il voto inquinato


Tra la fine del 2011 e il 2012, sono stati commissariati quattro comuni del nordovest del Paese. Si è iniziato nel marzo 2011 sulla riviera di Ponente, con lo scioglimento del consiglio comunale di Bordighera, seguito nel febbraio 2012 da quello di Ventimiglia, e poi dai comuni piemontesi di Leinì e Rivarolo Canavese, commissariati la scorsa primavera. In ognuno di questi centri la ‘ndrangheta si è ritagliata una fetta di affari pubblici grazie alla complicità di funzionari e politici locali, che in cambio di lavori e commesse hanno ricevuto voti e sostegno in occasione di competizioni elettorali. Una merce preziosa, i voti della ‘ndrangheta, visto che per accaparrarseli i politici sono stati disposti a manipolare il regolare funzionamento della macchina amministrativa.

Ma quanti voti controlla la ‘ndrangheta in questi territori del nord? Secondo alcuni magistrati come il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, fino al 5 per cento dei consensi. Una cifra sufficiente a decidere l’elezione di un consigliere comunale o di un sindaco nei piccoli e medi comuni, ma capace di fare la differenza anche per l’elezione di consiglieri provinciali, regionali e persino per la conquista di una poltrona al parlamento europeo. Numeri spaventosi se calcolati su base regionale, secondo i quali il sodalizio riuscirebbe a controllare 380mila preferenze nella sola Lombardia e 180mila in Piemonte.

Cifre messe insieme a partire dai comuni minori, dove la ‘ndrangheta inizia a tessere la sua tela. Dove, se le risorse sul territorio non sono sufficienti, si può anche organizzare una repentina “importazione” di residenti dalla Calabria per accrescere il numero di elettori del candidato prescelto. E dove, secondo i magistrati, sono gli stessi affiliati, talvolta, a scendere in campo, come è avvenuto alle porte di Torino, nel Comune di Chivasso, o a Bollate, nell’interland milanese.

Al di là dei numeri, difficili da rilevare per un fenomeno sommerso che non ha una distribuzione omogenea, le inchieste del 2012 hanno dipinto comunque scenari inquietanti, in cui logiche clientelari si mescolano a forme di voto di scambio, con tariffe e accordi capaci di annichilire le normali competizioni democratiche. Qualche migliaio di preferenze per la promessa di appalti e lavori, 20mila euro per il volantinaggio tra gli “amici degli amici” alla porte di Torino, 200mila euro per un pacchetto di 4mila preferenze in Lombardia, non sono che degli esempi.

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8 risposte a il voto inquinato

  1. leicese ha detto:

    Stim.ma Dott.sa Rita Piermatti (Commissario al Comune di Leinì),
    le scrivo questa lettera aperta a fronte del nuovo caso che vede ancora la città di Leini sotto l’attenzione scioccata dell’opinione pubblica.
    Non entro nel merito del processo penale in corso perché questa è materia di giudici, procuratori e avvocati.
    Nemmeno mi pronuncio sull’opportunità di costituirsi parte civile nel medesimo processo come deciso dalla Commissione da Lei presieduta.
    Mi appello pubblicamente invece alla Sua attenzione e sensibilità, che nei nostri brevi incontri ho subito potuto notare, per chiederLe di fare tutto il possibile davanti agli esiti davvero imprevedibili che la Vostra decisione ha incontrato.
    Il Comune di Leini non ha potuto costituirsi parte civile a causa del grave comportamento deontologico dell’Avvocato che doveva prepararne la richiesta e ottenerne dal Giudice la positiva accoglienza.
    Sarebbe davvero disdicevole che, in ogni dove ma soprattutto in questo momento di grave crisi economica e politica – specialmente per Leini – si aggiungesse al danno la beffa di onorari a carico di una Comunità che è stata danneggiata sul piano legale non da una sentenza non favorevole, (e in questo caso comunque da rispettare e appellare), ma dall’impreparazione e verosimile superficialità di chi doveva tutelarla.
    In breve mi permetto di chiederLe un segnale forte per la nostra cittadinanza che preveda le scuse pubbliche di chi ha sbagliato e il Suo personale e sicuro impegno che nemmeno un centesimo del denaro pubblico di Leini sarà impiegato per compensare il pessimo lavoro che ha recato un danno grave ad una città già sconvolta dalle vicende giudiziarie in cui si è trovata coinvolta.
    Chiedere scusa in questa società è spesso avvertito dai prepotenti come un atto di debolezza. Invece esso è segno di grande umanità, rispetto e attenzione verso chi si è danneggiato. Inoltre è un gesto che permette di chiarire meglio la propria posizione. E’ sulle scuse che si concedono le eventuali attenuanti.
    Quanto al danno economico non devo ricordare a Lei che da diverso tempo i bimbi delle nostre scuole portano i gessi e altro materiale scolastico da casa. Sono certo che davanti ai magri risultati ottenuti per inadempienza del proprio dovere, un grande studio legale non dovrebbe avere difficoltà a concordare con una Vostra richiesta in questo senso. Ne uscirebbe credo anzi meno malconcio di quanto i media in queste ore descrivono.
    È chiaro che una parcella non sprecata non risolverà i problemi delle nostre famiglie: ma è altrettanto vero che risulterà essere un indice importante di uno Stato libero e responsabile verso i suoi cittadini.
    Mentre la ringrazio per la sua attenzione e per il suo lavoro che so essere davvero interessato alla nostra comunità e ricordando che vi trovate come Commissione in questa situazione per scelte soprattutto operate da Altri, Le porgo i più cari saluti confidando di trovare in Voi Alti Funzionari dello Stato un segnale alto e nobile della nostra Repubblica,
    Cordialmente,
    don Diego Goso
    vice parroco di Leini

