Se in politica seguissero il “Santo” esempio del Pontefice


fulmini e saette

“Se in politica seguissero il “Santo” esempio del Pontefice, Benedetto XVI, vedresti profilarsi veramente un mondo nuovo! Posso iscrivere nell’elenco dei grandi papi, al secondo posto dopo Celestino V, anche Benedetto XVI. Oggi è un giorno importante per la Chiesa e per il mondo, forse anche per l’Italia.” Così ha scritto l’amico Pietro in un suo commento.

Anch’io mi sono commosso alle dimissioni di Papa Benedetto che dopo aver guidato la Chiesa nell’ultimo sofferto periodo del pontificato precedente e diretto la Chiesa per sette anni come ha potuto, ha avuto il coraggio e la scelta di tempo di aprire una via nuova a questa Chiesa che è sommamente in difficoltà per colpe proprie e secolari. Un grande uomo questo tedesco antipatico.

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2 risposte a Se in politica seguissero il “Santo” esempio del Pontefice

  1. smemorato ha detto:

    Benedetto XVI ha deciso di dimettersi e di lasciare il pontificato il prossimo 28 febbraio. Il Pontefice lo ha annunciato a sorpresa, nel corso del concistoro per le nuove canonizzazioni. È la prima volta che accade nell’epoca moderna. Ratzinger ha spiegato di sentire il peso dell’incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa. «Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede – ha detto – per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo».

    La decisione che il cardinale Angelo Sodano, decano del collegio cardinalizio, ha definito «Un fulmine a ciel sereno». La possibilità della rinuncia, prevista dal codice canonico, era stata citata proprio da Benedetto XVI nel libro nel libro intervista con Peter Seewald «Luce del mondo» pubblicato nel novembre 2010: «Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli – disse Benedetto XVI – allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi».

    Padre Federico Lombardi ha detto che Ratzinger dopo le dimissioni si ritirerà temporaneamente a Castel Gandolfo e quindi farà ritorno in Vaticano per ritirarsi nel monastero di clausura che c’è oltretevere. Il Papa, che ben ha conosciuto il suo predecessore e ha seguito dall’interno della curia romana la lunga fase della malattia di Giovanni Paolo II, intendeva chiarire che in certe condizioni riteneva opportuna la rinuncia. Nell’estate 2011 aveva cominciato a circolare con insistenza, fuori e dentro il Vaticano, una voce relativa a possibili dimissioni «programmate» e non legate a malattie invalidanti. Di questa ipotesi aveva parlato per primo Antonio Socci sul quotidiano «Libero»: «Il Papa non scarta la possibilità di dimettersi allo scoccare dei suoi 85 anni, ovvero nell’aprile del prossimo anno», cioè nell’aprile 2012. Quell’articolo e quella notizia furono allora seccamente smentiti dalle fonti vaticane e dai più stretti collaboratori del Pontefice. Evidentemente però il Papa stava davvero pensando alle dimissioni.

    Non essendoci evidenti e conosciuti impedimenti fisici, il Papa lascia perché non si sente più in grado di svolgere il suo compito. Non bisogna dimenticare che la decisione viene comunicata dopo un anno particolarmente difficile del pontificato, con il caso vatileaks. Alla luce di questa clamorosa decisione – che il Papa si limita a comunicare, dato che le sue dimissioni non devono essere accettate da nessuno – si comprende meglio anche la decisione di «correggere» il concistoro per la creazione dei nuovi cardinali del febbraio 2012, molto italiano e curiale, con la nuova e a questo punto ultima creazione ratzingeriana dello scorso novembre, tutta internazionale.

  2. smemorato ha detto:

    Nella natia Germania i mass media si scatenano. La Bild punta oggi sulla teoria della congiura, mentre Spiegel rimprovera al papa tedesco di non aver saputo costruire ponti, avendo invece finito col dividere la Chiesa cattolica. Con accenti diversi, e moltissime riflessione, la stampa tedesca dedica molto spazio all’annuncio delle dimissioni di Joseph Ratzinger.«Benedetto XVI si ritira. Non ha più forze. O sarebbe stato vittima di una congiura?», scrive Bild citando Vatileaks e Ganluigi Nuzzi, «il giornalista vicino ai servizi segreti» che ha pubblicato i documenti segreti dell’ufficio del Pontefice. Il tabloid tedesco ricorda poi la vicenda di Paolo Gabriele, «che risponde solo di furto e non di alto tradimento», e un discorso tenuto dal cardinale Paolo Romeo, in Cina, un anno fa che «scioccò» parlando di un complotto mortale dei cardinali avversari. Il papa sarebbe dovuto essere ucciso al più tardi nel novembre scorso, aggiunge il tabloid.L’ultimo anno – scrive Bild – è stato il più amaro per il pontefice. E, tra i pezzi dedicati alla vicenda Ratzinger c’è anche una rubrica sull’aspetto umano titola “Noi siamo esseri umani!”. Il settimanale Spiegel, invece, rimprovera al Papa di non aver saputo essere Pontefice massimo. In un articolo intitolato “L’eredità del Papa severo’’, il magazine on line scrive che «con tutto il rispetto» che si deve alla scelta delle dimissioni, «Benedetto XVI ha più polarizzato la chiesa di quanto l’abbia unita».

    Per alcuni in Vaticano, aggiunge il magazine, il suo ritiro «è una liberazione». «Non è mai stato un costruttore di ponti, il pontefice massimo». Da un lato ci sono oggi i riformatori, dall’altro i fondamentalisti che spingono per tornare a tempi preconciliari. «C’è chi parla già di uno scisma, una divisione che esiste da tempo nella conferenza episcopale».Anche Faz dedica fra gli altri un editoriale severo al Papa, parlando di sconfitta: «Un Papa non va via, dà l’esempio». Per la Sueddetsche Zeitung, il giornale della Baviera, la terra d’origine del Papa, «questo ritiro fa saltare in aria una tradizione di duemila anni, fa saltare in aria la stessa immagine che il papato cattolico ha di se stesso. Ma non ha toccato la catena della tradizione, l’ha rafforzata. Raramente la chiesa ha avuto così bisogno di riforme come oggi». Infine, die Zeit, il settimanale, nella versione on line, si occupa della successione. «due cardinali dall’Africa, uno dal Canada, uno italiano. Di possibili successori ce ne sono abbastanza – scrive – ma potrebbe esserci una sorpresa».

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