“Soste di pietra”


 Cappella Fedele Grande
(Cappella “Fedele Grande”)

Con l’Amarcord di oggi iniziamo un lavoro di ricerca che ci porterà a scoprire o riscoprire le cappelle rurali presenti nelle nostre campagne. Questa ricerca prende spunto da un lavoro curato da Enrico Turrisi Soste di pietra” e pubblicato nel 2000 (E. Turrisi, Soste di pietra, Regione Puglia, Assessorato alla pubblica istruzione).

Nell’immaginario collettivo, le cappelle rurali rappresentano l’espressione della fede e della pietà popolare. Ma, nello stesso tempo, questi piccoli monumenti, svolgevano anche altre funzioni: <<rifugio di viandanti e di campagnoli sorpresi da scrosci temporaleschi o da improvvise precipitazioni torrenziali, riparavano sotto le elementari volte a botte ricoperte dai doppi spioventi delle chianche in calcare locale; rifugio anche delle comitive dei gitanti, allora sempre muovendosi rigorosamente a piedi a causa della mancanza di mezzi propri di locomozione; rifugio del cacciatore che lì rinfrancava le membra infreddolite da lunghe ore di appostamenti all’addiaccio; rifugio, come pure, del povero pastore, che nel riportare all’ovile nella giornaliera transumanza il suo gregge, si rinfrancava dalla fatica sotto lo sguardo maternamente protettivo della Vergine e quello furbescamente ammiccante degli innumerevoli santi protettori, alcuni ancora oggi molto accorsati, altri ormai sconosciuti ai più, nella propria difficile interpretazione iconografica>> (G. S. Minghetti, “Soste di pietra”, nota introduttiva, p. 15).

Visitate il blog Amarcord Ceglie dell’amico Vincenzo Suma che ringrazio per il “prestito”, non ve ne pentirete.

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Una risposta a “Soste di pietra”

  1. smemorato ha detto:

    Qualche ricordo:
    “Anche se avevo già visto queste immagini mi piange il cuore veramente a vedere tanto scempio, è un vero delitto lasciare andare in malora dei simili affreschi cosi belli, perche?, solo perchè non sono stati fatti da un pittore famoso?
    Io dico le nostre amministrazioni (non faccio questione di colore) decantano tanto che voglio attirare i turisti, mi sta bene, ma che ci mostriamo ai turisti? Questo mucchio di pietre era la cappella denominata tal dei tali; qui dove si trova questo spiazzo si trovava la SPECCHIA denominata cosi o colà; questo mucchio di macerie una volta era la masseria della Sardella (San Michele). Sembrerò forse noiso, ma siccome San Michele è un paese nuovo non abbiamo la fortuna di avere tanti di questi reperti storici per cui porto in esempio le zone limitrofe, vicino alla masseria San Giacomo si trova un bellissimo portale, di cosa facesse parte non si sa intorno è tabula rasa, ogni tanto ne sparisce un pezzo, alla fine non ne rimarra nulla, come è già sparito sempre li vicino un frantoio scavato nel tufo a cui si accedeva tramite una scala; vi erano dei camminamenti sotterraneii che partivano forse da sotto la torre e si diramavano che una ragnatela, spariti. Non vi parlo per sentito dire io e altri ragazzini più di 50 anni fa ci andavamo a giocare. Una masseria antica si restaura solo quando si deve fare un ristorante od un agri turismo atrimenti chi se ne fr…..
    C’e da dire comunque che qualcosa di buono e stato fatto anche da noi come il restauro della piazza in contrada Aieni o la ricostruzione della chiesa vicino al calvario.
    Scusatemi, ogni tanto mi prende la voglia di sfogarmi.
    Saluti a tutti.” lemico
    ***
    Caro lemico il tuo grido di dolore è alto ma, come giustamente affermi, privo di speranza. Hai ragione quando dici che la cultura privata del contorno d’interesse economico si scontra con la realtà dell’indifferenza, se non addirittura con l’ostracismo. Ne siamo stati colpiti recentemente a Ceglie nel caso di un gioiello come “Madonna della Grotta” che, ridotto praticamente ad una stalla o, se si vuol usare termini più eleganti ad una pertinenza di masseria, a pochi interessa e nessuno vuol concretizzare, al momento, questo interesse in un restauro ed in una restituzione alla comunità. Da ultimo ho lanciato, sul blog http://cegliemessapica.splinder.com/ che gestisco insieme a numerosi amici, un appello a segnalare il problema al FAI, speriamo bene.
    Buona domenica!
    Giacomo smemorato
    ***
    Ciao Giacomo, mi associo a quanto da te detto, riguardo alla chiesa di Madonna della Grotta, non sono mai riuscito a vederla da vicino, ma solo da oltre il muro di recinzione, peccato, mi sarebbe piaciuto visitare, e fare delle foto, sia la chiesa che la grotta che vi si trova sotto, ANCHE SE AVESSI DOVUTO PAGARE UN BIGLIETTO.
    Da quel poco che sono riuscito a vedere, doveva essere davvero una bella chiesa, peccato un simile scempio per un manufatto del genere, un vero gioiello come ai detto tu.
    Per quello che ne so è un vero reperto storico citato in varie fonti anche antiche.
    Poi altra cosa che non riesco a capire come fanno dei privati ad esserne entrati in possesso, non dovrebbe appartenere alla stato, al comune o alla Curia.
    In questi casi secondo me dovrebbe intervenire la sovrintendenza ai beni culturali.
    E’ UNA VERA VERGOGNA a lasciare andare in rovina una chiesa come quella.
    L’ideale sarebbe che la gente si unisse e facesse una petizione o magari una raccolta di fondi come è stato fatto per la chiesa di San Francesco, una chiesa di origine medioevale (meno antica di quella di Madonna della Grotta) che si trova in contrada Sardella sulla via che da San Michele va a Latiano, era ridotta veramente male ed in completo stato di abbandono, è stata completamente restaurata e viene anche detta la messa (se fai scorrere la colonna di centro di questo sito ne vedrai l’immagine).
    Per quanta è ricca Ceglie di reperti storici ed altre meraviglie, l’amministrazione o addirittura dei privati potrebbero organizzare dei giri turistici guidati, includendo per esempio il castello, le specchie, le chiese, le varie grotte (sono decine, tante di queste in mano a privati, per esempio quelle di Montevioli le cui chiavi sono in mano a quelli del ristorante, so di per certo che un ingegnere di Ceglie mentre restaurava un trullo di sua proprietà sotto vi trovo una grotta, da una o forse più abitazioni della zona di via Verdi, si può accedere a delle grotte), le centinaia di masserie antiche (ve ne sono di bellissime), i trulli, ecc.., sarebbe anche questo un modo per creare dei posti di lavoro.
    Tanti cari saluti da Lemico.
    ***
    Solo ora vedo la tua considerazione su MdG. L’argomento, ed altri sui beni culturali cegliesi, è stato ed è al centro dell’interesse del blog su Ceglie che gestisco (http://cegliemessapica.splinder.com/ ora https://cegliemessapica.wordpress.com/); il blog fin dall’inizio tende alla valorizzazione turistica del nostro territorio, almeno… ci prova.
    Alla prossima!
    Giacomo smemorato

    Quanto sopra risale al 2008

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