Pubblico ludibrio


pubblico

Comunicato sindacale dell’assemblea di redazione:

Il 18 dicembre Pubblico compie tre mesi. Tre mesi in cui ciascuno di noi ha dato il meglio per raccontare cosa sta accadendo in questo momento nel nostro Paese. E per rappresentare quanti non si sentono rappresentati. Lavoratori, ricercatori, disoccupati, precari, innovatori. Lanciarsi in una scommessa come la nostra richiede coraggio, fantasia, generosità e rigore. Nelle ultime ore però l’azienda, con una tempistica inaccettabile, ci ha comunicato che la tenuta economica è grave al punto da palesare già nei prossimi giorni uno scenario di messa in liquidazione della Pubblico edizioni srl. E tutt’ora non abbiamo nessuna certezza né garanzia su cosa verrà dopo. Di sicuro non accettiamo di essere liquidati in modo così brutale. Qualsiasi decisione dovrà avvenire nel confronto con la redazione e le rappresentanze sindacali. Alla vigilia di un consiglio di amministrazione e di una assemblea dei soci che dovranno decidere il futuro di circa trenta lavoratori e di tutti i collaboratori, facciamo appello al senso di responsabilità di tutti. Dell’amministratore delegato di questo giornale Tommaso Tessarolo, del direttore Luca Telese. E poi di tutti i soci che hanno investito in questa impresa. Davanti abbiamo mesi cruciali e una campagna elettorale decisiva per il futuro del Paese. Noi vogliamo esserci. E per esserci abbiamo il dovere di far fronte alla situazione di difficoltà che il nostro giornale vive in queste ore con la stessa dignità e lo stesso coraggio delle persone che abbiamo raccontato in questi mesi. Lo dobbiamo a loro. E lo dobbiamo a noi stessi, che in questo progetto abbiamo investito tutto. Vogliamo continuare a crederci. Ai lettori chiediamo di sostenerci scegliendo questo giornale ogni giorno. Ma domani nelle edicole Pubblico non ci sarà. Mentre il sito oggi non sarà aggiornato. Scioperiamo in difesa del nostro lavoro, di queste pagine e della possibilità di continuare a scriverle, senza perdere diritti e dignità.
 
L’assemblea dei redattori di Pubblico
 
***
Compro e leggo tutti i giorni, o quasi,  Pubblico: è questo il sostegno che posso dare a una voce di sinistra in un panorama informativo abbastanza desolante.
***

Pubblico giornale è un quotidiano nazionale, in edicola dal 18 settembre 2012, diretto da Luca Telese. Pubblico è il giornale degli ultimi e dei primi: un giornale “pubblico”, ma senza finanziamenti pubblici.

«Questo giornale è nato – anche – la mattina in cui l’operaio Petrillo, di Irisbus, ci ha chiamato da Valle Ufita, dove la sua fabbrica sta per essere smantellata, dicendo: “Lo sapete, siamo in cassa integrazione, non abbiamo molti soldi… Ma troveremo il modo di fare degli abbonamenti per sostenervi”.

Questo giornale è nato – anche – nella notte della Bastiglia, quella in cui la Francia ha scelto il cambiamento, seguendo una classe dirigente che ha deciso di andare dritta, sulla strada del suo programma e dei suoi valori, senza scorciatoie e zig zag. É nato – anche – con un omaggio al giornale del cambiamento in Francia, e quello dell’anticonformismo in Spagna e Portogallo.

È nato portandosi nel cuore i ragazzi della legione straniera dei talenti, che abbiamo costretto a emigrare in giro per l’Europa. È nato – anche – nel tempo della crisi perché tornasse la speranza».

dal primo editoriale di Luca Telese su pubblicogiornale.it

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4 risposte a Pubblico ludibrio

  1. smemorato ha detto:

    Reblogged this on Lo smemorato di Collegno and commented:

    Compro e leggo tutti i giorni, o quasi, Pubblico: è questo il sostegno che posso dare a una voce di sinistra in un panorama informativo abbastanza desolante.

  2. smemorato ha detto:

