Correva l’anno… (2005)


Non posso lasciare decorrere questo periodo prenatalizio senza ricordare che sono passati 10 anni da quando, per nostalgia, politica e perchè no, sentimento decisi di lanciare nel web il “blog dei cegliesi nel mondo”. Non so se fu una buona idea, sicuramente era un po’ velleitaria, ma non mi pento. Continuo in forma più privata e discontinua quell’avventura che mi ha fatto conoscere virtualmete a molti di voi che avete ancora la pazienza di venire qui ogni tanto. Le parole che seguono non sono state alterate ne da me ne dal tempo. Colgo l’occasione per augurare a tutti voi buone feste!

Alle origini di questo blog:

Articolo Idea News

La Sinistra giovanile dei Democratici di Sinistra di Ceglie Messapica organizza per sabato 12 novembre la “Festa Del Vino” presso il Chiostro dell’ex Casa Comunale di Ceglie Messapica con inizio alle ore 19. Il programma della serata prevede l’intervento sul tema “Io Resto Qui”  del Segretario Regionale della Sinistra giovanile Enzo Locaputo e del Responsabile nazionale Scuola e Ricerca della Sinistra giovanile Francesco Critelli.

Il tema del dibattito riprende la campagna elettorale regionale portata avanti dalla Sinistra giovanile Puglia, in seguito adottata da altre regioni del meridione, per invogliare i giovani e la gente a vivere nella propria terra di origine e a valorizzarla con tutte le proprie risorse ed iniziative. Dopo il dibattito seguirà la degustazione di vino novello e la musica degli Eladepso di Ceglie Messapica, degli Et Olimpio’s Grandmother di Francavilla Fontana e degli InvenTarli di Ostuni. Questa iniziativa parte dalla  volontà di far avvicinare i giovani e non a problemi comuni che riguardano la nostra terra, ma è anche un modo diverso di passare una serata rimanendo nella nostra città e divertendosi tutti insieme in questo periodo scarno di iniziative.

Andrea scrive

Vi scrivo dopo che ho letto (non molto attentamente) il pezzo online della manifestazione “Io resto qui” del 10 novembre 2005. Premetto che il roteare di bicchieri negli ultimi anni ha preso una piega che non mi piace. Non amo questo interesse per gli itinerari enologici e trovo l’interesse per il buon vino poco autentico. Il motivo per cui vi scrivo (avendo trovato la sezione Incontriamoci sul web) è perchè mi sembra molto strano il tema della serata. Io resto qui. A me sembra che anche senza fare manifestazioni c’è poca gente che corre a prendere il treno per emigrare.
Oltre a sentire questo dalla Tv lo vivo anche di persona. E’ molto difficile stare via da casa. Io mi trovo ormai da anni in una città del nord e la vita è molto dura. Gli affitti per un monolocale partono da 500 euro al mese e tutti questi lavori interinali permettono un stentata sopravvivenza. Anche con una moglie che lavora non ci si mantiene. Non so come mai e quali sono le fonti che hanno stabilito la necessità di questa iniziativa. Ho visto che la vostra iniziativa dà visibilità ma non risposte alle lettere per cui la mia intenzione è almeno porre la questione.
Di cosa parlano?

Andrea, Padova 12 novembre 2005

Avevo conosciuto Andrea sulle pagine dei blog di Splinder e meditai un pò se intervenire o no e decisi di restarne fuori finchè non lessi queste repiche incrociate:

La risposta: “Io resto qui” è stata un’opportunità di dialogo e riflessione

Non sono un “cegliese nel mondo”, ma sono tra gli organizzatori “Festa del Vino” di sabato 12 e vorrei avere l’opportunità di rispondere all’amico Andrea da Padova. Non so se la riflessione sia nata dal fatto che il nostro amico abbia letto “non molto attentamente” l’articolo o dal fatto che non essendo presente alla manifestazione e probabilmente non avendo seguito la campagna elettorale delle regionali in Puglia non possa sapere cosa è “Io Resto Qui”.

