Globalizzare il sindacato?


Estendere e difendere i diritti a tutti i lavoratori del mondo, per attenuare i problemi della globalizzazione economica?

“In 3-4 anni avremo un impiego pieno di tutti i nostri lavoratori”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, intervenendo al “Quattroruoteday” dove ha sottolineato: “Vogliamo fare la nostra parte per l’Italia. Ci sarà sempre un pezzo d’Italia in ogni Fiat che va in giro per il mondo. Siamo pronti a confermare tutti i nostri impegni per il Paese”.

Sono oltre tre anni che il manager dei manager Fiat ci ripete questo che è diventato un mantra. Nel frattempo ha attaccato gravemente e con metodi senza precedenti i diritti dei lavoratori.

Ricordiamo, per un momento, l’esito del non più recente referendum sulla chiusura di alcune fabbriche e sulle nuove modalità di contrattazione sindacale, sottoposto >clicca e leggi tutto!

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7 risposte a Globalizzare il sindacato?

  1. smemorato ha detto:

    “Una boutade solo per farsi propaganda”. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, commenta così il parere sui sindacati di Beppe Grillo, che ieri ha affermato: “Eliminiamoli, sono una struttura vecchia come i partiti politici. Non c’è più bisogno dei sindacati. Le aziende devono essere di chi lavora”. Frasi che per Camusso si commentano da sole. Alla domanda se ci sia qualcosa da rinnovare, il segretario della Cgil risponde: “Non intendo continuare a
discutere di una boutade che è stata fatta solo per farsi
 propaganda”

    • pietro ha detto:

      Anche la nostra compagna Susanna preferisce tenere la polvere sotto al tappeto. Forse bisognerebbe prendere al volo certe “provocazioni” per avviare un sano rinnovamento all’interno del sindacato. Occorre farlo ridiventare una organizzazione ed uno strumento di lotta di classe, di affermazione e difesa di diritti sanciti nella Costituzione.
      Deve sapere Susanna che molti suoi iscritti si firmano “La CGIL che vorremmo”: non c’è molto da meditare.

      • smemorato ha detto:

        Invece i compagni della Cgil continuano a correre verso la “politica” senza soluzione di continuità, quando avremo Landini (che ho amorevolmente criticato) alla guida dell’unico vero sindacato italiano rimasto sulla piazza? Nonostante tutto!

  2. pietro ha detto:

    Voglio ritornare al discorso iniziale perché mi sono ricordato di un dettaglio molto importante nella storia delle relazioni sindacali.
    Dici bene che “i compagni della Cgil continuano a correre verso la politica”.
    Io aggiungo che questo correre inutilmente appresso riguarda tutto il movimento dei lavoratori nel suo complesso.
    Allora dico che l’unica mossa che può disorientare il “padrone” è una inversione di marcia repentina, un dietro front a 180 gradi che gli faccia perdere la bussola.
    Il padrone spinge alla globalizzazione della produzione e del lavoro perché il controllo delle politiche economiche globali è nelle mani della finanza mondiale. Per sfuggire a questa trappola non possiamo sperare di andare a sindacalizzare i Rumeni o addirittura i Cinesi o gli Indiani. L’unica soluzione sarebbe andare in direzione opposta, loro globalizzano, noi localizziamo.
    Se i lavoratori capissero, e se il sindacato li aiutasse a capire, una parte della soluzione è nel progetto di “ri-pubblicizzazione” dei “beni comuni fondamentali” e dei loro mezzi di produzione, caldeggiata da alcune forze politiche alternative al “governo” dei “padroni” europei dello spread.
    Voglio ricordarti il tempo in cui c’era ancora in corsa con la Confindustria l’associazione sindacale delle Imprese Iri, l’Intersind. I tuoi colleghi più anziani ricorderanno che anche nelle Aziende del tuo settore, i rinnovi contrattuali e comunque ogni confronto tra le Imprese ed i Lavoratori, sia per motivi normativi che salariali o ambientali o di programmazione delle politiche aziendali, mettevano sotto i riflettori dell’interesse nazionale i comportamenti delle due Associazioni Imprenditoriali o Datoriali, affidando alla Intersind del settore pubblico il compito di guida e di esempio nella soluzione delle controversie che si consumavano tra lavoratori e aziende.
    Quando hanno privatizzato tutto il bel giochino s’è rotto! Il Sindacato non ha capito…

    • smemorato ha detto:

      Caro Pietro, intanto buona domenica! Come tu sai io lavoro in un’azienda che fino ai primi anni novanta era detta (e lo era veramente) d’interesse nazionale, poi all’IRI (l’Istituto della Ricostruzione Industriale che nel dopoguerra seguiva e possedeva tutte le Imprese Statali, cioè quelle strategiche per la Nazione – non lo scrivo per te, ma per qualche giovane che dovesse imbattersi in queste elucubrazioni – ) Poi all’Iri venne Romano Prodi e cominciarono le privatizzazioni. Il sindacato davanti a questi eventi storici pensarono di poter continuare a camminare sull’antico sentiero del consorzio di interessi, ma i loro interlocutori (nelle aziende ex IRI) si duplicarono: lo Stato che governa e il privato che possiede. Dal mio punto di vista la CGIL (il mio sindacato da sempre) è l’unico che ha capito questa situazione, ma è purtroppo condizionato dagli altri due principali sindacati CISL e UIL che hanno sottoscritto un accordo separato con governo e associazioni datoriali che ne riduce praticamente l’azione al patronato sociale, in cambio sono stati promessi loro e non ancora attuati posti di potere nel mondo del lavoro che li costringerà ad abbandonare la loro terziarietà e quindi l’indipendenza di giudizio e sopratutto la protezione dei lavoratori.

  3. Pingback: Globalizzare il sindacato? | cittadinanza attiva | Scoop.it

  4. pietro ha detto:

    Nell’era in cui l’anoressico per eccellenza si ricostituisce con l’olio di ricino, ormai non so più quale sia il Sindacato degno del nome: io milito attualmente nella tua stessa CGIL, anche se mi convocano semplicemente in occasione delle elezioni interne e delle politiche di ogni livello.
    Hai in sostanza confermato i miei ricordi e aggiungo che all’epoca cui mi riferisco gli unici a firmare contratti di “comodo”, e comunque molto lontano dal posto di lavoro erano i cosiddetti sindacati autonomi che non trovavano chi li rappresentasse in fabbrica neanche a pagare (almeno dalle parti dove c’ero io, dove c’era la FLM), debitamente separati.
    Ciò che intendevo mettere in risalto era piuttosto la funzione sociale delle Partecipazioni Statali, cioè il ruolo guida, non tanto e non soltanto nella produzione nella ricerca nella competizione, quanto nella gestione di un rapporto azienda-lavoratori parallelo e consono a quello Stato-Cittadino, in cui non c’è rapporto di sfruttamento o di rapina: c’è il LAVORO al centro e tutto il resto ruota armonicamente intorno. Teoria. Finché c’erano le P.S. anche la pratica era soddisfacente, sebbene molto costosa quando c’entra la politica (quella affamata).
    Buona Domenica pure a te.

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