Siamo di fronte ad un groviglio di interessi, sentimenti e passioni inestricabile e continuamente alimentato.

Lo smemorato di Collegno

Sono morti almeno in diciotto nelle ultime ore nelle incursioni aeree israeliane sulla Striscia di Gaza. Il bilancio totale delle vittime dall’inizio delle operazioni è di 49 palestinesi uccisi, e di tre israeliani. I feriti sono oltre 345, molti sono bambini. Questo terribile bilancio è purtroppo sicuramente provvisorio, avere questa certezza è terribile. D’altro canto è dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale che in quella regione si succedono sempre gli stessi fatti.  Al momento non ci sono segnali confermati ufficialmente di una tregua, ma il presidente egiziano Mohammed Morsi – principale mediatore tra le due parti – ha annunciato il contrario: a breve Hamas e Israele potrebbero firmare un accordo per un cessate il fuoco.

Sono passati cinque giorni da quando è stata lanciata l’operazione ‘Colonna di nuvola’. Per la maggior parte degli abitanti della Striscia lasciare Gaza è impossibile. Mancano medicinali d’emergenza, sacche per raccogliere il sangue, benzina per garantire…

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6 risposte a

  1. Pietro ha detto:

    Volentieri sottoscrivo quanto affermato dalla Spinelli, ma ci voglio aggiungere “il buon peso”.
    I fanatici guerrafondai che abitano Israele sono i migliori alleati dei negazionisti e complici interessati dei “signori della guerra”.
    Nel buon peso ci siamo anche noi, non solo gli americani e tutta la Nato.
    Anche noi dobbiamo vendere armi di distruzione per poter pagare tangenti ai porci amici degli amici degli amici.
    A lavarci la coscienza ci basti sapere che siamo parte del “popolo della giusta fede”.
    Non sono personalmente partigiano di alcun integralismo religioso ma “al-tariq ila al-Qud” (“la Via per Gerusalemme”) non è mai stata intesa dagli islamici come una traiettoria per i missili, ma un percorso spirituale per tutti i credenti del Dio Unico, nessuno escluso (ma anche nessuno speciale eletto!). Quasi al pari del pellegrinaggio alla Mecca (“hagg”).
    Bisognerebbe, ma questa è pura utopia (ed è pazzesco credere che qualcuno l’ascolti), bisogna disarmare contemporaneamente tutta la zona compresa tra Sinai, Tigri-Eufrate e Mediterraneo, mettendo nella lista Siria Giordania e Turchia. Quindi tagliare le mani a chi continua a produrre armi da guerra (qui mi sorge un dubbio: ci sono armi che non siano da guerra?), oppure, soluzione incruenta, demolire tutte queste fabbriche e mandare a zappare dirigenti, tecnici e operai.
    Magari nei territori della striscia a dissodare e bonificare.

    • smemorato ha detto:

      Caro Pietro il problema è che, se veramente smettessimo di produrre e vendere armi, l’Italia andrebbe dal culo, ma sul serio, non per finta come ci ha fatto credere il governo dei tecnici delle deiezioni della loro etica e della loro finta morale. Mentre scrivo vedo due finti giornalisti che fanno finta di intervistare il ministro Passera ex CEO Banca Intesa che dopo il suo passaggio è sul punto di mettere mano, per la prima volta, alle nuove condizioni dei contratti di lavoro ex articolo 18 dello SdL. Per inciso ieri ho raccolto firme, in centro qui a Collegno di persona personalmente, e… mi sono divertito più di Catarella quando si occupa di “informaticia”.

      p.s.: Giletti andrebbe chiuso a chiave in una stanza – confinante – in cui rinchiudere la sua
      compaesana Parietti. La condanna consisterebbe nel fatto che questi due cicisbei siano costretti a guardarsi senza potersi toccare (ti lascio immaginare qual’è il loro principale interesse). Si quasi quasi passo alla ghigliottina…
      .

      • Pietro ha detto:

        Per me la visione odierna di Giletti (non sapevo chi fosse, ho chiesto a mia moglie: chi è quell’imbecille che mima il giornalista?) è durata un minuto secondo, l’ho mandato subito all’inferno.
        Con il “buon” esempio della ghigliottina sai quanta gente si asterrebbe dal fingersi quello che non è. Anche quei coglioni dei tecnici, anche i “garanti” della Costituzione avrebbero un buon deterrente per smettere un mestiere rischioso…
        Alla fine anche tu mi dai ragione…
        Vive Monsieur De Guillotin! Vive l’Italie!

  2. smemorato ha detto:

    Repubblica cancella il post di Odifreddi su Israele. Lui lascia: “Meglio fermarsi”
    Il matematico aveva scritto parole dure sul conflitto in Medio Oriente accusando lo Stato ebraico di “logica nazista”, ma il suo intervento è scomparso dopo 24 ore. Oggi il saluto ai lettori: “Continuare sarebbe un problema. D’ora in poi dovrei ogni volta domandarmi se ciò che penso o scrivo può non essere gradito a coloro che lo leggono”
    di Redazione Il Fatto Quotidiano | 20 novembre 2012
    Commenti (1831)
    Piergiorgio Odifreddi

    Un post pubblicato domenica. Tema: il conflitto israelo-palestinese che in questi giorni sta vivendo un’altra pagina dai toni drammatici. Una presa di posizione molto dura nei confronti dello Stato ebraico, accusato di “logica nazista” nei confronti dei palestinesi. Ma la rimozione del suo intervento dal sito di Repubblica.it ha colto di sorpresa Piergiorgio Odifreddi (matematico, divulgatore scientifico, diventato noto anche per le sue posizioni critiche alla Chiesa cattolica). Ieri sera, infatti, il suo post nel blog “Il non senso della vita” non c’era più. Tanto è bastato, comunque, perché Odifreddi decidesse di scrivere un ultimo intervento, di commiato, per salutare i numerosi lettori che lo hanno seguito fin qui. D’altronde l’intervento in un blog non riflette la linea editoriale del giornale, che del resto nei casi più controversi – come potrebbe essere questo – può scegliere di pubblicare due interventi in antitesi (l’uno che intende confutare l’altro), davanti ai quali i lettori possono confrontarsi.

