il silenzio dei vivi


“Lo strazio più grande, in questi cinquant’anni e stato quello di dover subire l’indifferenza e la vigliaccheria di coloro che, ancora adesso, negano l’evidenza dello sterminio. Come tanti altri sopravvissuti mi ero imposta di non parlare, di soffocare le mie lacrime nello spazio più profondo e nascosto della mia anima, per essere io sola, testimone del mio silenzio; così e stato fino a oggi! ”

Elisa SPRINGER:

il silenzio dei vivi, il più assordante dei rumori!

Elisa Springer

Elisa Springer, cittadina manduriana di origini viennesi, ex deportata nei campi di concentramento nazisti, morta nel 2002 a Matera dopo aver vissuto per tanti anni a Manduria, paese in cui aveva avuto una famiglia (il marito e l’unico figlio sono anche loro morti), avrà una piazza intitolata al suo nome. Lo ha comunicato l’assessore al Demanio del comune di Manduria, Gianluigi De Donno, in occasione della ricorrenza della Giornata della memoria di lunedì prossimo dedicata al ricordo delle vittime delle persecuzioni nazifasciste. Continua…

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9 risposte a il silenzio dei vivi

  1. pietro ha detto:

    Non ho letto le opere di questa “sopravvissuta” e “resuscitata” dai campi di sterminio. Ho esperienza però del cosiddetto “silenzio dei vivi” su fatti di grande portata emotiva e di notevole interesse sociale ed etico oltre che storico culturale accaduti in un lontano passato ma anche nel passato più recente che ha potuto magari toccare gli anni della nostra vita.
    Penso agli ultimi anni ’60, agli anni della “tensione”, a quelli di piombo, alle bombe sui treni dei primi ’70 e dell’80, fino a quelli più recenti dell’ultimo ventennio neofascista.
    Mi sono chiesto come e perché la gente rimuove e cancella ricordi pesanti e dolorosi e non ho osato chiedere ad altri, dissuaso da una sorta di omertà storica e sociale.
    Ho visto il miserabile “bottino” della “spoliazione” dei caduti nordafricani nel Sahara dell’ultima guerra coloniale e mondiale, monili e anelli di pietre varie che in Africa si usano ancora, esibito con tronfia vanagloria e ignoranza da chi le guerre le ha fatte stando nei luoghi ruffiani vicini ai “comandi”.
    Ho visto anche le doppie tessere di adesione alla “Camera del Lavoro” e al MSI degli anni dell’immediato dopoguerra, a Ceglie.
    (tra parentesi abbiamo tutti visto il matrimonio Boccia-Di Girolamo) Spero di non trovarmi mai a tavola con un fascista o un antioperaio borghese dichiarato.
    “Il silenzio dei vivi” si può spiegare come un atto consapevole di autodifesa e di paura omertosa da parte di quanti hanno partecipato come gregari idioti anche soltanto alle scorribande propagandistiche pre e postbelliche. Questo silenzio però è anche una scelta consapevole di “mancanza d’interesse” dove nel complemento di specificazione bisogna leggere l’impossibilità di trarre guadagno attraverso fondazioni, opere editoriali cinematografiche e televisive. Mi sono indignato poco quando sono stati ultimamente denunciati due casi di “professionalizzazione” dell’antimafia, nel senso che se ne era fatta un’attività economicamente redditizia, perché anche qua vicino a noi del popolino avevo sentito la “puzza”, sia dell’antimafia vantaggiosa che dell’antifascismo istituzionale e “fondazionista” di gente che oltre le celebrazioni non fa null’altro di più concreto per combattere mafia e fascismo. Io li metto insieme perché sono convinto che insieme si alimentano e prosperano del sangue dei poveri e dei deboli.
    Io spero che quella Piazza le venga finalmente dedicata, con tanto di motivazione sulla targa, “sopravvissuta allo sterminio nazifascista”, prima che vengano scoperte analoghe targhe al fascista Almirante e al tangentaro profugo Bettino.

    • smemorato ha detto:

      La convenienza è la più silente forma di veleno con cui i vivi si ammorbano per sopravvivere. La memoria pesa, solo tenerla in continuo esercizio (parola di elefante smemorato), viva, verde, attuale, può alleggerirla e fornirci una valvola di sicurezza contro il ritorno di bestialità ed errori sempre pronti ad esplodere nella nostra vita. Negli anni di piombo vissuti in diretta avevo il vantaggio dell’età verde che di per se spensiera, ma le tracce lasciate nella memoria (appunto) sono vivide e pronte a rilasciare anticorpi. Occorre aver fiducia che gli stessi anticorpi maturino in chi ci sta vicino ed operare per trametterli almeno alla propria discendenza diretta; senza comunque omettere tutte le possibi azioni per diffondere gli anticorpi in campo sociale (come un’antipatica papera ficcanaso – cfr post precedente), in ogni occasione. Cos’altro si può fare come individui?

      • pietro ha detto:

        Basta essere antipatici come la papera e ricordare con sfrontatezza, anche quando tutti dicono “vogliamoci bene”. Certo che ci vogliamo bene, ma senza fare “a frecacumpagn'”!

  2. smemorato ha detto:

    propte accussì 🙂

  3. Pingback: il silenzio dei vivi | Lo smemorato di Collegno

    • smemorato ha detto:

      Grazie, condivido: “Il senso della giornata della Memoria è racchiuso in quell’articolo 27 della nostra Costituzione, secondo cui ognuno è responsabile di fronte alla legge solo sul piano personale e in conseguenza delle sue azioni, non per la sua appartenenza o il suo status. Questo ci riporta tristemente all’esistenza di lager moderni, sul suolo italiano, a testimonianza di una memoria forse troppo corta anche in questo angolo d’Europa. La presenza di ogni Cie è uno schiaffo a questo principio basilare del diritto contenuto nella nostra carta fondamentale. Ogni volta che si difende il concetto di reato di clandestinità, si rafforza la necessità del ruolo di questa giornata.”

  4. ceglieterrestre ha detto:

    Chi dimentica non ha memoria. Un caro saluto

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