# Cambia la Grecia, cambia l’Europa


Syriza Flags

La Grecia ha fatto in questi anni da cavia per la cancellazione dello stato sociale e dei diritti democratici in Europa. I pacchetti di “salvataggio” dei memorandum hanno salvato solo le banche tedesche ed europee, impoverito la gente e aggravato la disoccupazione rendendola di massa. Le conseguenze delle politiche della Troika smentiscono tutte le falsità usate per imporre l’austerità in Europa. Il Paese è ridotto allo stremo, il popolo ai limiti della sopravvivenza e in piena emergenza umanitaria e intanto il debito invece di diminuire è alle stelle. In Grecia le vittime dell’austerità si sono ribellate ai diktat della Troika. I lavoratori senza più diritti e quelli senza più lavoro, gli studenti, i pensionati, i professionisti, le casalinghe si sono alleati e hanno dato vita ad una straordinaria resistenza pacifica, democratica e popolare che è di esempio per tutta l’Europa. Syriza, il partito della sinistra, ha saputo raccogliere questa grande spinta popolare. Oggi è in testa in tutti i sondaggi e quando si andrà a votare a causa del fallimento dell’attuale coalizione delle grandi intese, Syriza potrà comporre un nuovo governo. Alexis Tsipras ha un programma chiaro: restare in Europa per cambiare l’Europa. Il suo governo chiederà una conferenza europea per la ristrutturazione del debito, che riguarda la maggior parte dei paesi europei; la fine delle politiche di austerità, con l’abrogazione del fiscal compact; un piano europeo per il lavoro e la salvaguardia dell’ambiente. Altro che politica anti-euro e antieuropea, come cercano di descriverla i principali mezzi di informazione del continente per giustificare l’attacco dei mercati, diffondere paura fra gli europei, condizionare gli elettori e le elettrici in Grecia e confondere le proposte della Sinistra con i populismi xenofobi, razzisti e neofascisti. Tsipras si è impegnato a prendere provvedimenti immediati e sostanziali, cancellando le scelte imposte da Bruxelles, Francoforte e Berlino, per migliorare da subito le condizioni sociali dei cittadini, come il ripristino del salario minimo ai livelli prima della crisi e dei contratti collettivi. Il cambio del governo in Grecia può essere l’inizio per rifondare l’Europa sui valori dei diritti, della democrazia e della solidarietà. La vittoria di Syriza, e il governo di Tsipras in Grecia potranno dimostrare che i cittadini possono battere le politiche neoliberiste e le destre che infettano sempre di più il nostro continente. Possono dimostrare, già oggi, che la strada dell’austerità non è ineluttabile, se il voto si lega alle lotte per i diritti, alla partecipazione popolare e a una nuova dimensione europea delle coalizioni sociali. Il nostro impegno, di fronte alla campagna di disinformazione e all’attacco dei mercati finanziari, è di fare conoscere le vere proposte di Syriza e di sostenere la sua iniziativa. Le Borse, la finanza, la Troika, con la complicità del sistema mediatico, già mettono in campo tutta la loro potenza per condizionare pesantemente il voto greco. Non sarà risparmiato nulla. Chiediamo a chiunque abbia a cuore la democrazia, la coesione sociale e la giustizia di sostenere il diritto del popolo greco a scegliere liberamente il proprio futuro. E’ responsabilità di tutti noi fermare la marcia verso il disastro e cambiare la direzione dell’Europa, che con le attuali politiche rischia di implodere. È responsabilità di tutti noi sostenere chi vuole ricostruire l’Europa con i suoi cittadini e le sue cittadine.

Conoscere è fondamentale. Per poter giudicare e scegliere è nostro dovere approfondire, voglio farlo io qui e spero che qualcuno dei miei quattro lettori voglia farlo insieme a me. Da Atene e dal risultato delle elezioni di gennaio passerà il destino dell’Europa che deve decidere se diventare più solidale, con una politica fiscale comune e gli eurobond, contribuendo a sconfiggere coloro che, vogliono la fine dell’Euro per interessi di mera e gretta bottega, dimostrando scarso senso della prospettiva storica. Chi volesse può scaricare, l’originale del testo qui ripreso, in formato pdf. Inoltre è disponibile per ulteriori approfondimenti il_programma_di_salonicco di_Syriza.

