Madonna della grotta


Il tempo passa e nulla muta!

 

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passin passetto

Ceglie Messapica: Chiesa della Madonna della Grotta. Località – Madonna della Grotta, strada vicinale Ceglie-Francavilla Fontana, Chiesa della Madonna della Grotta, nella masseria omonima.
Questa cripta si trova al di sotto della trecentesca chiesa omonima, attualmente degradata ed adibita a ricovero per animali; la cripta presenta sulle pareti tracce di affreschi.
Cronologia: ante XIV secolo.
Bibliografia: A. Chionna, Gli insediamenti rupestri della provincia di Brindisi, Fasano 2001, pp. 36-37.
Clicca sulla foto per leggere l’articolo. Grazie a Domenico Biondi per il file dell’articolo. E per un promemoria: clicca!

Approfitto dell’ospitalità di Smemo per pubblicare quanto ebbi a dire nel novembre 2007, sempre su questo blog, sulla questione del recupero di MADONNA DELLA GROTTA.

Pubblicato anche sul blog di Domenico Biondi (http://piazzaplebiscito.splinder.com/) e sul mio: http://unosguardosuceglie-dg.blogspot.com/

1. Tutti conoscono che la Chiesa Madonna della Grotta fosse un monastero basilisiano. Quando i monaci greco bizantini l’abbandonarono nel periodo ANGIOINO, per alterne vicende [non sto qui a spiegare] il complesso con l’intero patrimonio fu assegnato dall’Arcivescovo di Brindisi nel 1565 al Capitolo della chiesa matrice di Ceglie.
2. La chiesa divenne il santuario mariano del popolo cegliese. Il clero incrementò il culto alla Madonna e, secondo la tradizione bizantina, mantenne vivo il ricordo con la celebrazione della festa il giovedì dopo Pasqua. Dal mercoledì al giovedì: il popolo si recava a piedi da Ceglie al suo SANTUARIO per celebrare la festa della Madonna nella gioia pasquale. Vi era anche una fiera di animali che si organizzava in prossimità della chiesa stessa (forse la fiera che noi chiamiamo di Santa Maria è un retaggio di quella di Madonna della Grotta);
3. Il Capitolo si era impegnato a farvi celebrare la Santa Messa tutte le domeniche e feste di precetto. Addirittura per lunghi anni la Santa Messa era celebrata tutti i giorni dell’anno. Questa consuetudine fu plurisecolare, tanto che il Capitolo vantava il diritto ab immemorabili!
4. Le leggi eversive applicate al sud dopo l’Unità di Italia nel 1867, privò il Capitolo ed il popolo cegliese di questo bene. Come ben si sa: la chiesa è incorporata nel complesso della masseria, che all’epoca della confisca aveva una estensione di circa 350 tomoli. Perdere questo “bene” insieme agli altri beni immobili comportò una serie di problemi economici alla sussistenza del Capitolo stesso. In obbedienza alle disposizioni papali di Pio IX ci fu: 1) la sospensione della Messa e l’interdizione di andare a pregare nella chiesa-santuario; 2) la scomunica a chi avesse acquistato il bene; 3) perseguire legalmente il riconoscimento del bene per poterlo recuperare ad ogni costo (nell’Arcivio Capitolare della Chiesa Madre si conservano varie suppliche al Re che rivendicano la restituzione dei beni di Madonna della Grotta e dell’Abbazia di Sant’Anna.
5. Dopo il Concordato del 1929 era pacifico che l’immobile chiesa sarebbe tornato al legittimo proprietario ma non tutto il complesso della masseria. Cosa è avvenuto? Non sappiamo bene. Si sa solamente che i legittimi proprietari favorirono la celebrazione della Messa nelle domeniche e basta.
6. Qualcuno chiederà: perché non fu rivendicato per vie legali? Siamo nel periodo del fascismo e certi accordi taciti forse avvennero anche sotto banco….
7. Come mai la chiesa è registrata a nome della Curia? Per ottemperare a ciò che era stato stabilito nel Concordato.
8. La questione proprietà fu sollevata nella metà degli anni ottanta. Come recuperare il bene? Ci si rese conto che a livello nominale il bene era della Curia ma a livello reale era dei proprietari della masseria. Mons. Armando Franco, Vescovo di Oria, autorizzò una trattativa privata per recuperare la chiesa. A suo modo d’intendere la questione, era inutile portare dinanzi al giudice una famiglia che legittimamente aveva pagato tutto il complesso della masseria, incluso la chiesa, e ne aveva mantenuto il possesso per più di 100 anni. Caso mai era stato obbligo dello Stato, nel 1929, rendere l’immobile libero e darlo in pieno possesso reale alla Curia, ma ciò non fu fatto, come invece in altri casi [cfr. restituzione della chiesa di Madonna di Gallana ad Oria].
9. Cosa comportava la trattativa: convincere la famiglia a dare in usufrutto perpetuo la chiesa e permetterne il debito restauro. Ma chi ben conosce la planimetria della chiesa e della masseria, sa che volenti o nolenti, utilizzare la chiesa significava limitare l’uso delle altre dipendenze della masseria. La Curia, inoltre, era disponibile a permutare il bene: in cambio della restituzione della chiesa e delle altre pertinenze, si potevano offrire altre proprietà di uguale valore.
10. Cosa avvenne? La morte prematura di don Rocco Gallone che si era impegnato in questa trattativa.
11. Perché la trattativa si fermò? Il parroco pro tempore della Chiesa Madre di Ceglie, fece intendere al Vescovo che lui non era molto interessato al recupero di quel bene: 1) lo stato di abbandono e di degrado in cui versava (e versa) la chiesa , 2) chi avrebbe pagato il restauro; 3) una volta restaurato il bene, chi avrebbe protetto la chiesa da eventuali ladri…..Queste considerazioni ed altre fecero desistere dal continuare la ricerca di una soluzione.
12. Desidero, inoltre, ricordare che la revisione del Concordato del 1984, contempla ancora la norma del 1929, mai abrogata. Vedi LEGGE 20 MAGGIO 1985, n. 222- Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi L’ART.73 recita: LE CESSIONI E RIPARTIZIONI PREVISTE DALL’ARTICOLO 27 DEL CONCORDATO DELL’11 FEBBRAIO 1929 E DAGLI ARTICOLI 6, 7 E 8 DELLA LEGGE 27 MAGGIO 1929, N. 848, IN QUANTO NON SIANO STATE ANCORA ESEGUITE, CONTINUANO AD ESSERE DISCIPLINATE DALLE DISPOSIZIONI VIGENTI.
Per una migliore comprensione, cito l’Art. 6 della legge n. 848 per l’attuazione del Concordato del 1929: “Art. 6 Le chiese appartenenti agli enti ecclesiastici soppressi, contemplate dall’art. 29, lett. a) del Concordato, saranno consegnate all’autorità ecclesiastica, restando revocate le concessioni attuali delle medesime, in qualunque tempo ed a qualunque titolo disposte. Nessuna indennità è dovuta in tal caso ai concessionari, o ad altri usuari, neppure per i miglioramenti tuttora sussistenti, e nonostante convenzione in contrario. Parimenti nessuna indennità è dovuta ai concessionari e dagli usuari per eventuali deterioramenti dell’edificio e della suppellettile, dipendenti da omessa manutenzione o da qualunque altra causa non dolosa
13. Pare che la Curia Diocesana di Oria abbia presentato alla Regione un piano di recupero del monumento; purtroppo non ho potuto accertare se l’informazione corrisponde al vero. Inoltre, del recupero di Madonna della Grotta ho interessato, all’inizio del mese di dicembre scorso, la Direzione Nazionale della Sopraintendenza per i Beni Artistici e Architettonici.
dg (8 febbraio 2009)