    “Per 809 giorni Repubblica.it ha generosamente ospitato le mie riflessioni – scrive Odifreddi nel suo saluto – che spesso non coincidevano con la linea editoriale del giornale, e ha offerto loro l’invidiabile visibilità non solo del suo sito, ma anche di un richiamo speciale nella sezione Pubblico. Da parte mia, ho approfittato di questa ospitalità per parlare in libertà anche di temi scabrosi e non politically correct, che vertevano spesso su questioni controverse di scienza, filosofia, religione e politica. Naturalmente, sapevo bene che toccare temi sensibili poteva provocare la reazione pavloviana delle persone ipersensibili. Puntualmente, vari post hanno stimolato valanghe (centinaia, e a volte migliaia) di commenti, e aperto discussioni che hanno fatto di questo blog un gradito spazio di libertà. Altrettanto naturalmente, sapevo bene che la sponsorizzazione di Repubblica.it poteva riversare sul sito e sul giornale proteste direttamente proporzionali alla cattiva coscienza di chi si sentiva messo in discussione o criticato”.

    “Immagino che il direttore del giornale e i curatori del sito abbiano spesso ricevuto lagnanze, molte delle quali probabilmente in latino – ammette – Ma devo riconoscere loro di non averne mai lasciato trasparire più che un vago sentore, e di aver sempre sposato la massima di Voltaire: ‘Detesto ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo’. Mai e sempre, fino a ieri, quando anche loro hanno dovuto soccombere di fronte ad altre lagnanze, questa volta sicuramente in ebraico”. Fino a ieri, dunque, tutto ok. Poi, però, la cancellazione del post che “non è, di per sé, un grande problema: soprattutto nell’era dell’informatica, quando tutto ciò che si mette in rete viene clonato e continua comunque a esistere e circolare. Non è neppure un grande problema il fatto che una parte della comunità ebraica italiana non condivida le opinioni su Israele espresse non soltanto da José Saramago e Noam Chomsky, al cui insegnamento immodestamente mi ispiro, ma anche e soprattutto dai molti cittadini israeliani democratici che non approvano la politica del loro governo, ai quali vanno la mia ammirazione e la mia solidarietà”.

    “Il problema, piccolo e puramente individuale, è che se continuassi a tenere il blog, d’ora in poi dovrei ogni volta domandarmi se ciò che penso o scrivo può non essere gradito a coloro che lo leggono: qualunque lingua, viva o morta, essi usino per protestare – Dovrei, cioè, diventare ‘passivamente responsabile’, per evitare di non procurare guai. Ma poiché per natura io mi sento ‘attivamente irresponsabile’, nel senso in cui Richard Feynman dichiarava di sentirsi in Il piacere di trovare le cose, preferisco fermarmi qui”. “Tenere questo blog è stata una bella esperienza, di pensiero e di vita, e ringrazio non solo coloro che l’hanno ospitato e difeso, ma anche e soprattutto coloro che vi hanno partecipato – conclude Odifreddi – La vita, con o senza senso, continua. Ma ci sono momenti in cui, candidamente, bisogna ritirarsi a coltivare il proprio giardino”.

    Ma la scomparsa improvvisa del post aveva scatenato proprio i frequentatori più assidui del blog di Odifreddi che, utilizzando lo spazio del suo articolo precedente, non solo hanno chiesto insistentemente al matematico come mai quel testo fosse stato rimosso, ma lo hanno copiato e incollato a beneficio di chi non l’avesse letto. A quel punto, certo, si è sviluppato il dibattito tra chi è d’accordo con la tesi di Odifreddi e chi non lo è. ”Non c’era nessun delirio antisemita, filoislamico, comunista. Solo una condanna alla violenza” scriveva B.dg. ”Il post – secondo Giulioru – è un minkiata se l’ha o gliel’hanno tolto hanno fatto bene, non per i contenuti che sono aleatori come tutte le informazioni che ci imboccano, ma per l’uso di paragoni matematici che sono infantili e inopportuni. Uno, 10, 100 non è questione di moltipliche ma di follia umana che non ha formule né tempo né luoghi”.

    I lettori del blog ora commentano invece l’addio del matematico al blog: “Con l’ultimo thread non ero d’accordo, come ho scritto – interviene Nivadi – Ciò non toglie che desidero continuare a leggere osservazioni non convenzionali e stimolanti facci sapere dove potremo leggerti. Smetterò di leggere il sito di Repubblica”. “Che gran peccato, il suo blog mi ha sempre offerto dei grossi spunti di riflessione – dice lucajeck_01 – A volte mi sono trovato in disaccordo con le sue vedute, ma è stato un piacere anche quello, poter testare il mio senso critico su argomenti complessi o comunque su punti di vista particolari è stato stimolante”.

    Di seguito il post di Odifreddi cancellato dal blog

    Dieci volte peggio dei nazisti (18)
    Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

    Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

    In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

    Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?

    Piergiorgio Odifreddi
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/20/repubblica-cancella-post-di-odifreddi-lui-lascia-meglio-fermarsi/419844/

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