un nuovo blog: “Dialetto e Cultura Cegliese”


Un nuovo blog arricchisce la “blogosfera cegliese”, l’inizio mi pare promettente e con piacere lo segnalo ai cegliesi nel mondo che, magari, vorranno aiutare la ricerca iniziata dal gestore sul nostro dialetto.

“Ma Ceglie in cegliese come si scrive?”. Le ipotesi sono state tratte da fonti diverse: blog, giornali online, raccolte di poesie e il risultato? Cegghjie, Cegghje, Cegghj, Cegghi, Cegghi’, Cegghij, Cegghji. Qual’è però la grafia giusta per questa parola!
Se per  Ceggh- la resa grafica e’ stata unanime, per la seconda parte della parola questo non è successo. Infatti c’è chi scrive la parola con la i (Ceggh-i); chi aggiunge solo un apostrofo per indicare una vocale muta(Ceggh-i’); chi alla i sostituisce o aggiunge la j, o ne inverte l’ordine (Ceggh-j, Ceggh-ij, Ceggh-ji); e chi rende la vocale muta con una e (Ceggh-jie, Ceggh-je).
Chi di loro ha ragione? > leggi tutto

Pietro Gatti in occasione di un suo compleanno era giustamente e amaramente ottimista, aveva ragione!

…Cussu paise jave assè ca i mmuerte.
Ippure a stu paise ind’a lle strate
tra nna chjanghele i ll’ate cressce l’erve
queda stesse de fore i a lle pezzule
i rripe a lle paretere le fiure
tutt’anzibbele com’a ttanda uecchje
de peccinne ca sciochene ind’o sole.
Vugghje sarà de n’ata vite.
A vite?

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senza nulla a pretendere
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10 risposte a un nuovo blog: “Dialetto e Cultura Cegliese”

  1. cnm ha detto:

    I dialetti sono la forza della cultura italiana e lo specchio della storia dell’Italia. Quanti e quali popoli hanno innervato l’etnia italica!

    • smemorato ha detto:

      Lo strapotere attuale dei massmedia sta lentamente distruggendo i dialetti è per questo che ogni iniziativa per salvaguardarli, come quella oggetto del post, è utile ed indispensabile. Il futuro di queste lingue in via d’estinzione è nelle mani dei giovani.

  2. samifed ha detto:

    ciao! complimenti per il blog! se vuoi visitare il mio blog ti aspetto!
    http://dialettandocinsieme.blogspot.it/

  3. ceglieterrestre ha detto:

    Sarvà er vernacolo se sarvano le ràdiche. Ciao Già, ce provo mo m’inzogno puro ‘n vernacolo romanesco 😉 Che babbèlle!
    😉

    • smemorato ha detto:

      Grazie per il link, molto interessante, ecco un tema che mi dice qualcosa: “La muta è una vocale dal suono evanescente, ma vero: essa esiste e bisogna farla sentire nella pronunzia, bisogna darle corpo nella grafia. Se vogliamo trascrivere nel dialetto la parola bar, per indicare il noto punto di incontro dove possiamo degustare un buon caffè, scriveremo bar, perché dopo la r non c’ è nulla. Se invece scriviamo Bar’ per indicare la città di Bari, commettiamo un errore, perché nella pronunzia dialettale non c’è nessuna elisione. Per indicare la città si deve scrivere Bar∂, oppure, Barë, con la e muta espressa, perché la i finale non viene elisa: è muta e fa sentire la sua esistenza, né il segno dell’apostrofo può indicare tale suono, perché esso indica una elisione: questo suono dai linguisti è indicato con il segno ∂ , una specie di e capovolta, oppure ë, il segno che ho adottato.”

      • Ahi Ceglie ... ha detto:

        La scrittura è la rappresentazione grafica della lingua per mezzo di lettere o altri segni (grafemi). I segni della scrittura (glifi) denotano sovente suoni o gruppi di suoni (fonemi). (Wiki)
        Pertanto, chiunque voglia imparare a leggere una lingua diversa dalla sua deve imparare della regole nuove rispetto a quelle imparate in prima elementare (scena, scatolo). La stessa cosa vale per il dialetto. Qualcuno (un esperto) deve prendersi la briga di codificare delle regole dopo uno studio approfondito dei suoni del nostro dialetto. Secondo me il punto di partenza se non quello di arrivo è l’opera di Pietro Gatti per una serie di motivi, uno di questi è perchè è il cegliese scritto più conosciuto. L’IPA (alfabeto fonetico internazionale) viene usato nelle trascrizioni fonetiche e non per creare nuove scritture.
        Pietro Gatti scrive, tra le altre, pigghje e acchje (Cudu pinziere) pertanto Ceglie è Cegghje con la e semimuta. Cegghj, Cegghi non hanno motivo di esistere perchè molto lontane dalle regole di lettura dell’italiano.
        Ahi Ceglie … sedicente esperto nonchè dilettante allo sbaraglio.

      • smemorato ha detto:

        Grazie Mimmo! Non per niente la pacata e testarda grafia di Pietro Gatti occhieggia dal post a ricordare che il nostro dialetto può considerarsi lingua in quanto utilizzato per testi letterari, quelli del nostro somma poeta Gatti, che sono riconosciuti tali da molti critici ed esperti di poesia dialettale e non. Pietro Gatti si è posto il problema della “lingua” che usava per scrivere e comunicare sentimento, fin dalle prime prove, mai rinnegando la strada scelta. Chiunque voglia occuparsi della lingua cegliese non potrà prescindervi.

  4. Andrea Elia ha detto:

    Pietro Gatti è un punto fermo anche per me, ma purtroppo non ha lasciato, per quanto ne so, una grammatica che codifichi le sue scelte grafiche, ed è questo uno dei miei obiettivi: codificare quello che è la sua scrittura e codificare parole che per un motivo o per un altro non sono presenti nelle sue opere. Inoltre una lingua non è fatta solo di parole ma anche di regole sintattiche e anche queste regole hanno bisogno di essere codificate.

    • smemorato ha detto:

      Pietro Gatti non si occupò di una grammatica della lingua cegliese, ma si pose il problema, tanto che il suo “A terra meje” (opera prima) è preceduto da 7 pagine di “Note per una grafia del dialetto di Ceglie Messapico” (All’epoca Ceglie si chiamava così): “Le note seguenti non hanno supporto e finalità di scienza sia per il carattere non glottologicamente documentario degli originali testi dialettali contenuti nel volumetto sia per la insufficienza delle conoscenze della vasta e complessa materia della ortografia dialettale da parte dell’autore di essi, cioè mia.” Seguono considerazioni e note di fonetica e grafia. Capisco ed apprezzo il tuo scopo, il campo è vergine (o quasi), va arato.
      Segnalo un interessante post sull’argomento:
      http://fgranatiero.wordpress.com/2011/07/31/la-questione-linguistca-dei-dialetti-di-puglia/

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