Bersani o la va o la spacca!


berren

Credo che sia oramai chiaro che, in attesa delle decisioni del Capo dello Stato, la patata bollente del futuro governo continui ad essere nelle mani di Pierluigi Bersani. Il segretario (al momento non dimissionario) del PD sta in equilibrio sopra la follia del risultato elettorale che è il combinato disposto dei suoi errori passati e recenti con la giusta protesta dell’elettorato che ha consegnato al M5S lo scettro della sua insoddisfazione. 

Intanto Bersani e lo stato maggiore del Pd sarebbero pronti ad una mossa di grande impatto: il via libera a votare un esponente del Movimento 5 Stelle per la presidenza di Montecitorio. E di questi segnali di disponibilità, pur sofferta, del Pd, uno dei più significativi sembra essere il passo indietro del candidato favorito dei Democratici, cioè Dario Franceschini, che ha fatto sapere di non voler assumere quel ruolo neanche nel caso che i grillini facessero marcia indietro rinunciando alla posizione.  

Al Senato, invece, la situazione è più complessa e dovrebbe portare, a votare un candidato del Pd alla presidenza; il nome più gettonato è quello di Anna Finocchiaro che potrebbe eventualmente ricevere un mandato esplorativo, come seconda carica dello Stato, per provare a formare un governo.

Pier Luigi Bersani è ora quindi tra incudine e martello dovendo decidere se concedere Montecitorio al M5S come cambiale in bianco per un tentativo di governo. Un rebus al quale Matteo Renzi guarda da fuori, pronto, in caso di fallimento di Bersani, a candidarsi alla premiership. 

L’incertezza regna quindi sovrana e Bersani rischia di perdere tutto in un colpo solo: governo e partito. Probabilmente la durata della legislatura non sarà quella naturale, questo è forse l’unico indicatore che fa pendere la bilancia del Pd verso le soluzioni prospettate, nonostante le perplessità di un largo fronte trasversale alle diverse anime interne.

Intanto Nichi Vendola tace in attesa di fatti, senza aver trascurato di inviare segnali politici a mezzo dell’operato rimpasto del Governo della Regione Puglia.

Non resta che aspettare il Presidente Napolitano che ci auguriamo concluda al meglio il suo mandato non privo di ombre lunghe.

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senza nulla a pretendere
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4 risposte a Bersani o la va o la spacca!

  1. alter_ego ha detto:

    A quanto pare in queste ore Bersani non è riuscito a coinvolgere Grillo in qualche forma di negoziato, se il confronto decollasse potrebbe risolvere la situazione di stallo attuale. Invece niente. Da Grillo zero aperture, semmai qualche ulteriore provocazione. Come la sfida a tagliare gli stipendi dei parlamentari Pd, massimo 2500 euro netti al mese (più benefit) come hanno già fatto quelli a Cinque stelle. Di trattare non se ne parla, tantomeno sulle poltrone. Pare che ben cinque volte il telefono del capogruppo Crimi sia suonato, e per altrettante volte il vicesegretario Pd Letta si sia sentito rispondere che uno scambio sulle presidenze «sarebbe un suicidio». A sera, Grillo ha postato sul suo blog un intervento del costituzionalista Becchi, il quale esorta a «non ascoltare le sirene Pd», piuttosto «meglio un salto nel buio». Su questa situazione potrebbe irrompere un’interdizione ai pubblici uffici per Berlusconi che aprirebbe scenari inediti a causa del sicuro sfaldamento del Pdl.

    • pietro ha detto:

      Per far sbilanciare Grillo e lasciare col fiato sospeso i numerosi ammiratori dell’emme5esse, Bersani ha solo una possibilità: fare quanto chiesto dai ragazzi ed in più dargli subito la presidenza delle due camere.
      Mollando così la corda potrebbe aspettarsi risultati clamorosi se non da Grillo almeno dall’opinione pubblica.

      • smemorato ha detto:

        Giusto! Oggi Nichi Vendola, che non si esprimeva da qualche giorno, ha aperto (confermando quanto gli avevo sentito dire in campagna elettorale) al M5S: «Il nostro auspicio è che si possa determinare progressivamente una scelta in favore di un candidato appartenente al Movimento 5 stelle, che è il primo partito alla Camera. Ovviamente noi stiamo dentro una coalizione, cerchiamo non di piantare una bandierina ma di contribuire allo sblocco della paralisi che c’è in Parlamento».

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