Sand’Anduénə


Nel giorno della sua festa è uso benedire stalle e animali domestici. A Sant’Antonio della rinascita e della luce, garante di nuova vita, erano consacrati cinghiali e maiali, così  che venne rappresentato in varie opere d’arte in compagnia di un cinghiale.

Patrono di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato; è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster detto appunto fuoco di Sant’Antonio.

Una leggenda popolare narra che Sant’Antonio si recò all’inferno, per contendere alcune anime al diavolo e, mentre il suo maialino creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a forma di tau e lo portò fuori insieme al maialino donandolo all’umanità con l’accensione di una catasta di legna.

Infatti, è usanza accendere, il 17 gennaio, i cosiddetti “focarazzi” o “ceppi” o “falò di Sant’Antonio”, essi hanno una funzione purificatrice e fecondatrice, segnano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera. In passato le ceneri raccolte nei bracieri casalinghi servivano a riscaldare la casa ed asciugare i panni sull’apposita campana fatta con listelli di legno, i più anziani di noi se ne ricorderanno certamente. Veneratissimo nei secoli, il suo nome è fra i più diffusi del cattolicesimo, anche se nella devozione onomastica è stato soppiantato a partire dal XIII secolo dal grande omonimo Santo e taumaturgo da Padova.

A Ceglie Messapica anche quest’anno la legna verrà accatastata in Largo Ognissanti. Sarà accesa all’imbrunire, subito dopo si darà inizio alla manifestazione gastronomica con la sagra del maiale. Zuppa di stinchi, orecchie di maiale cotta secondo un’antica ricetta, per  tutti i presenti bistecche e costate di maiale accompagnate da un buon bicchiere di vino e da musica popolare dal vivo.

S. Antonio Abate 2013

Intanto a proposito della venerazione del Santo a Ceglie Messapica, vediamo quanto ci dice Pasquale Elia: “Non sappiamo se nella vecchia Chiesa Madre, quella costruita nel 1521 dai coniugi Sanseverino, si venerasse il Santo di Padova. Si hanno le prime notizie certe solo nel 1630, quando il Duca Diego Lubrano fece costruire un altare dedicato al Santo.

Anche Sant’Antonio da Padova ha il cosiddetto pane dei poveri. Una pia devozione ed istituzione assistenziale di notevole rilevanza sociale consistente in una elemosina distribuita ai poveri sotto forma di pane. La benefica opera a sollievo dei poveri ebbe sviluppo alla fine del XIX secolo per merito di Louise Bouffier di Tolone in seguito ad una speciale grazia da lei ottenuta.

(…)

Se vogliamo tenere per vero ciò che scrisse Rocco Antelmy circa le lettere  I. H.S.V. la devozione per Sant’Antonio Abate nella nostra città è molto più antica di quanto si crede. E’ storicamente provato che il culto per il Santo si diffuse in Occidente nel V secolo. Perché non pensare che Ceglie, d’altronde geograficamente molto vicina all’Impero d’Oriente, possa avere accettato il culto per quel Santo fin dal primo momento?

Per quanto sopra esposto, è da ritenere che la famosa Cursìa Sant’Antonio potrebbe riferirsi a Sant’Antonio Abate venerato molto o alcuni secoli prima di Sant’Antonio da Padova.”

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3 risposte a Sand’Anduénə

  1. pietro ha detto:

    Io ricomincerei tutte le ricerche su questo Santo partendo dal toponimo cittadino “Sand’Anduén'”.
    Parlo del Santo degli animali.

  2. smemorato ha detto:

    Intanto ho aggiornato il titolo del post con la giusta semantica. Ora attendo contributi e aneddoti.

  3. smemorato ha detto:

    L’appuntamento di domenica prossima è fissato, come ogni anno, nel bellissimo centro storico di Ceglie Messapica. Anche quest’anno la legna verrà accatastata in Largo Ognissanti e accesa all’imbrunire, subito dopo si apriranno le danze gastronomiche con la sagra del maiale : zuppa di stinchi, orecchie di maiale cotta secondo un’antica ricetta, bistecche e costate di maiale accompagnate da un buon bicchiere di vino e da musica popolare dal vivo.

    L’origine di questa festa è da ricercarsi, forse, in una antica leggenda paesana secondo la quale Sant’Antonio Abate, (‘Sandanduene’ per i cegliesi) si fece trovare all’ingresso della porta medievale della Porticella, per fronteggiare gli invasori, pronti ad occupare la città. Tali invasori furono bloccati all’ingresso del centro storico da palle di fuoco lanciate dal Santo.

    E i cegliesi, per ringraziare il santo del miracolo compiuto, organizzavano pranzi, a base di maiale, e balli all’aperto, nel largo detto del Monterrone.

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