  2. pietro ha detto:

    Quando si dice voto inquinato noi pensiamo subito alle organizzazioni malavitose, quelle conosciute ormai anche oltre i nostri confini, come camorra, mafia, ‘ndrangheta, sacra corona e simili, che notoriamente controllano alcune fette di elettorato nelle aree che “cadono” sotto la loro influenza.
    Ci sono invece varie forme d’inquinamento e di controllo del voto che non sono meno determinanti di quelle riconducibili a organizzazioni malavitose.
    Tornando indietro nel tempo, agli anni della mia adolescenza, ora ne ho sessantacinque, nel nostro “paesino” si parlava della distribuzione dei pacchi di pasta in occasione delle elezioni da parte dell’ECA (ente comunale assistenza), in una vecchia salumeria di via Balilla. Oppure si parlava anche del capo del partito monarchico, il napoletano Lauro, che anticipava una scarpa o mezza banconota prima delle elezioni, per poi dare il “saldo” dopo il riscontro dello scrutinio.
    I mezzi sono vari, quanti sono i bisogni con cui si può condizionare la gente povera o la gente senza ideali e senza onore.
    Anche i modi variano e sono relativi alla cultura e alle cerchie del dante e del ricevente.
    Nei primi anni della mia residenza a Brindisi mi è capitato di dovermi occupare, per sollevare la suocera anziana da qualche commissione, del rinnovo della tessera all’Associazione Invalidi per mio cognato. In quell’occasione incontrai un figuro che mi propose di candidarmi nel suo movimento politico per fare il consigliere comunale se gli garantivo almeno trecento voti personali.
    Lo mandai al diavolo (non Domenico) e da allora la quota associativa per il congiunto la spediamo direttamente alla sede nazionale a Roma. Vi garantisco però che nei quasi sei lustri vissuti nel capoluogo ho visto vari arrampicatori che sono entrati in Maggioranza e in Giunta attraverso questo Movimento affaristico, perfino pezzi di partiti di sinistra sono passati per quel letamaio (i mezzi e i modi che usano con la gente “più” bisognosa sono più che infami).
    In occasione dell’ultimo “giorno delle elezioni” qui a Brindisi (c’erano contemporaneamente le Politiche, le Provinciali, le Comunali e le Circoscrizionali) recuperai la Presidenza di una sezione periferica dopo che il Cancelliere del Tribunale, di sua iniziativa mi aveva sostituito perché, a suo dire, rinunciatario. In questa occasione ne ho visto di cotte e di crude, più delle altre volte. In un seggio vicino al mio mancarono per due giorni al conto due schede, fino al momento dello scrutinio, quando “miracolosamente” i conti tornarono per la felicità della collega Presidente. Nel mio seggio ho dovuto allontanare un numero esorbitante di rappresentanti di lista della coalizione del caimano che si presentavano soltanto per votare nel seggio provocando lo spostamento di un numero considerevole di voti da un collegio all’altro della città, per le provinciali.
    La cosa più sporca è che i partiti queste sporcizie le conoscono, ma, a partire proprio dai cosiddetti “di sinistra”, non fanno nulla per cambiare, anzi coccolano con cinismo i detentori di pacchetti di voti. Perfino l’IDV ha dovuto assoggettarsi a questa regola, per puntare delle “bandierine” in Consiglio Comunale ottenendo almeno un Consigliere, che immancabilmente ha cambiato Gruppo Consilare prima della fine consiliatura.
    L’ultima nota che voglio fare riguarda gli Uffici Elettorali centrali e di seggio: bisognerebbe cambiarli tutti. Tecnicamente le cosche sono più oneste, influenzano gli elettori NON l’aritmetica e la statistica dei voti espressi.