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9 risposte a # Cambia la Grecia, cambia l’Europa

  1. Pingback: # Cambia la Grecia, cambia l’Europa | Lo smemorato di Collegno

  2. Pietro ha detto:

    Sappiamo bene che dalla Grecia “ci divide” soltanto il Canale d’Otranto, per il resto stiamo affogando nella stessa situazione voluta e diretta dalla Troika delle grandi Potenze finanziarie.
    I Greci sono proprio nel centro del gorgo, più giù di noi: ne possiamo uscire insieme, solo a volerlo fortemente. Il programma di Salonicco sembra tagliato su misura anche per noi italiani, sia per quanto riguarda la volontà di rinegoziazione del debito, sia per il programma di governo dei nostri rispettivi Paesi, quanto a fisco, lavoro, stato sociale e tutte quelle riforme urgenti di cui anche noi abbiamo bisogno.
    Basta che gli uomini liberi ci convinciamo che nessuno dei cialtroni che oggi si baloccano facendo l’altalena tra vera destra e finta sinistra in Parlamento ci rappresenta, per poter mettere in piedi anche da noi un forte movimento per dare agli Italiani il Potere di decidere la propria vita, presente e futura.
    Salonicco non è lontana.

  3. smemorato ha detto:

    Chiedo scusa per la pedanteria, ma un po’ di Storia puo’ far bene alla comprensione del Problema. L’Europa dovrà prendere atto che la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Italia al di là di colpe e responsabilità specifiche, sono soprattutto vittime delle contraddizioni alla base del progetto Euro. Basti ricordare che in fase di accettazione nell’area Euro, vennero compresi anche Stati membri dell’UE i cui parametri avevano dimostrato la tendenza (!) a poter rientrare nel medio periodo all’interno dei criteri stabiliti dal Trattato di Maastricht . Ad esempio, all’Italia e al Belgio fu permesso di adottare subito l’euro anche in presenza di un rapporto debito/PIL largamente superiore al 60% (parametro necessario per entrare nella moneta unica insieme a un deficit pari o inferiore al 3% del prodotto interno lordo e ad un tasso di inflazione non superiore di oltre 1,5 punti percentuali rispetto a quello medio dei tre stati membri a più bassa inflazione).
    Fra i paesi che avevano chiesto l’adesione alla moneta unica sin dal suo esordio, la Grecia era l’unica che non rispettava nessuno dei criteri stabiliti; fu comunque ammessa il 1° gennaio 2001. L’introduzione fisica della nuova valuta risale al 1° gennaio 2002. Bene, erano necessari i Paesi Mediterranei, e non solo, per la costruzione dell’Euro? Si! Senza alcun dubbio lo sono anche all’ora in cui prendere atto che occorre invertire la rotta dell’austerità se non si vuole il default annunciato dell’Euro. Concetti non espressi da pericolosi comunisti: il Fondo monetario Internazionale e gli stessi “padri” della teoria dell’austerità espansiva, cara alla Commissione Ue, Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, ritengono che gli oneri del debito siano oramai così alti da contemplare rinegoziazioni e cancellazioni in stile anni ’30, anche per i paesi del “primo mondo”. Chi è che si ostina a non vedere la realtà, allora? Tsipras e Syriza che a voce alta chiedono alla Ue di superare il rigore, o gli eurocrati che si ostinano ad imporre ad Atene (apertamente per i nostri mass media e a Roma sottotraccia informativa) un farmaco ritenuto impraticabile dagli stessi teorici dell’austerità?

  4. Pietro ha detto:

    Ho detto “ogni tanto”…
    …senza contare che, come un nostro amico del “paesino”, anche Gad tiene famiglia.

    • smemorato ha detto:

      Ho detto “diciamo”…
      … e diciamo che a tenere famiglia sono anche in troppi, ma l’idea espressa da Gad che i Paesi Mediterranei dell’unione monetaria debbano coalizzarsi per sostenere che è ora di abbandonare l’autolesionistico rigore, mi pare sacrosanta.

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