Oggi Messapia!


Messapia 

Oggi, 25 GENNAIO 2013 alle ore 17:30, presso la Pinacoteca Comunale di Ceglie Messapica, si parlerà di Messapia con Fernando Sammarco, studioso del mondo messapico ed appassionato ricercatore delle origini storiche del Salento. Sammarco ha pubblicato nel 1987 una ricerca “Insediamenti protostorici nel territorio di Manduria“. Nel 1998, é stato coautore del saggio “Un mistero di un antico tracciato di una vecchia carta topografica” (n.d.r.: niente male come allitterazione).

leoni di messapia 

E’ del gennaio 1999 la pubblicazione del romanzo storico “I Leoni di Messapia“, epopea dell’antico Salento ne V sec. a. C. . Si tratta di storia romanzata ispirata a fatti e vicende della terra dei Messapi. Il sacco di Carbina, la costituzione della Lega Messapica, la grande disfatta dei Tarantini ad opera degli Japigi-Messapi sono i fatti della prima metà del secolo; nella seconda metà, si sviluppano diverse vicissitudini che portano anche ad amari risvolti per le sorti della Messapia. Il re Arthas ne è protagonista. L’opera, è attualmente introdotta dal Prof. Cesare Marangio, docente di Epigrafia Romana presso l’Università di Lecce.

Nel 2001, Sammarco ha scritto il saggio “Origini storiche del Salento messapico“, apparso per la prima volta su Prometeja, inserto culturale del magazine Il Faro“. Altri suoi saggi sono stati pubblicati negli anni successivi: “Brention Messapica“,  “Vastei Basta … “, “Galathinon – Gàlatas – Galathena“, “Aoxenton“, “Ab urbe Hyrìa“; “The Messapic Kultursprache“, contenente cenni storico-linguistici sull’idioma degli antichi Messapi; “Le donne di Messapia“, uno studio sul mondo femminile delle antiche culture autoctone in relazione con quelle elleniche.

Nel dicembre 2004 pubblicò il suo secondo lavoro letterario del genere epico recante un sottotitolo d’effetto: “Il Cerchio di Fuoco“, si tratta de “I Leoni di Messapia II”, epopea ambientata nel IV sec. a. C. . Nel 2007, l’autore scrisse un interessante saggio storico-filosofico dal titolo “Discorso sulla Philìa“, un’esplorazione di fonti classiche e moderne sui di amicizia, fratellanza e amore che accomunano gli umani.  

Nel Gennaio 2009 viene pubblicato su alcuni portali web il saggioTimé kaì Areté (onore, gloria e virtù) che diventa il motto dell’HETAIRIA I LEONI DI MESSAPIA (sodalizio del Grande Salento che si prefigge di valorizzare e promuovere a vasto raggio le potenzialità culturali del territorio salentino).

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3 risposte a Oggi Messapia!

  1. mesotime ha detto:

    I messapi furono sicuramente un popolo evoluto nell’epoca preromana, quel che meraviglia è completa integrazione romana, visto che non si hanno molte notizie sul popolo illirico successivamente all’inclusione romana.

    • smemorato ha detto:

      Fin dalla preistoria, nella zona meridionale dell’Italia orientale, dove già vivevano popolazioni italiche, si stanziarono popoli originari dell’Illiria, emigrati intorno al 1000 a. C. Si trattava di un gruppo etnico chiamato Japiges (Japigi), del quale facevano parte, tra gli altri, i Messapi che si stabilirono nella penisola salentina. Storici come Strabone, Erodoto e Tucidide, ammettono che non c’è differenza tra Messapi e Japigi. La conferma di tale identificazione è data dai testi degli antichi scrittori, nei quali compaiono annotazioni, nomi di persone e di luoghi. La lingua japigia o messapica è presente anche in iscrizioni di vario tipo, ritrovate nel Salento. Gli abitati più importanti furono: Canosa, Ruvo, Ceglie, Brindisi, Oria, Lecce, Rudiae, riuniti in confederazioni. Caratteristica della civiltà japigio-messapica è l’arte della ceramica con ornamenti geometrici e forme particolari di vasi, “trozzelle”, con manici alti ed anfore. Particolarmente praticato dai Messapi era l’allevamento dei cavalli.

      La storia dei Messapi si intreccia con quella dei popoli italici, dei Greci e dei Romani. Nel 413 a. C. si allearono con gli Ateniesi contro Siracusa; nel 338 a. C. subirono una sconfitta da parte di Alessandro di Epiro, chiamato in aiuto da Taranto. Alleati dei Romani nelle guerre sannitiche, furono loro nemici in quelle puniche. Nel 90 a. C. parteciparono alla guerra sociale e, due anni dopo, furono romanizzati. Approfondendo, ricordiamo che fu nel 318 a.C. che si arresero a Roma gli abitanti di Teanum Apulum e di Canosa; nel 317 fu la volta di tutto il resto dell’Apulia. Nello stesso anno si data anche la presa di Nerulum, un centro di notevole importanza strategica. La pace successiva alla guerra permise ai Romani di consolidare le proprie posizioni in Daunia attraverso una serie di operazioni strategiche: la resa dei centri di Tiati e Canusium; la conquista di Luceria e nel 314 a.C. la deduzione di 2500 coloni latini; la presa di Forentum (odierno Lavello) al confine con la Lucania. Lo scontro con Taranto fu inevitabile, la potente città italica chiese l’aiuto di Pirro (318-272 a.C.) che tra il 280 e il 275 a.C. tentò di guidare la Magna Grecia verso una nuova ellenizzazione. Pirro venne sconfitto nella decisiva battaglia di Maleventum, poi elevata a colonia nel 268 a.C. con il nome di Beneventum in memoria di questo felice evento. Tra il 273 e il 272 a.C. Roma riportò sotto il suo controllo tutte le popolazioni ribelli, lucane e brettie. In questi due anni si verificarono due avvenimenti fondamentali che sancirono la fine dell’autonomia della Magna Grecia: la fondazione della grande colonia latina di Paestum e il sacco di Taranto per volere del console Papirio. Tra il 267 e il 266 a.C. anche i Messapi e i Sallentini subirono l’assoggettamento romano; nel loro territorio nel 244 a.C. fu dedotta una nuova colonia latina, Brundisium, che diventerà il punto di partenza privilegiato per le conquiste in Oriente.

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