biscotto cegliese


Biscotto Cegliese

Ho tratto la foto  da qui.
Non so perchè, ma negli ultimi tempi molti visitatori arrivano al blog attraverso google a cui hanno chiesto del “biscotto cegliese”; ho pensato di riproporre un vecchio post: “Il biscotto cegliese è il dolce più tipico del nostro paese tanto da assumerne l’aggettivazione è, se ricordo bene, a base di mandorle tostate, uovo e scorza di limone. C’è anche la varietà ripiena di marmellata, magari di melacotogna. Può essere ricoperto di una glassa a base di zucchero e cacao. Le mandorle utilizzate anch’esse sono rigorosamente di Ceglie. I biscotti venivano e vengono prodotti nelle case dei cegliesi da generazioni. Un tempo erano indispensabili in occasione delle feste familiari e dei banchetti nuziali. Sono oggi venduti in tutti i forni, bar e pasticcerie di Ceglie, oltre ad essere offerti  in tutti i ristoranti cegliesi in una versione, diciamo, non proprio originale. Il biscotto cegliese è un pasticcino i cui giusti dosaggi e tempi di cottura sono gelosamente custoditi dalle nostre nonne e dalle nostre mamme tanto che neanche il potentissimo google è in grado di aiutare chi sia alla ricerca dell’originale ricetta. Ricordo di aver visto, da bambino, le mie nonne e mia madre all’opera. Vedo con gli occhi della memoria che pelano le mandorle sgusciate e bollite quanto basta per ammorbidire le pellicina marrone. Poi la tostatura in forno e la macinatura fine delle mandorle ma il ricordo si fa sfumato e gli ingredienti dell’impasto mi sfuggono. Decido allora, in attesa d’intervistare la mamma, di chiedere a voi del blog: ricordate qualcosa della confezione dei biscotti cegliesi?”
Naturalmente dal 2006, epoca a cui risale il post, molte cose sono cambiate, il biscotto cegliese è una piccola celebrità.

Grazie a Edmondo Bellanova (midiesis) e Domenico Biondi (diavoletto) per testo e immagine relativi alla materia prima principe per il biscotto cegliese: le mandorle!

20 risposte a biscotto cegliese

  1. small ha detto:

    Ecco qualcosa di veramente buono, delizioso e nutriente.

    • smemorato ha detto:

      La voce ormai si è sparsa, indietro non si torna. Quanto sia “buono il biscotto cegliese” lo sa pure il notaio, che prima del deposito della ricetta originale ha voluto assaggiare di persona, firmando solo dopo aver chiosato: “E’ doc, garantisco io”. Dopodiché la notizia ha fatto il giro dell’equatore e anche dei poli, da un capo all’altro del mondo, e i maitre patissier hanno imboccato le strade del pellegrinaggio fino alla terra consacrata alla gastronomia per sapere come si fa. Alla chiamata ha risposto, generosa, la signora Giovannina, cuore e chef del ristorante Cibus, naturalmente a Ceglie Messapica. (BRINDISIREPORT)

      Inoltre, mi permetto di ricordare il mio piccolo contributo alla conoscenza del nostro “dolce nazionale”: il biscotto cegliese!

  2. smemorato ha detto:

    Ceglie Messapica, piccolo centro in provincia di Brindisi, è famosa per le sue mandorle e per i prodotti che con questo tipo di frutta secca si producono sul territorio. Le mandorle hanno nomi strani: Sepp d’amic, Spappacarnale, Sciacallo, Zia Pasqua, Gianfreda, Mingunna sono alcune delle varietà di mandorle ancora presenti sul territorio di Ceglie Messapica: pare ne esìstano ancora 40, ridotte però a pochi esemplari.

    Ma la mandorla californiana anche qui come in Sicilia e in Medio Oriente, ha fatto piazza pulita: coltivata con metodi industriali, potentemente irrorata di antiparassitari e antimuffe, morbida e facile da lavorare, arriva sui mercati mondiali a prezzi insostenibili per le varietà autoctone.

    Eppure il Brindisino era terra vocata, vocatissima: basta rileggere le note scritte da Vincenzo Corrado nel 1792 sulle produzioni del Regno di Napoli, per scoprire come già due secoli or sono queste terre fossero segnalate per l’eccellenza dei mandorleti. Non a caso a Ceglie Messapica, piccola capitale gastronomica dell’area, da centinaia d’anni si produce un biscotto a base di pasta di mandorle, il “piscquett’l”, che per i cegliesi rappresenta una sorta di simbolo cittadino.

  3. Pingback: mandorla cegliese | Il blog dei cegliesi nel mondo

  4. ceglieterrestre ha detto:

    Nun vedo ‘ra de annà a Ceglie pe famme ‘na bona magnata

  5. smemorato ha detto:

    Quando Google e Unioncamere hanno dovuto selezionare tra le Eccellenze Italiane, arrivati in Puglia per selezionarne alcune, le più rappresentative, nel settore enogastronomico non hanno avuto dubbi: il Biscotto di Ceglie Messapica presidio Slow Food è uno dei migliori rappresentanti e potenziali attori dello sviluppo via web dell’e-commerce a livello globale.

