sessantotto: R.I.P.


CAPANNA MARIO

Domani compio quarant’anni
e la cambiale dei ricordi mi riporta al ’68
quando ero amico di Capanna
e avevo dato quattro esami con la media del 18.
Il mio paese era lontano in un pezzetto di provincia
e non me lo ricordo mica la nostra meta era Milano
spinti da una fame antica di notti luci e un po’ di…  continua.

Mario Capanna, sparito da tempo dal vero agone politico, è ricomparso in questi giorni nel luogo di ogni delitto informativo e dell’apparenza fine a se stessa: la TV (non ha importanza se di Stato o Privata, tanto è tutt’uno). Personalmente sono a disagio nel mondo dell’apparire fin dal 1968 anno della rivoluzione apparente di cui Capanna è stato, in Italia, uno degli esponenti più in vista. Ma tant’è, l’evento si è verificato alla corte del pontificatore arenato Massimo Giletti: uno scontro fra quest’ultimo e il “nostro” a proposito del ricco vitalizio (di origine parlamentare) da questi percepito. La lite tra i due, dopo minacce di querela e parolacce è culminata con il lancio del libro di Capanna da parte di Giletti (pubblicità occulta?). La realtà è che questa marmellata che tutto avvolge e sporca ha spento i residui accessi libertari del Mario che è arrivato a teorizzare che in fondo i giovani di oggi meritano una pensione bassa dato che non hanno lottato e non lottano adeguatamente.

Si sono rotte le cateratte mediatiche e Gramellini nel suo buongiorno odierno pontifica: “La società che i sessantottini consegnano ai nipoti è decisamente diversa. Con il calo delle nascite e il prolungamento della vita media, i giovani sono diventati una minoranza silenziosa che pesa poco sulle decisioni della politica. E la frantumazione del lavoro, che la generazione di Capanna non ha saputo evitare e in molti casi ha sfruttato, li ha resi incapaci di pensare al plurale e coniugare i verbi al futuro. Prima di fare la morale ai ragazzi di oggi, quelli dell’altro ieri dovrebbero provare a mettersi nei loro panni. E magari chiedere scusa per avere contribuito a creare questo presente.”

Tutto sommato è difficile dargli torto, ma bisognerebbe chiedersi qual’è il suo contributo fattivo a favore dei giovani di oggi, stare occultamente, ma non tanto, dalla parte di Renzi e del suo Jobs Act, insieme al suo sodale televisivo Fazio? In quanto al sessantotto: R.I.P.

Mario Capanna

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6 risposte a sessantotto: R.I.P.

  1. Pietro ha detto:

    Ho fatto il mio primo e unico Concorso Magistrale senza superarlo, nel senso che riportai una votazione che non mi permise di entrare nel Paradiso dei vincitori che dall’imminente 1° Ottobre sarebbero andati ad insegnare in una Scuola Elementare della nostra Repubblica.
    Tuttavia conseguii un punteggio più che sufficiente per entrare in una speciale graduatoria di riservisti che negli anni a venire sarebbero stati optati nelle graduatorie per gli incarichi annuali, in attesa dei prossimi bandi di concorso: per attualizzare questo diritto avrei dovuto produrre più di una dozzina di certificati (non c’era ancora la semplificazione burocratica) in bollo dal costo all’epoca abbastanza rispettabile. Non ne feci nulla.
    Non avevo una lira, e ne avevo un gran bisogno di lire.
    Andai in campagna, andai a lavorare nei posti più umili, un mese qua, un mese là, finalmente mi ritrovai in fabbrica, dove non mi servirono certificati e diplomi, nel gradino più basso. La fabbrica mi ha cambiato dentro e fuori. Gli ho dato tutto, anche il latino e il greco, ma ho ricevuto di più, credo di avere guadagnato molto nel cambio. Da metalmeccanico ho raggiunto il livello più alto di specializzazione professionale e anche il livello più alto di coscienza di classe e di impegno di lotta, ma il c.d. ’68 era passato senza che io me ne accorgessi. Nel ’67 con le “Gabbie Salariali” facevo il verniciatore nella centrale Enel di Brindisi, l’anno seguente ero manovale metalmeccanico in una ditta nella “Montedison”, nel ’69 ero diventato specializzato e lavoravo “in trasferta” con una grande azienda metalmeccanica della Finsider.
    Ricordo tutti i cantieri e le opere che ho realizzato con le mie mani, e in ogni cantiere “almeno” una vertenza sindacale di respiro sociale. Nella raffineria BP di Volpiano mi hanno tenuto solo 20 giorni, ma hanno dovuto impiantare il servizio mensa per i “dipendenti dell’appalto” (1970, luglio).
    Civitavecchia, mensa, spogliatoi, ambiente e sicurezza (Enel), Cagliari, idem come sopra (raffinerie SIR), Taranto, Brindisi, Piombino. Perfino all’Estero, nella terra degli Ayathollah e dei fellah, sono rimaste tracce di lotte per il riconoscimento dei diritti universali dei lavoratori e di tutti gli esseri umani.
    VORRAI SCUSARMI per quello che può sembrare una fanfaronata: Giletti chi? Capanna chi? Gramellini chi? Che c’entra il ’68 con la lotta di classe e con le pensioni? Che ne sanno Giletti e Gramellini dei giovani di oggi per confrontarli con quelli di avanti ieri. Questi tre abitanti nei dintorni del Palazzo che sono tutti i giorni impegnati ad allietare la vita di Corte ricordano forse il ’68 del 18 politico per i figli annoiati della borghesia, che bastava si facessero vedere in Ateneo a Trento o a Perugia o Milano o Urbino per la soddisfazione dei loro borghesi genitori!
    Il ’68 è passato e i suoi “eroi” si sono sistemati nelle aziende di famiglia, nell’Apparato dello Stato, alla corte di Craxi prima di Berlusconi dopo, nei grandi gruppi editoriali che sostengono il Potere e succhiano il nostro sangue, ecc. ecc. E “si son mangiata la Scala Mobile”, hanno smontato “lo Stato Sociale” e bloccato “L’Ascensore Sociale”, castrato i Sindacati, ammazzato lo Statuto, ridotto le pensioni. Altro che R.I.P., sulla graticola gli tocca, hanno ragione gli “Squallor”…

    • smemorato ha detto:

      Questo è essere uomini, persone, cittadini , padri di famiglia. La vera rivoluzione è umile, lenta e concreta. Il resto non merita attenzione altra che il disprezzo.

  2. aspirante Principe ha detto:

    Chissà perché al ’68 ho sempre preferito il ’69…

    Ogni limite ha una pazienza. (cit.)

  3. smemorato ha detto:

    L’ha ribloggato su Lo smemorato di Collegnoe ha commentato:

    anche gli smemorati ricordano il ’68

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