al Papa emerito Benedetto XVI succederà…


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Papa Benedetto ha finito il suo compito stasera alle 20:00 e ci ha lasciati sgomenti e lacerati da una sorte di angoscia collettiva che ci segna dall’11 febbraio. Egli ha coraggiosamente riconosciuto i limiti della sua umanità contro ogni dogma precedentemente imposto. Egli non è Celestino V, più di quel Papa, Benedetto XVI ha segnato la Storia della Chiesa in questi scarsi otto anni di regno. Non si può dire che, il suo, sia stato un passaggio inutile per noi cattolici. Ha, ad esempio, portato a compimento la redazione del Catechismo della Chiesa Cattolica e del suo Compendio nel periodo a cavallo fra gli ultimi anni di pontificato di Giovanni Paolo II ed il suo pontificato. Un segno del suo impegno teologico razionale oltre che di fede; un lavoro che segnerà qualche generazione. Egli ha dovuto affrontare, oltre ai soliti intrighi curiali di cui sinceramente non m’interessa molto, i veri problemi, le croci dell’attuale Chiesa Cattolica (e forse non solo dell’attuale): la pedofilia e la finanza malata. Ma non è forse vero che la vera croce che dovrà affrontare il suo successore è semplicemente l’esistenza stessa della cattolicità e della sua organizzazione? Il successore dovrà indicare le moderne strade dell’evangelizzazione e quasi certamente dovrà fare riferimento alle teorie del Papa Emerito che si ritirerà nel silenzio della clausura con la certezza di avercela messa tutta e di aver indicato una strada nuova ed umana alla nostra Chiesa: il Papa è uomo e pertanto debole e fallace come ogni uomo, Egli ha diritto a ritirarsi prima che la decadenza delle forze psico-fisiche ne rendano inefficace l’azione di Pastore.

addio Papa

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4 risposte a al Papa emerito Benedetto XVI succederà…

  1. pietro ha detto:

    Su questo evento ripeto quanto già detto: quello di Benedetto XVI sarebbe un santo esempio da seguire per TUTTI i nostri politici e manager e professori e dirigenti e uomini di potere in genere.

    Per il resto mi è sembrato tutto quanto molto drammatico fino a quando ho visto il sant’uomo volare via in ascensione verso il cielo.
    Mi si è presentata alla memoria l’immagine comica de “Il Gioiello del Nilo”, il povero predicatore arabo “Al Giavuar (il Gioiello, appunto)”, tenuto in prigione dal perfido Omar per imporre il suo potere brutale alla gente del Nord-Africa.

  2. smemorato ha detto:

    Può essere che una colomba sia scappata dalla gabbia dorata…

  3. pietro ha detto:

    FRANCESCO I

    E’ tutto un programma.
    Grazie Paparazzo!

  4. smemorato ha detto:

    Si! Grazie!

    È timido, è semplice, è piemontese, anche se parla come Maradona. Chissà se gli basterà essersi chiamato Francesco per seppellire la pompa della Chiesa e la società dei consumi, entrambe degenerate a livelli insostenibili. Di sicuro uno che al suo primo affaccio dal balcone si mette in ginocchio e riesce a fare tacere per quasi mezzo minuto la folla di Roma può essere capace di qualsiasi impresa. Mezzo minuto di silenzio, cioè di spiritualità, qualcosa di molto più ampio della religiosità. Le parole trasmettono emozioni e pensieri. Il silenzio, sentimenti. Erano anni che lo aspettavamo. Anni orribili di applausi ai funerali e di minuti di silenzio inquinati da coretti da stadio non solo negli stadi. Questo terrore di entrare in contatto con se stessi, contrabbandato per empatia ed espansività. Questo bisogno di buttare sempre tutto fuori, per paura di sentire che cosa c’è dentro, fra la pancia e la testa. Il cuore.

    Il gesuita Francesco ha mandato nel mondo il suono dimenticato del silenzio. Per trentadue secondi: in televisione un’eternità. Sarebbe bastato che dalla piazza partisse un «viva» o un «daje» per rovinare tutto. E invece una Roma improvvisamente e miracolosamente afona non gli ha sporcato il primo e fondamentale discorso a bocca chiusa. Ora il suo cammino può cominciare, nonostante le difficoltà del caso. Lui è abituato a girare in metropolitana, ma muoversi coi mezzi a Roma risulta piuttosto complicato. Le strade sono piene di buche, in Curia anche di burroni.

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