sono un cercatore di parentesi


piselli e lupini

(immagine di Pino Santoro)

L’amico Pino, pubblicando questa bellissima immagine, mi ha indotto a riflettere sul fatto che sono diventato un cercatore di parentesi. La prosaicità della vita, chiamiamola così, induce oramai a un pessimismo eccessivo, occorre quindi trovare un antidoto. L’ho trovato in questa semplice attività di parentologo e Pino mi ha offerto un’ottima parentesi.

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8 risposte a sono un cercatore di parentesi

  1. Pietro ha detto:

    Non so se questa può essere una valida parentesi.
    Non volevo credere alla notizia riportata da “senzacolonnenews” e sono entrato nel sito dell’acqua bene pubblico, vale a dire l’AQP di Vendola, nel reparto “lavora con noi”.
    INCREDIBILE vogliono 20,00 Euro per ogni candidatura e spiegano che un aspirante che si candidi a più posizioni deve versare tante volte 20,00 Euro quante sono le posizioni per cui si candida, PENA ESCLUSIONE….

  2. smemorato ha detto:

    Ben lo so, Anna è per me una parentesi ben consolidata. Capisco anche che rifugiarsi nel passato e nel bucolico può essere vizio di senilità, ma chissene… se mi fa stare in grazia di Dio: W la senilità!

    una parentesi

  3. Pietro ha detto:

    Or ora stavo frugando tra i “Sapori del Salento” e mi sono imbattuto in una cosa bellissima: li cuzzieddi. Per me sono come i funghi, ne mangerei fino a creparmi la pancia.
    Io li faccio saporitissimi come li facevano mia madre e mio padre. Ho insegnato anche al mio figlio più piccolo il modo di succhiare le lumachine facendole schizzare fuori dal guscio affogate nel saporitissimo brodetto. Ogni tanto se ne ricorda e me le chiede, ma ormai nella nostra campagna sono diventate quasi introvabili.

    • smemorato ha detto:

      Ottimi, li conoscono anche i miei figli piemontesi. I pesticidi sono all’origine della distruzione della catena alimentare che arriva alli cuzzieddi (ed ecco rovinata la parentesi 😉 ).

      p.s.: anche queste non sono male.

      • Pietro ha detto:

        Sono altrettanto gustose. Io dico che stanno alli cuzzieddi come il fegato sta al filetto.
        Maledetti pesticidi e diserbanti: siamo costretti ad importare questi gustosi molluschi terrestri dal nord Africa, Tunisia e Algeria.
        Ricordo che alla metà degli anni settanta mi capitava a volte di tornare dall’Italsider (allora si chiamava così l’Ilva) subito dopo un violento temporale. Mi fermavo nel tratto dell’Appia Antica tra Monteiasi e Grottaglie, vicino al vecchio aeroporto, e nel terreno ai margini dei tendoni d’uva da tavola si potevano raccogliere “a francate” cuzzieddi e patedde. Bastavano dieci minuti per farne tre o quattro chili, era una pacchia.

  4. smemorato ha detto:

    Ho qualche rimembranza in tema. La prima di quando ragazzino neo emigrante, tornato a Ceglie a trascorrere le tre settimane di ferie (concesse dalla Fiat a mio padre), fra le altre cose mi capitava di andare in contrada Pisciacalze/Camarda dove avevano luec un paio di zii. Era li che mi dedicavo alla caccia di cuzzieddi azziccati sull’erba secca dei terreni incolti. Credo che in estate, se ne potessero raccogliere di gustosissimi perché magri, ottimi in brodetto di pomodori. Per quanto riguarda le cozzepatedde, il luogo della “madeleine” si trovava in un campo di carciofi sulla S. Vito dei Normanni – Brindisi in prossimità della Base Usaf e di un’area di servizio Tamoil (forse prima ancora Esso, ma da smemorato vero non ricordo bene) gestita da ZiTumas (fratello di mia nonna materna). Ebbene pare che i carciofi e le patedde vadano molto d’accordo, se ne trovavano a bizzeffe, la mattina presto con l’umido della notte non ancora asciugato dal sole. Si poteva persino tentare un difficile allevamento sotterraneo nel luec di qualche zia.
    Negli anni recenti, con Giulia mia figlia più piccola, abbiamo allevato in terrario un misto di questi molluschi raccolti durante le vacanze al mare o le gite in montagna. Bastavano le foglie d’insalata che di solito si eliminano perché poco tenere.

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