    Non l’ho scritto io, ma è quello che penso:
    “Caro amico ti scrivo…
    per dirti
    caro Diavolo mio, io ho un rimpianto:
    nella mia lunga militanza di sinistra non ho mai fatto la tessera al PCI, nessuno me l’ha chiesto ed io non ci ho messo volontà.
    Una volta stavamo per incontrarci io e il PCI, ma qualcuno s’è messo di mezzo ed ha azionato lo scambio sul binario un attimo prima dell’impatto. Peccato! Per me e per il PCI.
    Il PD non è il PCI, purtroppo.
    Ora io ti domando caro Demonio: per come lo sottolinei uno dei due si dovrebbe vergognare, la tessera n. 1 oppure il PD, oppure ambedue…Per come lo dici…
    Io invece, pur essendo rimasto un dinosauro vetero comunista senza tessera, non ci vedo tanto male. Perché la tessera n. 1 del PD al contrario del padrone di Ricci e di Striscia non si candida alla guida del Paese e non chiede leggi ad personam e parlamenti lucidascarpe.
    Quando, se non ricordo male, l’attuale tessera n. 1 del PD lavorava per tutti gli uffici postali italiani, anche quello di Ceglie Messapica, i suoi dipendenti potevano iscriversi a qualsiasi sindacato e votare per chi preferivano. Se ricordo bene non si è mai messo al “balcone” a piangere contro le tasse e non ha mai tentato di sequestrare il Parlamento del proprio Paese per ottenerne vantaggi puttanieri.
    Se il povero Nichi è amato dal gruppo L’Espresso Repubblica che colpa ne ha?
    Tu lo sai, al cuore non si comanda, specialmente al cuore degli altri.
    Pietro”
    Giacomo

  3. smemorato ha detto:

    I Maya avranno anche previsto la fine del mondo, ma nemmeno il messicano più visionario si sarebbe spinto a immaginare un 21.12.12 così svuotato di politica e così straripante di berluscaggini e giochetti di potere. Mentre gli italiani risparmiano sui regali e dirottano la tredicesima per pagare debiti e tasse, lo schermo irradia le immagini del Cavalier Ganassa concionante da tutti gli strapuntini di sua e nostra proprietà, intervallate da quelle di politici di destra e sinistra che escono a testa bassa da riunioni frenetiche, in cui l’unico argomento all’ordine del giorno è la loro sopravvivenza.

    I partiti si scompongono e si ricompongono, frantumandosi in decine di sottomarche dai nomi fantasiosi per garantire a decine di sottopancia un posto da condottiero. Il solo assillo è il posto in lista. La sola vergognosa certezza è che, nonostante le promesse di cambiamento e un anno di governo tecnico per mantenerle, si voterà ancora con il Porcellum per eleggere lo sproposito di mille parlamentari che continueranno a godere di privilegi incompatibili con le condizioni di vita delle persone comuni.

    Pur con tutti i loro limiti, l’azione di Monti e le primarie del Pd avevano avuto il merito di rimettere al centro del dibattito politico la realtà: il lavoro, la riforma dello Stato Sociale e il ricambio generazionale. Persino i litigi da talk show vertevano su temi terribilmente concreti, ancorché immateriali come lo spread. Ma è bastato che tornasse in scena Tu Sai Chi perché la situazione precipitasse di nuovo nel buco nero in cui da noi periodicamente scompaiono le cose serie. Berlusconi è un maestro di comunicazione primordiale e sa parlare alle budella infiammate come nessun altro. D’incanto il dramma delle famiglie che non arrivano a fine mese è passato in secondo piano e sulla scena c’è stato soltanto lui, con i suoi patemi da miliardario incompreso, i suoi guai giudiziari, le sue fidanzate belle fuori ma anche dentro, il suo prontuario di ricette facili e di capri espiatori fin troppo comodi.

    Lui, e quelli cresciuti con o contro di lui: è tutto un rifiorire di Fioroni e di Sacconi, di La Torre e di La Russa, notabili senza tempo che si interrompono a vicenda in una sinfonia dodecafonica che ha come spartito il vuoto. Non si ode il fremito di un’idea complessa, di un progetto coerente, di un pensiero che non sia la riproposizione stracca di slogan superficiali. Quando non si occupano di Berlusconi, i progressisti parlano di lotta agli evasori, i tecnocrati di tagli agli sprechi e i populisti di tagli ai privilegi. Tutti alimentano l’illusione che per salvare l’Italia bastino le forbici, mentre urge una flebo di ricostituenti. Spendere di meno non serve a nulla, se non si riesce a guadagnare di più. O se si pensa di abbassare il costo del lavoro riducendo gli stipendi, anziché le tasse sugli stipendi. Tanto più che le parole della propaganda nascondono trappole e i tagli agli sprechi si tradurranno come sempre in tagli ai servizi sociali e la lotta agli evasori in aumento delle tasse per chi già le paga.

    L’altra sera, a Ballarò, per sentire il respiro della politica ho dovuto attendere notte fonda, quando un giovanotto di ottantacinque anni ha preso la parola per dire che l’Italia potrà fare tutti i sacrifici che vuole, ma si risolleverà soltanto quando sarà capace di attirare gli investimenti esteri con una giustizia civile più affidabile e uno snellimento della burocrazia. Quel giovanotto non era un politico, ma un esperto di dinosauri d’altro genere, Piero Angela. Che alla vigilia del 21.12.12 mi sarei ritrovato a desiderare Piero Angela premier, nessun Maya lo avrebbe potuto prevedere. Nemmeno io.

    Massimo Gramellini – La Stampa di oggi, buongiorno!

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