“Cambiare si può” – in vista delle assemblee del 14-16 dicembre


cambiare si puo

Dal 1° dicembre, quando le assemblee per il lancio sul territorio di “Cambiare si può” del 14-16 dicembre sono state varate, sono intervenuti diversi fatti nuovi. Uno ci riguarda direttamente: ad oggi sono in preparazione ben 84 assemblee ( elenco in completamento al link http://www.cambiaresipuo.net/primo-elenco-di-assemblee/ ) e l’integrazione tra i promotori (singoli e forze organizzate) procede in maniera soddisfacente, pur scontando fisiologiche difficoltà determinate da esperienze e incomprensioni del passato; è un fatto molto positivo perché significa che l’idea e il progetto funzionano e possono crescere ancora. Parallelamente c’è un continuo mutamento del contesto con un precipitare della crisi e l’ormai certa anticipazione del voto (anche se ancora indeterminato nella data): è un fatto che non possiamo ignorare e che ci impone di stringere i tempi e, quando avremo un quadro di riferimento temporale più chiaro (e comunque a partire dalla prossime assemblee), di valutare l’incidenza dei tempi sulla qualità dell’iniziativa.

In questa prospettiva e per rispondere alle molte richieste può essere utile fornire alcune indicazioni per dare alle assemblee una prospettiva unitaria, fermo che un cantiere politico come il nostro si alimenta dal basso e che le assemblee non devono limitarsi a formalizzare scelte già fatte ma avere un vero e proprio carattere costituente:

1) la discussione delle assemblee – in particolare nel contesto di cui si è detto – non potrà che essere a tutto campo e dovrà estendersi anche alle tappe dell’impresa. A questo fine è opportuno che si tengano presenti alcuni dati di fatto:

a) se le elezioni saranno il 10 marzo il decreto presidenziale di convocazione dei comizi elettorali, che deve essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale almeno 45 giorni prima delle elezioni, interverrà, se non prima, il 24 gennaio. Ciò significa che tra il 25 e il 28 gennaio dovranno essere depositati al Ministero dell’interno i contrassegni delle liste e entro il 4 e il 5 febbraio (35° e 34° giorno precedente le elezioni) dovranno essere raccolte, autenticate e depositate circa 80.000 firme di presentazione, pari a un numero variabile tra le 1.500 e le 4.000 a seconda delle circoscrizioni elettorali (che sono, per la Camera, 27). Se poi la data del voto dovesse essere anticipata – come oggi si dice da più parti – al 24 febbraio tutto sarebbe anticipato di 15 giorni e, dunque, le liste dovrebbero essere presentate intorno al 20 gennaio;

b) i tempi che abbiamo di fronte sono, dunque, strettissimi: entro la fine dell’anno (e, dunque, con l’assemblea del 22 dicembre o immediatamente dopo) dovremo avere un nome, un simbolo, dei criteri per la designazione dei candidati, un comitato di garanti (composto da persone che non si presenteranno alle elezioni) per seguire la formazione delle liste, una segreteria organizzativa nazionale (che coordini le operazioni materiali necessarie, la comunicazione, il sito etc.). Quanto ai criteri per la designazione dei candidati e la formazione delle liste va ribadito il rifiuto di ogni logica di contrattazione e lottizzazione: le candidature devono avere un segno di forte discontinuità rispetto al passato e devono essere individuate con la massima pubblicità e con il coinvolgimento e l’approvazione finale dei territori;

c) una campagna elettorale costa e noi – orgogliosamente – siamo senza soldi e finanziamenti. Ciò richiede che si attivino dei meccanismi di autofinanziamento a partire dalle assemblee (tenendo presente che 20 euro a testa da parte di 10.000 persone bastano a fare 200.000 euro: insufficienti per la campagna, ma sufficienti per una buona partenza).

2) le assemblee sono la prima presentazione di “Cambiare si può” ai cittadini che vogliamo coinvolgere nel progetto. Ciò significa che è opportuna l’introduzione informativa di uno dei promotori o di qualcun altro già coinvolto nella campagna e, possibilmente, la diffusione del documento costitutivo o la proiezione di alcuni passaggi dell’assemblea di Roma (tutti reperibili sul sito) anche per ribadire il carattere radicalmente alternativo del nostro progetto. Inoltre è importante che le assemblee abbiano carattere aperto, cioè che si discuta non tanto di noi quanto delle prospettive che vogliamo aprire nella scena politica e delle modalità per rendere praticabile l’impresa (tenendo conto – altro dato conoscitivo necessario – che il numero minimo di voti per avere una rappresentanza alla Camera – dove c’è, secondo la legge vigente, la soglia minima del 4% – è di circa 1.500.000 voti).

