Caporalato


caporalato

Rosarno non è solo in Calabria. Il “nuovo” Caporalato torna e si ripropone anche in Puglia, nel Salento. Ma lo sanno in pochi. Lo sannoMohammed e i suoi compagni che, cinque notti addietro, hanno visto arrivare nel campo quel ragazzo sudanese con gli occhi spiritati e la sciabola in mano, così fuori di sé da staccare a morsi l’orecchio a un connazionale. Lo sanno le ragazze africane tenute confinate nell’ultima baracca, quella a cui avvicinarsi è impossibile, costrette a soddisfare l’uomo di turno e a dover rendere conto di sé e dei soldi. Lo sanno Rosa e gli attivisti dell’associazione Diritti a Sud, gli unici, assieme alla Caritas diocesana, a recarsi ogni giorno sul posto per fornire cibo, materassi e assistenza. Poi, della vera portata di quest’altra bomba che da tempo si dice di voler disinnescare non sa più nessuno.

Ghetto di Nardò, Lecce, giugno 2016: è lo stesso, identico, copione di quattro anni fa e di ancora molto prima.

http://www.ilfattoquotidiano.it/201…

E’ stato pubblicato uno studio de The European House-Ambrosetti su dati forniti dal Sindacato Flai Cgil relativi al 2015 sul fenomeno del caporalato in Italia. L’indagine è stata illustrata al convegno di Assosomm, Associazione italiana delle agenzie per il lavoro intitolato ‘Attiviamo lavoro’.

Gli oltre 80 distretti agricoli italiani in cui si pratica il caporalato i lavoratori sopportano in percentuale: 33 casi di condizioni di lavoro “indecenti”, 22 casi di condizioni di lavoro “gravemente sfruttato”. “Più di dodici ore di lavoro nei campi per un salario di 25-30 euro al giorno, meno di 2 euro e 50 l’ora. È la situazione in cui lavorano in Italia 400 mila lavoratori sfruttati dal caporalato, stranieri nell’80% dei casi”, dice La Stampa.

“Alla paga di chi lavora sotto caporali, pari alla metà di quanto stabilito dai contratti nazionali, devono essere sottratti i costi del trasporto, circa 5 euro, l’acquisto di acqua e cibo, l’affitto degli alloggi ed eventualmente l’acquisto di medicinali. Infatti il 74% lavoratori impiegati sotto i caporali è malato e presenta disturbi che all’inizio della stagionalità non si erano manifestati. Le malattie riscontrate sono per lo più curabili con una semplice terapia antibiotica ma si cronicizzano in assenza di un medico a cui rivolgersi e di soldi per l’acquisto delle medicine.

Ad aggravare la situazione contribuisce poi il sovraccarico di lavoro, l’esposizione alle intemperie, l’assenza di accesso all’acqua corrente, che riguarda il 64% dei lavoratori, e ai servizi igienici, che riguarda il 62%. Solo nell’estate 2015 lo studio stima che le vittime del caporalato sono state almeno 10″.

Naturalmente tutto ciò sottrae alle casse dello Stato circa 600 milioni di euro ogni anno in tasse e contributi previdenziali evasi.

Il passato non ha insegnato nulla, ora i caporali sono diventati dei contractor che individuano la manodopera, sopratutto straniera, sul territorio. Ogni caporale controlla da 50 a 200 persone e riceve dalle aziende da cinque a dieci euro a lavoratore. I sindacati parlano di una paga reale di meno di trenta euro per una giornata lavorativa. E nei campi c’è sempre un controllore, delegato dal caporale a governare il lavoro dei braccianti.

Eppure la legge che rende il caporalato un reato penale è una realtà. Evidentemente ha un funzionamento problematico, essa si basa sull’articolo 633 bis del codice penale; ha recepito parzialmente la direttiva 52/2009 dell’Unione europea, manca, però, la parte più importante della direttiva: quella che da la possibilità ai lavoratori immigrati irregolari di denunciare le condizioni di sfruttamento lavorativo, ottenendo così un procedimento di regolarizzazione. Non è un caso, come spesso avviene si recepiscono le norme comunitarie, ma si svuotano di contenuto. Intanto il governo ha presentato un ulteriore disegno di legge e che è all’esame del Senato, prevede indennizzi per le vittime, un piano di interventi per l’accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali, l’inasprimento degli strumenti penali con arresti e confisca dei beni.

