piuttosto che Brindisini serve solo a quel grande manipolo di diversamente abili che grazie all’esistenza di questo “ente” medioevale hanno una “occupazione” da cui traggono stipendi, influenze, tangenti, bustarelle, e come i “manzoniani” di Carducci tirano più di quattro paghe per il lesso.
    Prima le tolgono, prima si ritrovano i soldi per riaprire gli ospedali chiusi, altro che le barzellette dei nostri interessati sostenitori delle province!!!!!

  2. eldiablo1959 ha detto:

    Pietro, come sempre, ha ragione.

  3. smemorato ha detto:

    Io pongo l’accento sul macrocomune “Messapia” che potrebbe essere un’occasione da cogliere in questo momento di ristrutturazione delle istituzioni locali. Sono, però, certo che nessuno dei politici locali vorrà mettere in palio il proprio scranno per far propria questa idea di noi blogger delle cegliese blogosfera, vero Domenico?

  4. eldiablo1959 ha detto:

    Verissimo. Il problema è che esiste un patto “tacito e condiviso” tra le “cosidette opposizioni” e gli attuali amministratori. Ognuno coltiva il proprio orticello e ogni tanto fanno finta di imbeccarsi. Ti faccio un esempio: il Segretario politico dell’UDC (partito di opposizione) è stato l’assessore all’urbanistica del secolo scorso!

    • smemorato ha detto:

      Purtroppo è un uso politico, un malcostume diffuso in tutta Italia, a Collegno ci sono delle analogie anche se la sinistra è al potere a partire dal dopoguerra ininterrottamente.

    • Pietro ha detto:

      Ci siamo capiti, anche se ti è scappata la sillaba im- davanti a -beccarsi.
      Questi, a parte gli altri imbroglioni nazionali,parlo di quelli locali, offendono la comune intelligenza dei propri concittadini con un gioco tanto sporco che poi le parole escono da sole dalla tastiera come dotate di vita propria.
      S’incazzano pure i “segni” dei concetti e vedi venire fuori “imbeccarsi” invece di “beccarsi”, perché questi consumati attori recitano una cosa e l’altra!

      Il Comune Messapico sarebbe anche una bella idea per risparmiare (pensa che bel risparmio un solo Sindaco, un solo Consiglio, una sola Giunta, un solo U.T.C., ecc. ecc.), oltre che per riunire famiglie disperse e riorganizzare la nostra cultura, con la terra, le masserie, le fogge ed i fondi rustici, le antiche arti ed i recenti mestieri, tutte quelle cose che si sono frazionate nella diaspora dei secoli scorsi e si rischia ormai di perdere.

      Dite la vostra ché ho detto la mia…

      • smemorato ha detto:

        Caro Pietro, la mia è come la tua! Se il risparmio del pubblico denaro è l’obiettivo del locale politico, questi non deve por tempo in mezzo e precipitarsi a sposare l’idea del diavolo, dello smemorato, tua, di Pino e di quant’altri della locale blogosfera si sono sposati con questa ideuzza.

  5. smemorato ha detto:

    Nichi Vendola:
    Abolizione di tutte le province, abolizione di tutti i vitalizi, uniformità e riduzione dei compensi negli enti pubblici. Forte riduzione del finanziamento pubblico ai partiti, ma rinunciare del tutto vuol dire consegnare la politica al controllo dei ricchi e non al controllo dei cittadini. E bisogna non spendere fortune anche per le campagne elettorali.

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