il fattore umano


fattore umano

Connettere la politica con la vita è la missione del nostro agire. La vita reale, quotidiana degli individui, la vita dolente e sofferente che nuove ingiustizie e nuove povertà generano a dismisura. La vita attesa in un progetto di futuro quando si è giovani, quella attraversata con dignità quando la si è vissuta nella fatica del proprio lavoro. E la politica che “serve” a questa vita è oggi quella che si colloca dentro il dolore sociale e morale prodotto da una lunga crisi che impoverisce, espropria, annulla ogni dimensione individuale e collettiva dell’essere e dell’agire, mercifica l’ambiente e il territorio. E’ la politica che si pone il governo dei processi in corso a partire dal punto di vista dell’essere umano che si riappropria di un destino che gli appartiene, come singolo e dentro la dimensione sociale, interviene sulla grande questione dei mutamenti climatici e della sempre più necessaria riconversione ecologica. Di fronte ad un’economia che ogni cosa e ogni persona riduce a merce, a profitto e denaro, dobbiamo tornare ad interrogarci sul destino dell’uomo e della natura, su una politica che sia all’altezza di un’alternativa, di una trasformazione capace di andare incontro alla vita del pianeta e degli esseri che lo abitano.

Le parole sono belle, i concetti più che condivisibili. Tradurre tutto in fatti è il problema. Sel ha partecipato in modo non sempre lineare all’esperienza della Lista Tsipras, vorrà ora, in occasione della manifestazione che si terrà a Milano dal 23 al 25 gennaio, provare a scegliere la strada dei Podemos spagnoli e di Syriza che, in Grecia il 25 gennaio (guarda la coincidenza), potrebbe aver vinto le elezioni? Un programma politico pratico oltre che teorico è oramai indifferibile per la sinistra!

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12 risposte a il fattore umano

  1. Pietro ha detto:

    Gli elettori che hanno creduto fino a oggi di votare sinistra, mandando in Parlamento leccaculo berlusconiani targati PD che ora governano tirannicamente la povertà e il “debito”, quegli elettori devono capire che oggi in Parlamento non c’è nessuno che rappresenti i lavoratori, i disoccupati, gli sfrattati dai luoghi di lavoro, i poveri, gli affamati di diritti, i derubati del loro futuro cioè i giovani.
    Nessuno in Parlamento si sta preoccupando d’altro che non sia l’attuale lauto compenso e il successivo immeritato vitalizio esentasse.
    Gli elettori delle prossime elezioni devono sapere di non potersi fidare di quanti hanno già occupato un qualunque scranno, perciò devono concorrere alla formazione di liste vergini dai suddetti affaristi.
    Questo deve uscire innanzitutto dall’incontro delle forze che si propongono di rimettere al centro i diritti, il lavoro, la solidarietà, i beni comuni materiali e immateriali.

  2. aspirante Principe ha detto:

    La politica del Vaffanculo non ha pagato. Proviamo con li Mortacci Tua.

    • Pietro ha detto:

      A mio modestissimo parere si dovrebbe ripristinare la ghigliottina nelle principali Piazze del Paese. Fino a esaurimento materia prima, teste di tiranni e mascalzoni.

  3. smemorato ha detto:

    Sai già come la penso sulla ghigliottina, Pietro. Spesso chi l’ha usata come soggetto è stato costretto a sperimentarla come oggetto… cercherei ancora una via pacifica (non uso il termine democratico, da me tanto amato, spesso usurpato). All’aspirante riconosco che la delusione indotta dal M5S è autentica e spero didattica per l’elettorato italico. Io continuo a sperare in una ispirazione greca.

    • Pietro ha detto:

      Sai bene che non può essere altro che una battuta quella sull’impossibile ghigliottina. Ma quando vedi che il “luogo” della c. d. sinistra è ridotto a una grande cloaca che ingoia tutto, la Capitale, Milano, Venezia, i paesi le città e le regioni d’Italia e infine digerisce superprocure, antimafia, autorità varie e perfino uomini tosti come Cofferati o Landini.
      Speriamo in Tsipras…? Speriamo!