Occorre comunque lavorare a livello territoriale con un’attenzione particolare al sistema di trasporto dei lavoratori agricoli, tener conto che, per combattere questo fenomeno, serve un gioco di squadra tra Istituzioni, sindacati e associazioni d’impresa. Tutti devono fare la loro parte, cittadini in primis.

 Pubblicato qui: http://www.agoravox.it/Caporalato-una-storia-infinita.html#forum78351

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5 risposte a Caporalato

  1. Pietro ha detto:

    In questo studio non ci sono riferimenti statistici al numero di sindacalisti diventati parlamentari grazie al caporalato. Non ci sono i curricula parlamentari di questi ex sindacalisti mai stati lavoratori, non ci sono studi sulla produzione di atti di queste onorevoli persone. Per esempio sarebbe interessante mettere in relazione la canellazione dei diritti da parte degli ultimi governi con l’entrata in parlamento di questi figuri…

  2. smemorato ha detto:

    Caro Pietro, quel tipo di statistica è impresso nel nostro cervello, mi pare che basti. Qualche butt di sang possiamo sempre inviarlo via etere… buon fine settimana!

    • Pietro ha detto:

      Qualche butt di sang non basta. Stamattina non ho fatto in tempo, ti volevo parlare di quei buontemponi che alla festa dell’economia chiacchieravano di gabbie salariali. Sì, quei coglioni laureati, pagati venti e trenta volte la mia pensione e il tuo stipendio, vorrebbero ripristinare le famose e vituperate gabbie salariali al sud. Ma li mortacci vostri, ma ve le cercate proprio! Non vi basta di essere pagati a peso d’oro per il vostro cervello vuoto, volete pure la soddisfazione di esser medagliati per le stronzate che dite!
      Per dire, noi nascemmo schiavi e braccianti, quelli nacquero caporali e servi schifosi.
      E poi ci lamentiamo delle gambe spezzate, porci servi dei peggiori padroni.
      Adesso farò un buon fine settimana: grazie e auguri anche a te.

  3. Pietro ha detto:

    A Mimmo C. A. Barletta piace Un monumento per non dimenticarle.
    Ieri alle 17:50 ·.
    Un monumento per non dimenticarle
    Piace a 376 persone
    119 persone ne parlano
    Grrr
    Commenti
    Pietro Palmisano
    Un monumento che ricordi tutte, nessuna esclusa, le vittime del caporalato, non solo le nostre giovanissime concittadine, alcune solo tenere adolescenti, a malapena donne per fare già le braccianti. Un monumento che ricordi queste e tutte le altre vittime del lavoro senza sicurezza, senza regole, senza nemmeno il fantasma dell’antico “padrone” che almeno si vedeva. Un monumento alle donne di questa nostra terra ricca di possibilità per i grandi proprietari e imprenditori agricoli, ma tirchia con i poveri braccianti e piccoli agricoltori. Certamente è una bella idea se cambiano le norme che regolano il lavoro nel settore agricolo e non solo. Se si mandano a pascolare pecore quegli sprovveduti che hanno fatto la loro fortuna politica anche grazie al sacrificio di queste povere ragazze e poi si sono vantati di aver votato tutte le ultime leggi contro i lavoratori.
    Mi piace ·
    Pietro Palmisano
    Pietro Palmisano Non ho finito: te l’immagini se sull’iniziativa ci mette il cappello il glorioso PD che è riuscito ad ammazzare lo Statuto dei Lavoratori, dopo aver dato legalità al caporalato con le cosiddette a. i. e deregolato la materia lavoro inventando tutte quelle maledette sigle che rendono impossibile l’accesso al giusto lavoro ai nostri giovani? Sarebbe una immeritata offesa per quelle vittime, immeritata e ingiusta e non basterebbe a risarcire la loro perdita che nessuno ha pagato. Mi dispiace per le buone intenzioni di chi ha fatto la proposta, ma servirebbe solo a lavare le coscienze di tutti quelli che in questi quasi trent’anni sono stati ignavi.

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