Vorrei premettere che la festa non è stata un roteare di bicchieri, ma è stato un modo per divertirsi e confrontarsi insieme alla gente venuta alla festa, infatti gli intervenuti, scesi dal palco, si sono soffermati a lungo tra le persone a parlare e a rispondere alle domande. La manifestazione non di certo aveva chissà quali pretese, ma semplicemente voleva offrire, in un periodo vuoto, una serata “diversa” ai cegliesi abituati a viverle nella monotonia del corso o spendendo un capitale per andare nei locali e voleva dare soprattutto un qualcosa su cui riflettere, offrendo proposte politiche portate avanti durante la campagna elettorale regionale e che non sono state solo promesse, ma continuano a essere gli obiettivi principali della Sinistra giovanile pugliese prima e ora meridionale perchè molte altre regioni cogliendo la validità delle proposte hanno ripreso questa campagna.

Credo di aver già rubato molto spazio ai “cegliesi nel mondo” e non entro nel merito, ma se interessa la campagna “Io resto qui” ci saranno certamente occasioni in prossime manifestazioni o si può trovare materiale in rete. Trovo questo spazio molto interessante perchè può diventare molto costruttivo se ognuno dà il proprio contributo mettendo in comune le proprie esperienze da emigrante e le eventuali testimonianze atte al miglioramento e non alla critica distruttiva.
Teodoro Santoro, Ceglie Messapica (Il Segretario della Sinistra giovanile dei D.S.) 14 novembre 2005  

La controreplica. “Non perdiamoci in un bicchiere. Meglio ragionare”

Caro Teodoro, è poco elegante, anche se apprezzo la risposta, dire che io possa non aver letto attentamente l’articolo che, magari, poteva essere incomprensibile. Per contro mi spiace che Tu non abbia letto bene il mio intervento e sia stato tratto in inganno da un falso giudizio che ho dato sul “roteare di bicchieri”. Il Roteare è stato un vezzo che riguarda il mio personale apprezzamento di queste feste, quindi poco meritevole di dibattito pubblico. Quello più interessante era il motivo “Io resto qui”.

La tua risposta, che non entra nel merito (cito te), poteva entrarci in questo merito. Di cosa avete parlato? Questa mia domanda muove dall’ovvietà che da Giù quasi nessuno va più al Nord. Basta leggere le obiezioni che portavo.

Perchè impostare questo dibattito? Per evitare confusioni lo riporto:
– Il tema del dibattito riprende la campagna elettorale regionale portata avanti dalla Sinistra giovanile Puglia, in seguito adottata da altre regioni del meridione, per invogliare i giovani e la gente a vivere nella propria terra di origine e a valorizzarla con tutte le proprie risorse ed iniziative
(ideanews.it di novembre 2005).

Magari un risposta piccola su questo e non sui gusti personali (mi si poteva concedere una divagazione) sarebbe più interessante.

Andrea, Padova 18 novembre 2005

Quindi decisi di dire la mia:

Giacomo: Sono stato attirato ed incuriosito su un dibattito a distanza che si è aperto fra un lettore della vostra testata (Andrea di Padova) e Teodoro Santoro (segretario della sinistra giovanile dei D.S.di Ceglie Messapica) a proposito della “Festa Del Vino” organizza per sabato 12 novembre presso il Chiostro dell’ex Casa Comunale di Ceglie Messapica dalla Sinistra giovanile. M’è parso di capire, dalle deluse parole della controreplica di Andrea, che egli si attendeva di avere delle risposte non evasive e di proporre un dibattito sui temi dell’emigrazione congrui con il tema della festa che era “Io Resto Qui”. Penso che un responsabile politico non possa individuare nelle parole di Andrea una “critica distruttiva” di una lodevole iniziativa che nelle intenzioni doveva sfociare in un dibattito sui temi brucianti della ricerca del lavoro e dell’autonomia; tema questo che, immagino, dovrebbe stare a cuore a tutti più che mai oggi ed in particolare ai giovani cegliesi che sono sicuramente sensibili su questi argomenti. Insomma mi pare di aver individuato nello scambio di missive una mancanza di dialogo o comunque una risposta reticente. Nulla ad esempio sui motivi dovrebbero persuadere chi “Io non Resto Qui” ad un ripensamento sulla scelta fatta e magari progettare un ritorno. Mi piacerebbe insomma capire se quella serata è riuscita nell’intento e sapere quale frutto “politico” ha prodotto oltre l’aggregazione sempre lodevole in una località che, poco offre di alternativo, come capisco dalle parole di Teodoro Santoro. In conclusione trovo anch’io che lo spazio che Idea News offre è molto interessante, esso può realmente diventare costruttivo se ogni interlocutore, dà il proprio contributo, mettendo in comune le proprie esperienze da emigrante e le eventuali testimonianze atte al miglioramento e non alla critica distruttiva. M’è parso che Andrea un tentativo in questo senso l’abbia compiuto è sta ancora attendendo una risposta. Potrei magari abbozzarla io una risposta ma sono trentasei anni che manco dalla viva realtà cegliese; interesserebbe anche a me conoscere le risposte dei giovani di Ceglie il cui destino sta a cuore a me cegliese lontano. Su queste risposte, potrei innestare un ragionamento, forte di un’esperienza d’emigrazione lunga e positiva.

Giacomo, Collegno (Torino)

Dibattito su Ceglie

Ne parla chi è fuori

Ceglie vista dalla collina Insarti

Informazioni su smemorato

senza nulla a pretendere
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2 risposte a Correva l’anno… (2005)

  1. Pentito ha detto:

    Devo fare una pubblica confessione.
    Sono pentito, profondamente pentito.
    In un tempo remoto ho addirittura pensato, ne ero convinto, che avrei potuto vivere bene lontano dalla mia Ceglie.
    L’altra sera per raggiungere Piazza Sant’Antonio (dovevo arrivarci per forza in auto) ho fatto un percorso impossibile durato tre quarti d’ora. Alla fine dopo aver percorso con la monovolume tutte le strade strette della mia infanzia, l’ho presa larga e mi sono fermato in Via Enrico De Nicola, vicino al Municipio. Poi a piedi per un breve tratto finalmente alla Posta. Ho sbrigato il bisogno e sono tornato all’auto. Non ho potuto fare a meno di rivolgere un pensiero alla nonna paterna ed agli zii che abitavano dall’inizio del secolo scorso in via Dabormida. Ho fatto il dedalo intorno alla Casa Comunale per uscire dalla città, scendendo sotto al Monterrone, i cento scalini, la Foggia Vetere a sinistra. Che bello quando non avevo auto e dovevo andarci a piedi, mezzo secolo fa.
    Sono pentito, lo confesso, di aver creduto possibile vivere lontano dalla mia Ceglie: ora ci vivo soltanto tre giorni a settimana, l’altra metà sono trattenuto fuori dove ho ancora la residenza per motivi familiari.
    Sono felice, anche se mi costa enorme fatica.
    Sono felice, anche se la nostra città non è più come quando ero più giovane, anche se gli amici non sono tutti quelli che credevo tali, anche se non incontro più alcun compagno. Sono pentito di avere creduto di dividere i miei compaesani in due categorie, compagni e non.
    Sono felice di essere gratificato di cordialità da tanta gente che come me ha semplicemente calpestato le stesse chianche e la stessa terra, anche se non incontro più nemmeno un compagno per le vie della mia città.

    • smemorato ha detto:

      È che il cordone ombelicale ci soffoca pur non essendo mai stato avvolto intorno al nostro collo. Neppure al momento della nostra nascita alla comprensione ci ha dato così tanta dipendenza dalle chianche e dall’aria di chianchizze o d’abbasci ‘a menele, da partijus o di jint ‘a mammacar…

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