  3. alter_ego ha detto:

    La politica consente ai ladri di ottenere cospicui bottini senza praticamente nessun rischio di finire in galera. Il trucco è semplice, basta legalizzare la sottrazione o l’inganno. La Grande Rapina Legalizzata (GRL) è ormai l’attività principale per i politici di mestiere, ma ha coinvolto, a vari livelli, tutti coloro che sono riusciti ad imbastire scambi con il potere politico oppure intrecci corporativi: dalle banche ai sindacati, dai manager pubblici agli ordini professionali, dai burocrati ai baby pensionati; chiunque, insomma, usa il raggiro delle regole come stella polare dei propri comportamenti pubblici. Una politica al contrario, non più l’interesse comune, ma il proprio interesse.

    • pietro ha detto:

      Se non riusciamo a rimettere a posto i conti delle regole i nostri figli ce la faranno pagare cara, oppure pagheranno molto caro loro.
      Non potremo neanche giustificarci protestando di
      aver pagato puntualmente le tasse
      essere andati in pensione il giorno dovuto
      essere andati a votare ogni volta che si era chiamati
      aver fatto il proprio dovere nell’ambito privato e nel pubblico.

      Saremo sempre colpevoli se non avremo mosso un dito per riportare in carreggiata tutti i furbi che hanno fatto scempio della vita nostra e dei nostri figli: perché anche questo fa parte dei nostri doveri, tagliare le unghie a questi immondi rapaci

  4. smemorato ha detto:

    Dopo le indagini sui rimborsi elettorali e su Finmeccanica, è il turno delle quote latte. Un’altra inchiesta travolge la Lega Nord. Nella notte gli uomini della guardia di Finanza hanno passato al setaccio il quartier generale del Carroccio in Via Bellerio e la sede di Torino.

    Il blitz è scattato su ordine del pm milanese Maurizio Ascione, titolare di un’indagine sulle quote latte partita nei mesi scorsi dopo il crac della cooperativa “La Lombarda”, finita in bancarotta per un “buco” da 80 milioni di euro. La Procura di Milano ipotizza i reati di bancarotta e corruzione. Il sospetto degli inquirenti è che siano state versate tangenti a funzionari pubblici e a politici in cambio di interventi legislativi a favore degli agricoltori come le norme che hanno permesso di ritardare il pagamento sulle quote all’Unione Europea. La perquisizione avrebbe però portato a risultati inferiori alle previsioni degli investigatori.

    Presente al blitz tutto lo stato maggiore del Carroccio: dal presidente Umberto Bossi al segretario federale Roberto Maroni, dall’ex ministro Roberto Calderoli al presidente del Piemonte, Roberto Cota, che – stando a quanto trapela in ambienti giudiziari milanesi – alla richiesta di esibizione di documenti e carte hanno opposto l’immunità parlamentare. Una circostanza smentita dallo stesso segretario federale: «Abbiamo dato la totale collaborazione, non è stata opposta alcuna questione di immunità perché la Lega non c’entra», assicura Maroni da Cernobbio, dove si trova per un’iniziativa elettorale. E comunque, precisa, gli uomini della Gdf «non hanno trovato nulla, siamo terzi e quindi la questione è chiusa. La Lega – insiste Maroni – non c’entra, l’inchiesta riguarda una società che non c’entra niente con la Lega».

    Tuttavia le indagini sono in corso da diverso tempo. Tant’è che nei giorni scorsi gli inquirenti hanno ascoltato come testimoni la segreteria di Umberto Bossi, Daniela Cantamessa, e la segretaria amministrativa della Lega a Torino, Loredana Zola.

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