Rispetto ai tanti incontri di “cambiare si può” che si sono tenuti in tutta Italia, tutti quanti importanti, un significato particolare l’ha avuto l’affollatissimo incontro – quasi cinquecento partecipanti – che si è tenuto a Torino, non solo per il concentrato di disponibilità e di energie che si sta raccogliendo intorno alla proposta di coalizione di sinistra antiliberista. Quando parliamo di Torino, diciamo di un caso paradigmatico rispetto a ciò che sta accadendo e accadrà sempre più su scala nazionale con l’avanzare della crisi, di una realtà che presenta molti aspetti di drammatizzazione dei problemi che sono sul tappeto: penso al tema esplosivo della disoccupazione e della precarietà giovanile con Torino che ha gli indici negativi più alti tra tutte le città del Nord Italia, penso alla spinta formidabile che c’è alla privatizzazione e allo smantellamento dei servizi pubblici, dei beni comuni o alla realizzazione devastante di grandi opere come l’alta velocità. Quello che deve essere chiaro è che, sul piano locale, il centrosinistra è l’interprete più fedele di queste spinte. > continua

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2 risposte a

  1. pietro ha detto:

    Per fortuna ci sono le assemblee, numerose e numerosamente partecipate.
    Non era richiesto alle assemblee un documento conclusivo, era richiesta al contrario la discussione e la messa al centro tavolo di quegli argomenti che il cosiddetto centrosinistra ormai non tratta più, perché non sono argomenti congeniali a gente che con la fabbrica non ha niente da spartire, col lavoro, quello che fa sudare il corpo e la testa, ha chiuso da due decenni.
    Nella c.d. sinistra sono rimasti ormai in pochi a tenere in piedi un rituale fatto di celebrazioni e commemorazione di “quanto eravamo bravi”, di quanto eravamo forti, nella difesa di quel poco che rimane, anche economicamente, delle antiche lotte e conquiste.
    Difesa facile e priva di fatica se si lasciano in pace i padroni del mondo, se non gli si rompono i maroni, se gli si lascia macellare i nostri figli, i loro diritti, il loro futuro.
    Un solo esempio: fino al 1990 per la casa anche un operaio da solo faceva un mutuo decennale, ora i nostri giovani che contraggono un mutuo si vendono in coppia, marito e moglie, alle banche per tutta la vita.
    Le assemblee che stiamo finalmente celebrando dovunque hanno una caratteristica che dovrebbe far sperare: qui si dicono e si discutono concetti aboliti o nascosti dai compagni che hanno celebrato le primarie.
    Diciamo la verità, quanti c.d. compagni del PD soffrono per la riforma delle pensioni, quanti dirigenti di questo partito pensano sia necessaria una controriforma del lavoro, quanti militanti hanno versato una lacrima per lo Statuto Dei Lavoratori? Quanti credono che a Taranto si possa cambiare il modo di fare l’acciaio e quanti rinunciano volentieri al sogno del ponte sullo stretto o ai treni super super veloci?
    Ed altro ancora…
    Facciamo queste benedette assemblee!!!

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