3) come contributo alla discussione e prima base di uno schema di programma, proponiamo di seguito una bozza di 10 punti irrinunciabili da sottoporre all’assemblea per valutazioni e integrazioni;

4) le assemblee dovranno anche discutere la struttura della campagna “Cambiare si può” e le regole per definire le liste dei candidati in caso di partecipazione alle elezioni, a partire da alcuni punti fermi fissati nel documento costitutivo: il carattere di originalità del progetto (che non può essere la semplice sommatoria di articolazioni preesistenti), il segno di novità nelle candidature (in termini di netta discontinuità rispetto al passato), la designazione dei candidati in modo pubblico e trasparente;

5) è importante che all’esito dell’assemblea (o della sua fase preparatoria) si individuino per ogni realtà territoriale un coordinamento organizzativo in modo da costruire una rete operativa immediatamente e facilmente attivabile (posto che una impresa che nasce dal basso deve valorizzarne le indicazioni ed essere in grado di coordinarle).

Buone assemblee!

10 punti programmatici minimi irrinunciabili

1. Sì a un’Europa dei cittadini, alla rinegoziazione del debito pubblico e delle normative europee al riguardo attraverso una alleanza dei Paesi mediterranei oggi devastati dalla crisi e a un progetto di riconversione di ampi settori dell’economia in grado di rilanciare l’occupazione con migliaia di piccole opere di evidente e immediata utilità collettiva. No all’Europa delle banche e dei banchieri e delle politiche recessive in atto.

2. Sì a un grande progetto di riconversione ecologica dell’economia e di riassetto del territorio nazionale e dei suoi usi per garantire la sicurezza dei cittadini e la riduzione del consumo di suoli agricoli. No alle grandi opere (dal Tav Torino-Lione al Ponte sullo stretto e al proliferare di autostrade e raccordi) inutili, dannose all’ambiente e alla salute ed economicamente insostenibili.

3. No a contrazione del lavoro e al precariato e alla riduzione di fatto dei salari e delle pensioni. Sì al ripristino delle tutele del lavoro e dei lavoratori cancellate dai Governi Berlusconi e Monti (anche con sostegno ai referendum) e alla sperimentazione di modalità di creazione diretta di occupazione, anche in ambito locale, all’introduzione di un reddito di cittadinanza, al potenziamento degli interventi a sostegno delle fasce più deboli e dei presidi dello stato sociale (nella prospettiva di un welfare dei diritti e non di forme di assistenzialismo caritatevole).

4. No agli attuali costi fuori controllo della politica e alla rappresentanza come mestiere. Sì alla autonomizzazione della politica dal denaro, all’abbattimento dei relativi costi, alla previsione di un tetto massimo per i compensi pubblici e privati, all’azzeramento delle indennità aggiuntive della retribuzione per ogni titolare di funzioni pubbliche.

5. Si a un’imposizione fiscale più incisiva sui redditi elevati, sui patrimoni e sulle rendite finanziarie (con estensione alle proprietà ecclesiastiche). No ad aumenti delle imposte indirette e a inasprimenti della fiscalità nei confronti dei redditi medio-bassi.

6. Sì a un’azione di ripristino della legalità, di contrasto della criminalità organizzata, dell’evasione fiscale e della corruzione con recupero di risorse da destinare a un welfare potenziato e risanato dal clientelismo. No alle politiche dei condoni e alle leggi ad personam.

7. No a tutte le operazioni di guerra e drastica riduzione delle spese militari. Sì alla destinazione dei corrispondenti risparmi e di risorse adeguate a sanità, scuola pubblica, ricerca e innovazione (nella convinzione che sapere e istruzione sono prerequisito della democrazia e intervento strategico).

8. Sì a politiche di valorizzazione dei beni comuni e a forme di sostegno e promozione delle esperienze di economie di cooperazione e solidarietà. No allo svuotamento di fatto dei referendum del 2011 e alla vendita ai privati dei servizi pubblici locali.