5 risposte a Madonna della grotta

  1. smemorato ha detto:

    Occorre sconfiggere l’oblio!

    A pochi chilometri da Ceglie Messapica, nascosta dentro una campagna di ulivi e di sassi, fra i ciliegi in fiore e la terra rossa, c’è una rovina. È la chiesa della Madonna della Grotta, che risale al quattordicesimo secolo e forse non arriverà alla fine dell’anno. È una chiesa rupestre. Bella nella sua architettura tardo gotica, ed è delicata nelle pietre sbilenche, con la facciata deturpata dagli anni di incuria. Tutto intorno c’è il cemento, le erbacce, la macchia, una vecchia macchina grigia abbandonata da chissà quando. Tutto intorno c’è una storia che è fatta di mistero e le parole non bastano a raccontarla.

    Le parole non sono sufficienti a raccontare il dramma: la chiesa, che nel 1565 venne assegnata dall’arcivescovo di Brindisi al Capitolo della chiesa madre di Ceglie, negli anni divenne il Santuario Mariano del popolo cegliese e dall’Unità d’Italia fu affidata al demanio dello Stato. Da allora è passata da un proprietario all’altro, anche se l’ultimo nome registrato – come è documentato da un atto notarile del 1880 – è quello di tale Tommaso
    Maggi. Poi, una diatriba infinita e l’oblio hanno decretato la morte di questo splendido scorcio di pace e di storia pugliese e lo stesso sindaco di Ceglie, Luigi Caroli, pur garantendo che presto verranno presi provvedimenti, non sa trovare un appiglio per ricostruire gli intrecci che si avviluppano intorno alla chiesa e all’adiacente masseria, che ha tetti di trulli e che secondo alcuni nell’antichità era un convento.

    Ma è una drammatica desolazione, la rabbia dell’impotenza, quella che ferma lo sguardo – che si adagia adesso sul rosone, adesso sul campanile a vela prossimo al crollo – e lo fa tornare ossessivo su ogni singola pietra della facciata, sul lucchetto che sbarra l’ingresso, sulla rete verde e arrugginita che impedisce di vedere cosa c’è nella chiesa, cosa nella cripta.
    Eppure si scorgono – dove un tempo non molto lontano c’era una discarica abusiva – delle pietre grandi che la terra e l’incuria hanno reso brune. Dentro la chiesa, che è grande nei suoi 22 metri di lunghezza e 6 di larghezza, si intravede un arco e una scalinata. Dovrebbe anche esserci un dipinto di una Madonna con bambino. “Attraverso i gradini si accede a una grotta naturale ricca di stalattiti e stalagmiti, ma anche di stretti passaggi e gallerie che si addentrano nella cavità per circa 36 metri. Nella tradizione orale si dice che questa cripta, dal decimo al dodicesimo secolo, sia stata officiata dai basiliani. Niente, però, lo conferma” spiega la dottoressa in Beni culturali Lucia Locorotondo, che ha studiato a lungo la chiesa.

    GUARDA LE IMMAGINI

  2. cnm ha detto:

    Si! un ottimo luogo del cuore!!!

  3. smemorato ha detto:

    Si tratta di un modo per evidenziare e segnalare, sperando che sia utile. Ci si prova: dove c’è gusto non c’è perdenza, diceva quello.

  4. smemorato ha detto:

    Nel brindisino un caso scottante rimane la Madonna della Grotta, con le sue connotazioni tardo gotiche in pericolo. Sì, pericolo, viste le condizioni strutturali in cui versa la piccola chiesa di Ceglie Messapica.

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