  4. smemorato ha detto:

    Lo so, si tratta certamente di una ghigliottina virtuale, io sostengo che per cambiare le cose in maniera sociale e conveniente va usata una quantità di tempo che non ha l’immediatezza della ghigliottina, l’esperienza di M5S non è tutta negativa, ha dimostrato fra l’altro che, se vuole, l’elettorato può affidarsi al nuovo, ma il nuovo deve essere relativo perchè senza l’esperienza in tasca si possono fare molti danni. Qualsiasi società umana ha utilizzato l’esperienza (vogliamo dire la Storia?), per fare meno errori nel cercare una via nuova alla corretta convivenza umana. Ecco cerchiamo insieme questo “nuovo” che ci pare di intravedere nei movimenti che ho citato, nati dalla disperazione indotta dal rigore a senso omodiretto (contrario di eterodiretto 😉 ).

  5. smemorato ha detto:

    Supercazzola con spappolamento a sinistra…: “Dopo 10 anni – aggiungono -, lasciamo il porto sicuro che avevamo costruito nella nostra regione e iniziamo una nuova navigazione in mare aperto che non sappiamo dove porterà ma che, siamo sicuri, sarà volta alla tutela dei diritti del lavoro e dell’ambiente. Questo nuovo corso, ha sicuramente bisogno di tutti noi, ma anche di biografie e di volti nuovi che possano al meglio incarnare questo nuovo progetto che nasce da Sel ma che non sarà Sel”.

    • Pietro ha detto:

      Se si tornasse indietro? Mezzo secolo indietro per tornare ad un sistema elettorale certamente più democratico di quello attuale!
      Come si possono spiegare le dimisssioni di grossi e importanti nomi o la fuga di massa di tanti piccoli nomi dai partiti dell’attuale schieramento politico?
      Non è forse a causa della crescente dittatura interna agli attuali partiti che ciò avviene?
      Con la vecchia e disprezzata legge elettorale proporzionale del 30 marzo ’57 qualsiasi “elite” o il più piccolo gruppo o formazione politica poteva esprimere il o i propri rappresentanti all’interno della Assemblee di ogni livello.
      Oggi invece si deve obbedire proni o supini ai voleri di questo o quell’altro ras proprietario e dominus del simbolo del partito e unico padrone delle relative liste.
      Molti escono per tempo per riposizionarsi meglio in attesa della prima tornata elettorale utile. Sembrano diversi i motivi e diverse tra loro le persone, ma l’incipit è lo stesso identico: “Dopo dieci anni lasciamo il porto sicuro che avevamo costruito”…..”Decisione non facile uscire dal partito di cui sono uno dei 45 fondatori”…..
      Anche in politica può valere la massima: “Altri semina ed altri raccoglie”…

  6. Pietro ha detto:

    Grazie a Vauro che mi capisce….
    Per il caso di Cofferati che lascia il PD, a Renzi, con un occhio vistosamente nero e tumefatto, fa dire: “Per caso qualcuno ha detto qualcosa sulla sua mamma?”
    Io che non ho il dono della satira mi chiedo se il compagno Sergio si è svegliato all’improvviso dal dolce sogno del PD che insieme a Berlusconi e alla Confindustria sodomizza il popolo italiano in un bungabunga senza fine. Compagno Sergio, non è questo il sogno che facevi?
    Di quali fascisti vai cianciando? Ti era segreta la vera faccia di Renzi e soci e compari?
    Centoventimila voti personali alle europee? Sono meno dello zero virgola cinque del quarantuno che avete portato in dote per farci mitragliare da questa ndrina al governo!
    Comunque spero che il movimento di Tsipras non raccolga gli avanzi del banchetto dei ricchi.

  7. smemorato ha detto:

    Vedi caro Pietro la ferita di chi, come me, ha creduto in SEL, con momenti di alta passione (prima degli apparentamenti fra gemelli diversissimi), sanguina talmente che queste figure di bassa lega da parte di così ammirati personaggi, un tempo dirigenti della mia (ancora mia nonostante tutto) sigla sindacale, diventano balsamo attutente il dolore: ma si può arrivare a questo punto! La parola onore e l’espressione dirittura morale ed etica fanno ancora parte del vocabolario di quelle cocenti delusioni che sono diventati tutti, o quasi, i nostri eroi? Di fronte a quello che dice: “i frenatori devono arrendersi”, non vedo neanche lontanamente un solo politico, nostro partigiano, armato di materiale d’attrito atto a frenare questa deriva. Solo parole, quante parole… ‘ntu culu all’italicum e a tutti gli italicumicesi!

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