9. No ad ogni forma di discriminazione e di razzismo (e alle leggi che ne sono espressione, a cominciare dalla Bossi-Fini). Sì al pieno riconoscimento dei diritti civili degli individui e delle coppie a prescindere dal genere, a una cultura delle differenze, a politiche migratorie accoglienti e all’accesso alla cittadinanza per tutti i nati in Italia.

10. Sì a una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi l’attuale subordinazione al potere economico-finanziario. No al conflitto di interessi e alla concentrazione dell’informazione.

Informazioni su smemorato

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13 risposte a “Cambiare si può” – in vista delle assemblee del 14-16 dicembre

  1. Pietro ha detto:

    FINALMENTE!
    Una assemblea si potrebbe fare anche a Collegno, dove ci sono più adesioni che a Brindisi!
    Io la farei più volentieri da voi, perché quaggiù non sarà una passeggiata…

  2. smemorato ha detto:

    Cercherò di andare a Torino, ecco il comunicato del coordinamento “Cambiare si può” Torino che diffondo a coloro che volessero partecipare all’assemblea di domenica 16 Dicembre. Chi vuole iscriversi per parlare all’assemblea può farlo comunicandolo all’indirizzo cambiaresipuo.torino@gmail.com, tenendo conto del fatto che ci sarà spazio per 20 interventi di 6 minuti ciascuno e che non tutti potranno parlare. La lista degli interventi verrà decisa collegialmente con criteri di pluralità e condivisione.
    CAMBIARE#SI PUO ’
    I primi firmatari torinesi dell’appello # CAMBIARE SI PUO’ raccogliendo l’invito lanciato nell’assemblea nazionale del 1° dicembre 2012 promuovono domenica 16 dicembre alle ore 9,30 presso il Cinema Ambrosio in corso Vittorio Emanuele II, 52 un’assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini, le realtà sociali, politiche, di movimento presenti sul territorio interessati alla campagna # CAMBIARE SI PUO ’, con l’obiettivo di presentare alle elezioni politiche del 2013 una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono.
    Oggetto dell’assemblea sarà la discussione e la condivisione del percorso politico e organizzativo avviato a Roma con l’assemblea del 1°dicembre 2012.
    Le proposte saranno riportate nell’assemblea nazionale del 22 dicembre.
    # CAMBIARE SI PUO ’
    Per una presenza elettorale alternativa alle elezioni politiche del 2013
    # CAMBIARE SI PUO’ E SI DEVE
    Vanno cambiati sia i contenuti che il metodo di una politica che, anche nella attuale situazione di disfacimento economico e morale della Repubblica, continua a far pagare la crisi solo ai più deboli e a occuparsi di schieramenti e di organigrammi.
    # CAMBIARE SI PUO’ E SI DEVE
    Questa prospettiva è oggi assente dalla scena politica ufficiale e dal percorso che porta alle elezioni politiche del 2013. Lanciamo questa campagna per non restare muti di fronte a opzioni che non ci corrispondono: scegliere tra Monti e Monti (cioè tra i tecnocratici puri e i partiti che vorrebbero sostituire i tecnici senza segnare una netta discontinuità con la loro agenda, come propone la carta d’intenti «Italia Bene Comune», collante della coalizione Pd-Sel-Socialisti), o votare il Movimento 5 stelle, o ritirarsi nell’astensione.
    Per questo ci proponiamo di lavorare al tentativo, difficile ma necessario, di creare le condizioni per una presenza elettorale alternativa alle elezioni politiche del 2013. Occorre un’iniziativa politica nuova capace di proporre un’uscita diversa dalla crisi e di rompere con il sistema clientelare e corrotto della seconda repubblica.
    La sfida è quella di proporre un’alternativa nei contenuti e nei metodi,che tiri una riga netta con il recente passato di disgregazione della sinistra italiana, offra volti nuovi, dichiari fin da subito uno stile radicale e alternativo.
    Primi firmatari
    Luciano GALLINO professore di sociologia, Università di Torino
    Livio PEPINO magistrato, responsabile Edizioni Gruppo Abele
    Marco REVELLI professore di scienza della politica, Università del Piemonte orientale
    Chiara SASSO scrittrice, Coordinamento Rete dei Comuni Solidali
    Andrea AIMAR studente
    Eleonora ARTESIO consigliere regionale
    Ugo BOLOGNESI FIOM Torino
    Beppe CASTRONOVO dirigente nazionale CUB
    Emilio CHIABERTO sindaco di Villar Focchiardo, Val Susa
    Gianna DE MASI assessore Comune di Rivalta
    Dario FRACCHIA sindaco di Sant’Ambrogio, Val Susa
    Piero GILARDI artista
    Roberto LAMACCHIA avvocato, presidente Associazione italiana Giuristi democratici
    Luciana LAPROVA coordinamento No Avvio Biomasse Piemonte
    Ezio LOCATELLI segretario provinciale PRC
    Pasquale LOIACONO FIOM Mirafiori
    Rino MARCECA vice presidente Comunità montana Valle di Susa e val Sangone
    Ugo MATTEI professore di diritto civile Università di Torino, coautore quesiti referendari sull’acqua
    Guido ORTONA professore di politica economica, Università del Piemonte orientale
    Maurizio PAGLIASSOTTI giornalista
    Pietro PASSARINO segretario regionale CGIL
    Cadigia PERINI blogger Isola dei Cassaintegrati
    Federica REMONDINO coordinamento ALBA Torino
    Raphael ROSSI SOS Corruzione, signorirossi.it
    Beppe ROSSO attore
    Giuseppe SERGI professore storia medievale, Università di Torino
    Emilio SOAVE coordinamento associazioni ambientaliste Torino
    Antonella VISINTIN Sinistra Critica, ambientalista
    http://www.cambiaresipuo.net/appello/