    Diversi i fattori distintivi che hanno consentito al prodotto tipico di essere considerato un punto di riferimento per la Puglia a livello nazionale e non solo: la realtà che sostiene a livello di promozione ed “unione” dei produttori ovvero il “Consorzio di valorizzazione e tutela del Biscotto di Ceglie Messapica”, consorzio nato già nel 2008 a cura di produttori di biscotti (pasticcerie e forni) ma anche formato da appassionati e pezzi della società civile (le associazioni Passo di Terra e Ceglie è…), da subito ha unito i produttori sotto un’unica ricetta e poi si è impegnato per ottenere il riconoscimento del “Presidio di Slow Food”.

    Il presidente Nacci ci confida: “è stata un operazione di marketing molto costosa ed impegnativa che ha visto coinvolti direttamente i produttori ma che ha permesso grazie a Slow Food di far conoscere il Biscotto ma anche la città di Ceglie Messapica in tutto il mondo, almeno quello attento ai prodotti genuini e di eccellenza come il Biscotto è senz’altro. Ora con questo progetto di Google, per i quali ringrazio i due tecnici incaricati di seguirci il dott. Amodio Vito e il dott. Storelli Giuseppe, svilupperemo la presenza delle aziende associate sul web utilizzando la potenza delle risorse di Google, ci ha fatto molto piacere e un grande onore essere selezionati come realtà tra le poche in Italia…”

    Promosso da Google e Fondazione Symbola, con la collaborazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e in partnership con CNA e Coldiretti, il tour delle eccellenze italiane attraverserà tutta la penisola per incontrare le PMI e raccontare come il Web può aiutarle a crescere, aprendo le porte del mercato globale.

    UN PO DI STORIA DEL BISCOTTO E DEL CONSORZIO. Il famoso Biscotto di Ceglie Messapica è prodotto in tutte le case della città da secoli. Alcuni produttori locali però, forni pasticcerie e ristoranti circa 10 anni fa hanno intrapreso un cammino di qualificazione di questo prodotto e riuniti in un consorzio di tutela hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento del Presidio Slow Food.

    Sepp d’amic, Spappacarnale, Sciacallo, Zia Pasqua, Gianfreda, Mingunna sono alcune delle varietà di mandorle ancora presenti sul territorio di Ceglie Messapica: pare ne esistano ancora 40, ridotte però a pochi esemplari.

    La mandorla californiana anche qui come in Sicilia e in Medio Oriente, ha fatto piazza pulita: coltivata con metodi industriali, potentemente irrorata di antiparassitari e antimuffe, morbida e facile da lavorare, arriva sui mercati mondiali a prezzi insostenibili per le varietà autoctone. Eppure il Brindisino era terra vocata, vocatissima: basta rileggere le note scritte da Vincenzo Corrado nel 1792 sulle produzioni del Regno di Napoli, per scoprire come già due secoli or sono queste terre fossero segnalate per l’eccellenza dei mandorleti.

    Non a caso a Ceglie Messapica, piccola capitale gastronomica dell’area, da centinaia d’anni si produce un biscotto a base di pasta di mandorle, il piscquett’l, che per i cegliesi rappresenta una sorta di simbolo cittadino. Si tratta di un dolcetto di forma irregolarmente cubica, preparato a partire da madorle in parte scottate in acqua in parte tostate e quindi finemente macinate, ma non tanto da perdere la grana del frutto. Impastate con zucchero, miele, scorzetta di limone, bagnate con rosolio di agrumi e quindi rassodate con uova (circa 4 uova per un chilo di pasta di mandorle). Quando l’impasto è sodo e resistente si ritagliano striscioline di 12-14 centimetri per 35-40 di lunghezza, che vengono condite su di un lato con confettura di ciliege o di uva e quindi chiuse ripiegando l’altro lato su se stesso. Si procede poi tagliando tanti quadratini: ecco i piscquett’l, che andranno poi cotti in forno per una ventina di minuti ed eventualmente glassati (la cosiddetta gileppatura) con una soluzione di zucchero, a volte addizionato di cacao.
    http://govalleditria.it/notizie/ceglie-messapica/attualita/22091-il-biscotto-di-ceglie-messapica-presidio-slow-food.html

  6. pierociraci ha detto:

    ahhahah sono contento!!! ho conosciuto i 2 ragazzi, abbiamo partecipato alla stessa selezione per google, bene così! predc

  7. Pingback: biscotto cegliese a prova di web | Un Paese più… dipende da noi!

  8. Pingback: il biscotto cegliese alla ribalta | Un Paese più… dipende da noi!

  9. Pietro ha detto:

    Quando amiamo ci basta poco per essere orgogliosi di ciò che amiamo, ma “u piscuett’l” non è poco!
    La stessa cosa ho pensato quando sono passato da Massarianov e ho letto l’entusiasmo e l’orgoglio dei Sammichelani per il trottatore Urlo.
    Se poi aggiungi la fica marittata non è poco per niente!
    Una grossa pernacchia a briatore e ai suoi clienti.

    • smemorato ha detto:

      Condivido. Le bandiere, sopratutto quelle legate alla prima giovinezza, ci segnano oltre i meriti intrinseci e i recuperi non sempre filologici.
      p.s.: un pernacchione principesco (Comneno di Bisanzio) ai millionaires.

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