    • Pietro ha detto:

      Non ci ho messo una parola, ma è proprio quello che volevo scrivere io, sembra il mio comunicato: ti prego di metterci l’anima.
      E vai…

    • Pietro ha detto:

      Ho mandato questa email ai miei corrispondenti

      Cari amici
      mi permetto di entrare nella vostra posta per offrirvi e chiedervi
      di volere fare un’azione importante per il vostro nostro futuro.
      Vogliate dare uno sguardo a questo appello:

      http://www.cambiaresipuo.net

      Sono certo che quando avrete letto l’appello ed i nomi degli
      estensori del medesimo converrete almeno di non avere
      sprecato il breve tempo necessario per leggerlo.
      Grazie ed auguri

      Pietro Palmisano

      • smemorato ha detto:

        Ben fatto. Domenica ci sarò, perchè a Sel voglio lanciare un segnale d’allarme che serva a far crescere il mio/nostro Partito assecondando gli entusiasmi e gli sforzi fatti dai militanti che costituiscono una vera e grande risorsa politica oltre che elettorale, che quando subiscono scelte politiche non consone da parte di dirigenti politicamente miopi o addirittura ancora legati ai vecchi schemi del partitone che fummo ai tempi del muro. Cambiare si può deve essere uno stimolo e comunque un grande alleato.

    • smemorato ha detto:

      ATTENZIONE!! Per motivi organizzativi indipendenti dalla nostra volontà, l’assemblea CAMBIARE #SIPUO’ di Domenica 16 Dicembre si svolgerà al cinema Lux, Galleria S. Federico 33, dalle ore 9.00. INVITIAMO AD AVVERTIRE TUTTI I VOSTRI CONTATTI DEL CAMBIO DI SEDE.

      (Cinema Lux: 10 min a piedi da Porta Nuova. Percorrere Via Roma, attraversare piazza S.Carlo tenendosi sulla sinistra, al fondo di piazza S.Carlo entrare in Galleria S.Federico, a sinistra di via Roma).

  3. eldiablo1959 ha detto:

    A Brindisi invece ci vediamo il 19 Dicembre.

  4. ceglieterrestre ha detto:

    Io non posso fare molto:Un caro saluto

  5. eldiablo1959 ha detto:

    Mi correggo… Brindisi Martedì 18 dicembre 2012 alle ore 17,30
    Sala Marino Guadalupi , Comune di Brindisi piazza Matteotti
    Caro Pietro, ci vediamo lì.

  6. smemorato ha detto:

    In ogni caso sia chiaro che io sto con il magistrato Ingroia, con il magistrato De Magistris, non con i politici che portano lo stesso nome. Ayala, a suo tempo, ed altri hanno dimenticato che la Costituzione Italiana prevede una netta divisione fra i poteri dello Stato. La magistratura, alto garante della democrazia, deve essere anodina. Anche se libero cittadino e privo di vincoli lavorativi un ex magistrato resta, per me, legato per sempre alla magistratura, la politica attiva non può essere adatta a chi ha avuto il potere di controllarne la regolarità, la collusione è in agguato: questo è il sospetto da evitare.

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